BOMBE E GUERRA PER LO SPACCIO, SPUNTA L’ALTRA INDAGINE: “TRAVALI SI VANTÒ DI AVER FATTO DA PACIERE”

Salvatore Travali
Salvatore Travali

Latina, prosegue il processo derivante dall’inchiesta che ha portato a quattro arresti lo scorso gennaio: alla sbarra i “bombaroli”

I gemelli Yuri e Mattia Spinelli, insieme al fidato braccio destro Nico Mauriello detto Spadino, e al giovane considerato custode delle armi, Davide Greco, sono sul banco degli imputati per affrontare il processo con le accuse pesanti di essere mandanti ed esecutori di alcuni degli attentati a colpi di bombe che hanno destabilizzato la città di Latina negli scorsi mesi, in particolare nell’autunno 2025.

Il processo è proseguito oggi, 3 novembre, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Trapuzzano Molinaro-Naso, con l’escussione di tre testimoni di polizia giudiziaria: tre Carabinieri del Nucleo Investigativo. A rappresentare l’accusa il sostituto Antonio Priamo.

La bomba in Viale Nervi – 18 settembre 2025

Lo scorso aprile, la Procura di Latina, ha chiuso l’inchiesta a loro carico. Si tratta solo di una prima inchiesta in quanto c’è ancora da fare luce su altri attentati e intimidazioni che si sono susseguiti nei mesi. Lo scorso maggio, un’altra tranche investigativa ha portato agli arresti del gruppo capeggiato da Francesco D’Antonio e Antonio Mazzucco, rivali del sodalizio “Arlecchino”, sebbene al momento non vi sia nessuna contestazione inerente agli attentati degli scorsi mesi.

Al momento Yuri Spinelli, Nico Mauriello e Mattia Spinelli sono detenuti, mentre Davide Greco, invece, si trova ai domiciliari.

Dopo gli arresti dell’8 gennaio, gli Spinelli e Mauriello sono rimasti in silenzio dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. L’unico a rispondere alle domande del giudice è colui che è considerato il custode delle armi di Mattia Spinelli, ossia Davide Greco. Il 26enne aveva risposto alle domande del Gip Barbara Cortegiano. I quattro giovani sono difesi dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino, Riccardo De Mauri, Silvia Perciballe e Ernesto Renzi.

Il maresciallo dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, primo testimone di giornata, ha relazionato sul primo attentato della serie, quello accaduto il 7 settembre 2025 ai Palazzi Arlecchino, in Via Guido Rossa 10: “Trovammo vetri a terra, ascensore e portone danneggiati, calcinacci ovunque. Il cratere dell’esplosione fu individuato nell’ascensore”. I rilievi durarono circa due ore e l’esplosione si verificò nella prima mattinata del 7 settembre. Il maresciallo ascoltò a sommarie informazioni due persone, di cui una gli riferì di una lite in un locale avvenuta precedentemente con Spinelli, e si è avvalso delle dichiarazioni di una fonte confidenziale.

Ad essere escusso anche un brigadiere del Nucleo Investigativo che si occupò delle intercettazioni in cui emergeva il coinvolgimento di Mattia Spinelli nelle esplosioni di ordigni. Le intercettazioni a cui si riferisce il brigadiere sono quelle captate nel carcere di Latina tra Mattia Spinelli e Matteo Baldascini. Spinelli si vantava di aver chiamato un giornalista di “Fuori dal Coro” nel corso di un servizio giornalistico e di averlo minacciato. Inoltre, nelle intercettazioni Spinelli si autoaccusava di aver fatto esplodere tre ordigni. “All’inizio, non aveva ben capito chi gli avesse messo il primo ordigno in via Guido Rosso il 7 settembre. Quindi, il giorno 8 settembre, non sapendo chi colpire, fa piazzare un ordigno in Via Darsena”. Si tratta della casa del pregiudicato e personaggio di spicco della mala locale, Maurizio Santucci.

Secondo la ricostruzione del militare dell’Arma, Spinelli riteneva che Santucci aveva invaso il suo territorio con una spacciatrice. Il brigadiere riferisce che il 2 ottobre 2025 fu intercettato Salvatore Travali, noto pregiudicato dell’omonimo clan coinvolti nei maxi processi “Don’t Touch” e “Reset”. “Bula”, come viene chiamato Salvatore Travali, si vantava di aver fatto da paciere. Una circostanza contenuta in un altro procedimento penale, una inchiesta non ancora emersa che vede come indagato Salvatore Travali insieme ad altri personaggi noti. All’epoca dei fatti, ossia dopo le prime esplosione, il fratello di “Palletta” (Angelo Travali) si trovava ai domiciliari dopo essere stato assolto a gennaio 2025 nel processo Reset in cui gli si contestava l’associazione mafiosa finalizzata allo spaccio di droga. Su eccezione dell’avvocato difensore Frisetti, l’escussione viene bloccata in merito a questo punto poiché, in questa seconda indagine (il Carabiniere ha fatto proprio riferimento a questo, chiamandolo secondo procedimento), non sarebbe coinvolto Mattia Spinelli. Uno spaccato che testimonia di come, all’epoca della stagione delle bombe, la malavita latinense non restò a guardare lo scontro tra le due fazioni che si fronteggiavano: da una parte gli Spinelli, dall’altra, con molta probabilità, il gruppo che faceva riferimento a Francesco D’Antonio.

