Latina, prosegue il processo derivante dall’inchiesta che ha portato a quattro arresti lo scorso gennaio: alla sbarra i “bombaroli”
I gemelli Yuri e Mattia Spinelli, insieme al fidato braccio destro Nico Mauriello detto Spadino, e al giovane considerato custode delle armi, Davide Greco, sono sul banco degli imputati per affrontare il processo con le accuse pesanti di essere mandanti ed esecutori di alcuni degli attentati a colpi di bombe che hanno destabilizzato la città di Latina negli scorsi mesi, in particolare nell’autunno 2025.
Il processo è proseguito oggi, 20 ottobre, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Trapuzzano Molinaro-Naso, con l’escussione di due testimoni di polizia giudiziaria: due poliziotti della Squadra Mobile di Latina che hanno partecipato alle indagini svolte insieme ai Carabinieri. A rappresentare l’accusa il sostituto Antonio Priamo.

Lo scorso aprile, la Procura di Latina, ha chiuso l’inchiesta a loro carico. Si tratta solo di una prima inchiesta in quanto c’è ancora da fare luce su altri attentati e intimidazioni che si sono susseguiti nei mesi. Lo scorso maggio, un’altra tranche investigativa ha portato agli arresti del gruppo capeggiato da Francesco D’Antonio e Antonio Mazzucco, rivali del sodalizio “Arlecchino”, sebbene al momento non vi sia nessuna contestazione inerente agli attentati degli scorsi mesi.
Al momento Yuri Spinelli, Nico Mauriello e Mattia Spinelli sono detenuti, mentre Davide Greco, invece, si trova ai domiciliari.
Dopo gli arresti dell’8 gennaio, gli Spinelli e Mauriello sono rimasti in silenzio dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. L’unico a rispondere alle domande del giudice è colui che è considerato il custode delle armi di Mattia Spinelli, ossia Davide Greco. Il 26enne aveva risposto alle domande del Gip Barbara Cortegiano. I quattro giovani sono difesi dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino, Riccardo De Mauri, Silvia Perciballe e Ernesto Renzi.
Il primo poliziotto ascoltato è un ispettore di Polizia che si è concentrato sul danneggiamento incendiario avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2025, in via guida Rossa. Il movente dell’incendio, secondo il poliziotto, è stato chiarito: una ritorsione per l’acquisizione da parte dell’Ater relativamente all’appartamento popolare in suo ai fratelli Bevilacqua, già arrestati con i fratelli Spinelli ed entrambi condannati per spaccio di droga. Si tratta di soggetti vicini ai fratelli Spinelli, nell’ambito della gestione della piazza di spaccio. Il danneggiamento incendiario è stata “la risposta alla ri-acquisizione immobiliare da parte dell’Ater”, ha spiegato il poliziotto.
L’azione incendiaria a cui parteciparono Yuri Spinelli, Chledi Manai detto “Barba” e un altro soggetto vestito nero con le scapre bianche, mai identificato, è stato immortalato dalle telecamere piazzate dagli investigatori sia ai Palazzi Arlecchino che in una strada perpendicolare a Via del Lido, dove vive la famiglia Spinelli.
È proprio nella strada che si prende da Via del Lido che gli investigatori, nei giorni successivi all’attentato, vedono un altro sodale degli Spinelli, Giovanni Furno, andare a prendere Yuri Spinelli. Un particolare non di poco conto: non solo perché, poi, i due vennero arrestati perché sorpresi con un chilo di cocaina, ma soprattutto perché si trovavano a bordo di una Fiat 500 noleggiata. Tale auto è stata utilizzata dagli attentatori che agirono tra il 3 e il 4 novembre per muoversi fino alle case Arlecchino. Quella notte, Yuri Spinello, rimast da solo capo della banda delle Arlecchino, poiché Mattia Spinelli era stato arrestato a fine settembre per una tentata estorsione, viene visto dalle telecamere uscire da casa dopo la mezzanotte.
Secondo quanto riferito dall’investigatore, Spinelli andava avanti e indietro nell’abitazione e maneggiava un fumogeno segnalatore. Successivamente, a mezzanotte e quaranta, Spinelli prende una voluminosa busta bianca e si allontana dal cono di visualizzazione della telecamere, andando su via del lido come se attendesse qualcuno. .Alle mezzanotte e 49 arriva l’autovettura Fiat 500 e Yuri Spinelli sale: era incappucciato e si trovava insieme ad altri quattro soggetti. Arrivano alle case Arlecchino e fanno diversi movimenti, maneggiando il fumogeno già visto a casa Spinelli: c’è un primo tentativo di incendio della catasta di legno che si trova nei pressi di uno degli androni ai Palazzi Arlecchine. Non va un porto, ma i Spinelli e i suoi sodali ci riprovano. Dunque, una prima accensione della catasta di legna avviene all’1.24. Passato qualche secondo, la banda si rimette sotto l’androne e avviene la seconda accensione del quadro elettrico. Siamo in Via Guida Rossa e quello sarebbe stato uno dei tanti episodi di cronaca della stagione delle bombe: il legno va a fuoco e l’androne del palazzo viene fortemente danneggiato. Poche ore prima, i Carabinieri requisivano la casa dei Bevilacqua. Sono cinque i soggetti che si trovano in auto quella notte, ma sono in tre a partecipare attivamente: come detto, Yuri Spinelli, Manai e l’altro soggetto non identificato.