Il terzo testimone, sempre militare del Nucleo Investigativo, ha relazionato sull’intervento effettuato il 7 settembre dopo l’esplosione in Via Guida Rossa. Il Carabiniere ha spiegato che nel corso della perquisizione fu trovato anche l’hashish e nell’abitazione di Davide Greco fu trovata una chiave con cui accedere nel lavatoio a disposizione di più persone nel condominio. Una volta entrati dentro, c’era un mobile e, a fianco, uno zainetto dove c’erano due pistole e alcune munizioni. Dopodiché furono ascoltate alcune persone sul posto e furono rinvenute alcuni bossoli per strada e i vetri frantumati di un’autovettura.

Il pubblico ministero Priamo, a fine udienza, ha fatto acquisire i video della trasmissione di “Fuori dal Coro”, nel corso del quale Mattia Spinelli avrebbe minacciato il giornalista. Dopo la prima esplosione, la troupe televisiva della trasmissione di “Reta 4” si recò in Via Guida Rossa e fu costretta ad andare via perché sarebbe stata vittima di atteggiamento intimidatorio. Il processo riprenderà il prossimo 1 dicembre con l’escussione di nove testimoni del pubblico ministero.

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GI ARRESTI E LE INDAGINI – I loro arresti risalgono alla mattinata di giovedì 8 gennaio quando i Carabinieri e la Polizia di Stato di Latina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti dei quattro soggetti, indagati a vario titolo per una serie di gravi reati legati a fatti incendiari e all’uso di ordigni esplosivi verificatisi negli ultimi mesi nel capoluogo pontino. Si tratta dei due gemelli ventenni di origine rom (la loro nonna paterna è una Di Silvio che abita proprio nella zona delle Arlecchino) Yuri e Mattia Spinelli, del 27enne Nico Mauriello detto Spadino e del 26enne Davide Greco, quest’ultimo l’unico che era ancora a piede a libero.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, diretta dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli, hanno permesso di ricostruire un contesto criminale strutturato, caratterizzato da azioni violente finalizzate al controllo di specifiche aree cittadine e all’intimidazione della collettività. A indagare il pool di magistrati composti dai pm Martina Taglione, Giuseppe Bontempo, Valerio De Luca, Giuseppe Aiello e Valentina Giammaria. È stata la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli a parlare chiaramente di una sete criminale del gruppo emergente degli Spinelli, desiderosi di affermarsi in città, anche rispetto alla vecchia guardia della malavita latinense.

Gli episodi oggetto di indagine si inseriscono nel contesto della difesa e del controllo di una nota area della città, quella dei Palazzi Arlecchino, utilizzata come piazza di spaccio oggetto di contesa da parte della criminalità del territorio. Le indagini hanno documentato come uno dei gruppi emergenti, quello capeggiato dagli Spinelli e composto da giovani soggetti legati tra loro, abbia attuato attentati esplosivi e incendiari per consolidare la propria influenza prevalendo su gruppi contrapposti.

Tra gli episodi contestati figurano le esplosioni di ordigni artigianali avvenute nei mesi scorsi in piena notte e che avevano provocato danni a muri, portoni, vani scale e vetrate, nonché incendi dolosi a veicoli parcheggiati nei pressi dei condomini.  Episodi questi che erano stati ampiamente riportati dalle cronache locali per la loro modalità intimidatoria e per il particolare allarme sociale delle condotte poste in essere.

Le attività investigative svolte senza soluzione di continuità dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno inoltre consentito di accertare la detenzione e il porto illegale di armi e munizioni, comprese pistole con matricola abrasa, nonché la disponibilità di materiali esplosivi, attraverso le attività tecniche, servizi di pedinamento e controllo del territorio, che hanno permesso di individuare ruoli e responsabilità precise dei soggetti coinvolti e di collegare i diversi episodi a un disegno criminoso unitario.

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Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che i reati contestati non erano isolati, ma facevano parte di una strategia mirata a esercitare intimidazioni sulla comunità e a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine, consolidando il controllo di alcune aree urbane.

L’indagine, condotta sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, ha visto una stretta collaborazione tra il Comando Provinciale dei Carabinieri e la Polizia di Stato e, con attività investigative mirate che hanno consentito di ricostruire i fatti e di individuare le responsabilità degli odierni indagati; gli interventi congiunti di Carabinieri e Polizia hanno inoltre portato al sequestro di ordigni artigianali, armi e munizioni, così consentendo la prevenzione di ulteriori azioni pericolose,  garantendo la sicurezza delle aree colpite.

Tre dei soggetti colpiti dalle misure cautelari – i due Spinelli e Mauriello, peraltro coinvolti nell’indagine sul carcere di Latina messo a ferro e fuoco – si trovavano già in carcere al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, mentre Greco è stato rintracciato questa mattina a Latina nel corso delle attività congiunte dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

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Tre gli attentati che gli inquirenti ritengono di aver delineato nell’indagine odierna. Si tratta di quello avvenuto dell’8 settembre quando una bomba distrusse il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense: Maurizio Santucci. A seguire, l’attentato dinamitardo avvenuto il 18 settembre quando un’altra bomba distrusse l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele, oltreché all’incendio di un’auto e un furgoncino. Un complesso dove peraltro vive una delle vittime di Mattia Spinelli, arrestato per tentata estorsione. Infine, le molotov lanciate all’interno dell’androne ricadente al civico 6 di Via Guido Rossa, tanto da provocare un incendio che danneggiò il quadro elettrico dei contatori. Un’azione criminale direttamente connessa allo sgombero dell’appartamento dei fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua (condannati a dicembre con gli Spinelli per spaccio di droga), legati al sodalizio di pusher delle “Arlecchino”

La fine primavera e l’estate passano indenni, ma, a settembre, la città vive i vari botta e risposta della fazione delle case Arlecchino con i personaggi della vecchia mala: il 7 settembre l’ordigno che devasta l’ingresso al civico 10 di Via Guida Rossa (palazzi Arlecchino). In quel civico abita Davide Greco, arrestato oggi, e in quella data di settembre furono trovate tre pistole di provenienza illecita, munizioni e cocaina, tanto che lo stesso Greco fu denunciato per una non ingente quantità di droga.

Nico “Spadino” Mauriello

24 ore dopo, l’8 settembre, una bomba distrugge il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense. Il 13 settembre, di fronte ai palazzi Arlecchino, sempre in via Guido Rossa, un ordigno squarta la Smart Fort Two di una donna, di professione A.T.A. in una scuola, fuori dai contesti criminali. Dopodiché, il 18 settembre, un’altra bomba distrugge l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele.

Dodici i capi d’imputazione contestati, a vario titolo, ai vari soggetti coinvolti. A farla da padrone è il leader del sodalizio della piazza di spaccio delle case “Arlecchino” di Via Guido Rossa: il 20enne Mattia Spinelli. Il giovane, insieme ad altri soggetti, sarebbe l’esecutore materiale dell’attentato dinamitardo in Via Darsena, avvenuto lo scorso 8 settebre, presso la casa di Maurizio Santucci, così da causa gravi danni al muro di cinta, ai profilati metallici e al profilato del canale della gronda posto sull’immobile. Spinelli che deve rispondere di detenzioni di armi, danneggiamento e di pubblica intimidazione con uso di armi, reato derivante dal decreto “Caivano”, avrebbe esploso l’ordigno artigianale con lo scopo di incutere “pubblico timore”, e nel caso di specie intimidire Maurizio Santucci, ossia l’uomo considerato a capo della vecchia malavita latinense.

Mattia Spinelli deve rispondere, insieme a Davide Greco, considerato insieme a Nico Mauriello come suo fidato gregario, di detenzione di due pistole Beretta calibro 7,65 e una pistola Beretta calibro 9. Tutte armi con matricola abrasa acquistate da loro e sequestrate il 7 settembre 2025 dopo il primo attentato alle Arlecchino che causò la risposta criminale del gruppo in Via Darsena. I due giovani detenevano inoltre anche 50 colpi calibro 7,65 e 22 colpi calibro 9.

Il 21enne Spinelli, però, è accusato anche di aver portato fuori dalla propria abitazione, situata nel complesso delle Arlecchino, in Via Galvaligi, anche una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa nel corso della perquisizione dei Norm dei Carabinieri, con la quale avrebbe esploso 3 colpi d’arma da fuoco.

Sempre lui, Mattia Spinelli, insieme a Nico Maurelli, detto Spadino, sarebbe stato il mandante e il procacciatore dell’esplosivo che dilaniò, lo scorso 18 settembre, l’androne del civico 298 di Via Pier Luigi Nervi a Latina. Un ordigno artigianale contenente esplosivo che fu fatto deflagrare insieme a Maurello e a un altro soggetto non identificato alla scala “O” del condominio, causando danni ingenti al vano delle scale, al soffitto del porticato, alle vetrate e al muro. I due sono accusati anche di aver dato fuoco, sempre in quella notte intorno alle ore 1,30, alle due auto di due condomini parcheggiate nelle vicinanze della scala “O”.