Il secondo poliziotto, escusso come testimone, ha relazionato sui contatti intercorsi tra Mattia Spinelli e Davide Greco avvenuti dopo la prima bomba del 7 settembre deflagrata in via Guido Rossa. Greco viene considerato come colui che collaborava con gli Spinelli, fornendo a loro un box dove nascondere le armi. Dall’analisi forense, risulta che, dopo la bomba del 7 settembre, Mattia Spinelli contatta più volte Greco per sincerarsi di ciò che era successo, non ricevendo risposta perché, nel frattempo, il telefono non era più in possesso di Greco. Sin dal gennaio 2024, ci furono contatti tra gli Spinelli e Greco via messaggio e social.
Il processo riprenderà il prossimo 3 novembre con l’escussione di quattro testimoni della pubblica accusa.
GI ARRESTI E LE INDAGINI – I loro arresti risalgono alla mattinata di giovedì 8 gennaio quando i Carabinieri e la Polizia di Stato di Latina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti dei quattro soggetti, indagati a vario titolo per una serie di gravi reati legati a fatti incendiari e all’uso di ordigni esplosivi verificatisi negli ultimi mesi nel capoluogo pontino. Si tratta dei due gemelli ventenni di origine rom (la loro nonna paterna è una Di Silvio che abita proprio nella zona delle Arlecchino) Yuri e Mattia Spinelli, del 27enne Nico Mauriello detto Spadino e del 26enne Davide Greco, quest’ultimo l’unico che era ancora a piede a libero.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, diretta dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli, hanno permesso di ricostruire un contesto criminale strutturato, caratterizzato da azioni violente finalizzate al controllo di specifiche aree cittadine e all’intimidazione della collettività. A indagare il pool di magistrati composti dai pm Martina Taglione, Giuseppe Bontempo, Valerio De Luca, Giuseppe Aiello e Valentina Giammaria. È stata la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli a parlare chiaramente di una sete criminale del gruppo emergente degli Spinelli, desiderosi di affermarsi in città, anche rispetto alla vecchia guardia della malavita latinense.
Gli episodi oggetto di indagine si inseriscono nel contesto della difesa e del controllo di una nota area della città, quella dei Palazzi Arlecchino, utilizzata come piazza di spaccio oggetto di contesa da parte della criminalità del territorio. Le indagini hanno documentato come uno dei gruppi emergenti, quello capeggiato dagli Spinelli e composto da giovani soggetti legati tra loro, abbia attuato attentati esplosivi e incendiari per consolidare la propria influenza prevalendo su gruppi contrapposti.
Tra gli episodi contestati figurano le esplosioni di ordigni artigianali avvenute nei mesi scorsi in piena notte e che avevano provocato danni a muri, portoni, vani scale e vetrate, nonché incendi dolosi a veicoli parcheggiati nei pressi dei condomini. Episodi questi che erano stati ampiamente riportati dalle cronache locali per la loro modalità intimidatoria e per il particolare allarme sociale delle condotte poste in essere.
Le attività investigative svolte senza soluzione di continuità dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno inoltre consentito di accertare la detenzione e il porto illegale di armi e munizioni, comprese pistole con matricola abrasa, nonché la disponibilità di materiali esplosivi, attraverso le attività tecniche, servizi di pedinamento e controllo del territorio, che hanno permesso di individuare ruoli e responsabilità precise dei soggetti coinvolti e di collegare i diversi episodi a un disegno criminoso unitario.
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Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che i reati contestati non erano isolati, ma facevano parte di una strategia mirata a esercitare intimidazioni sulla comunità e a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine, consolidando il controllo di alcune aree urbane.
L’indagine, condotta sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, ha visto una stretta collaborazione tra il Comando Provinciale dei Carabinieri e la Polizia di Stato e, con attività investigative mirate che hanno consentito di ricostruire i fatti e di individuare le responsabilità degli odierni indagati; gli interventi congiunti di Carabinieri e Polizia hanno inoltre portato al sequestro di ordigni artigianali, armi e munizioni, così consentendo la prevenzione di ulteriori azioni pericolose, garantendo la sicurezza delle aree colpite.
Tre dei soggetti colpiti dalle misure cautelari – i due Spinelli e Mauriello, peraltro coinvolti nell’indagine sul carcere di Latina messo a ferro e fuoco – si trovavano già in carcere al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, mentre Greco è stato rintracciato questa mattina a Latina nel corso delle attività congiunte dei Carabinieri e della Polizia di Stato.