Infine, il gemello Yuri Spinelli, insieme ad altre persone non identificate, tra cui Chledi Manai detto “Barba” (estraneo agli arresti), nella notte tra il 3 e il 4 novembre, avrebbe appiccato il fuoco all’interno dell’androne del civico 6 di Via Guido Rossa, dopo aver collocato materiali infiammabili prelevati dalla corte condominiale, innescando un incendio che danneggiò parti dell’edificio, l’impianto elettrico, i vani scale, le cassette postali, l’intonaco delle pareti e la struttura portante.

L’evento viene decrittato dagli inquirenti come la ritorsione contro l’acquisizione all’Ater dell’immobile occupato, senza pagare il canone, dai fratelli Fausto ed Ernesto Bevilacqua, considerati sodali al gruppo di spaccio degli Spinelli e con loro recentemente condannati dal Tribunale di Latina per spaccio di droga. L’appartamento, infatti, sarebbe stato utilizzato come base di spaccio e il gesto delle molotov incendiaria sarebbe servito per riaffermare il potere criminale del gruppo, minato dall’intervento dello Stato e l’arresto di Mattia Spinelli avvenuto agli inizi di ottobre.

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Gli inquirenti hanno le idee chiare su questa stagione delle bombe a Latina. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativa, nel merito dell’operazione chiamata “Battaglia Navale”, e le attività di intercettazione, hanno fatto emergere tali episodi di botta e risposta a colpi di bombe e molotov avvenuti tra il 7 e il 18 settembre come l’azione di affermazione criminale del gruppo emergente delle Arlecchino. Gli Spinelli e i loro sodali volevano controllare la piazza di spaccio organizzatissima e che già aveva portato a numerosi arresti di pusher da parte delle forze dell’ordine.

Ad essere contesa è l’area di Via Guido Rossa: da una parte gli Spinelli, con i sodali Nico Mauriello detto Spadino e Aurelio Silvestrini (arrestato nei mesi scorsi per la tentata estorsione insieme a Mattia Spinelli nei confronti del noleggiatore di auto); dall’altra la malavita vecchia, quella di Maurizio Santucci deto “il grigio”, il figlio Gabriele Santucci, Roberto Mengoni, Mario e Manuel Nardone, Loris Santangelo e Tamara Moschitti.

Secondo gli investigatori, la malavita vecchia sarebbe stata costretta a rivolgersi alle forze dell’ordine in ragione di azioni criminali commesse ai loro danni – su tutte la tentata estorsione al noleggiatore d’auto che ad un certo punto aveva smesso di fare affari con loro. Per punire il ricorso “infame” alle forze dell’ordine, il gruppo “Arlecchino avrebbe dato luogo a gesti di ritorsione e violenti.

Alcuni episodi sono esemplificativi di questa faida. Aurelio Silvestrini, 36enne di Latina, sarebbe passato dalla fazione di Maurizio Santucci a quella di Mattia Spinelli, motivo per cui sarebbe stato aggredito da Roberto Mengoni. Successivamente Mattia Spinelli avrebbe sparato contro Mengoni in ragione dell’aggressione al sodale Silvestrini.

Lo stesso Silvestrini con Yuri Spinelli, lo scorso 16 ottobre, avrebbero incendiato la porta di casa di una nota famiglia vicina agli ambienti criminali della vecchia mala. Davide Greco, invece, è considerato come il custode delle armi e durante il sequestro delle stesse ha provato a contattare più volte Mattia Spinelli il quale, intercettato, ne rivendica la proprietà. Sono intercettazioni auto-accusatori quelle di Mattia Spinelli mentre parla, in cella, con il noto pregiudicato di 23 anni, Matteo Baldascini e con Giuseppe Marcellino, 31 anni, responsabile ad Aprilia di un agguato a colpi di pistola contro un uomo, apparentemente per una “partita” di Pokemon.

Il gruppo di Santucci vede tra le sue fila anche Mario e Manuel Nardone. Il primo e lo stesso Santucci sono da anni personaggi di spicco della malavita di Latina, tanto da essere bersagli di attentati nella guerra criminale che si svolse a Latina nel 2010 e che vide prevalere i clan Di Silvio e Ciarelli. Una dei membri di questa malavita vecchia, Tamara Moschitti, secondo gli investigatori, sarebbe stato oggetto di una violenta ritorsione proprio perché avrebbe iniziato a spacciare per conto di Santucci, senza informare il compagno e Mattia Spinelli.

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