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Tre gli attentati che gli inquirenti ritengono di aver delineato nell’indagine odierna. Si tratta di quello avvenuto dell’8 settembre quando una bomba distrusse il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense: Maurizio Santucci. A seguire, l’attentato dinamitardo avvenuto il 18 settembre quando un’altra bomba distrusse l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele, oltreché all’incendio di un’auto e un furgoncino. Un complesso dove peraltro vive una delle vittime di Mattia Spinelli, arrestato per tentata estorsione. Infine, le molotov lanciate all’interno dell’androne ricadente al civico 6 di Via Guido Rossa, tanto da provocare un incendio che danneggiò il quadro elettrico dei contatori. Un’azione criminale direttamente connessa allo sgombero dell’appartamento dei fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua (condannati a dicembre con gli Spinelli per spaccio di droga), legati al sodalizio di pusher delle “Arlecchino”
La fine primavera e l’estate passano indenni, ma, a settembre, la città vive i vari botta e risposta della fazione delle case Arlecchino con i personaggi della vecchia mala: il 7 settembre l’ordigno che devasta l’ingresso al civico 10 di Via Guida Rossa (palazzi Arlecchino). In quel civico abita Davide Greco, arrestato oggi, e in quella data di settembre furono trovate tre pistole di provenienza illecita, munizioni e cocaina, tanto che lo stesso Greco fu denunciato per una non ingente quantità di droga.

24 ore dopo, l’8 settembre, una bomba distrugge il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense. Il 13 settembre, di fronte ai palazzi Arlecchino, sempre in via Guido Rossa, un ordigno squarta la Smart Fort Two di una donna, di professione A.T.A. in una scuola, fuori dai contesti criminali. Dopodiché, il 18 settembre, un’altra bomba distrugge l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele.
Dodici i capi d’imputazione contestati, a vario titolo, ai vari soggetti coinvolti. A farla da padrone è il leader del sodalizio della piazza di spaccio delle case “Arlecchino” di Via Guido Rossa: il 20enne Mattia Spinelli. Il giovane, insieme ad altri soggetti, sarebbe l’esecutore materiale dell’attentato dinamitardo in Via Darsena, avvenuto lo scorso 8 settebre, presso la casa di Maurizio Santucci, così da causa gravi danni al muro di cinta, ai profilati metallici e al profilato del canale della gronda posto sull’immobile. Spinelli che deve rispondere di detenzioni di armi, danneggiamento e di pubblica intimidazione con uso di armi, reato derivante dal decreto “Caivano”, avrebbe esploso l’ordigno artigianale con lo scopo di incutere “pubblico timore”, e nel caso di specie intimidire Maurizio Santucci, ossia l’uomo considerato a capo della vecchia malavita latinense.
Mattia Spinelli deve rispondere, insieme a Davide Greco, considerato insieme a Nico Mauriello come suo fidato gregario, di detenzione di due pistole Beretta calibro 7,65 e una pistola Beretta calibro 9. Tutte armi con matricola abrasa acquistate da loro e sequestrate il 7 settembre 2025 dopo il primo attentato alle Arlecchino che causò la risposta criminale del gruppo in Via Darsena. I due giovani detenevano inoltre anche 50 colpi calibro 7,65 e 22 colpi calibro 9.
Il 21enne Spinelli, però, è accusato anche di aver portato fuori dalla propria abitazione, situata nel complesso delle Arlecchino, in Via Galvaligi, anche una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa nel corso della perquisizione dei Norm dei Carabinieri, con la quale avrebbe esploso 3 colpi d’arma da fuoco.
Sempre lui, Mattia Spinelli, insieme a Nico Maurelli, detto Spadino, sarebbe stato il mandante e il procacciatore dell’esplosivo che dilaniò, lo scorso 18 settembre, l’androne del civico 298 di Via Pier Luigi Nervi a Latina. Un ordigno artigianale contenente esplosivo che fu fatto deflagrare insieme a Maurello e a un altro soggetto non identificato alla scala “O” del condominio, causando danni ingenti al vano delle scale, al soffitto del porticato, alle vetrate e al muro. I due sono accusati anche di aver dato fuoco, sempre in quella notte intorno alle ore 1,30, alle due auto di due condomini parcheggiate nelle vicinanze della scala “O”.
Infine, il gemello Yuri Spinelli, insieme ad altre persone non identificate, tra cui Chledi Manai detto “Barba” (estraneo agli arresti), nella notte tra il 3 e il 4 novembre, avrebbe appiccato il fuoco all’interno dell’androne del civico 6 di Via Guido Rossa, dopo aver collocato materiali infiammabili prelevati dalla corte condominiale, innescando un incendio che danneggiò parti dell’edificio, l’impianto elettrico, i vani scale, le cassette postali, l’intonaco delle pareti e la struttura portante.
L’evento viene decrittato dagli inquirenti come la ritorsione contro l’acquisizione all’Ater dell’immobile occupato, senza pagare il canone, dai fratelli Fausto ed Ernesto Bevilacqua, considerati sodali al gruppo di spaccio degli Spinelli e con loro recentemente condannati dal Tribunale di Latina per spaccio di droga. L’appartamento, infatti, sarebbe stato utilizzato come base di spaccio e il gesto delle molotov incendiaria sarebbe servito per riaffermare il potere criminale del gruppo, minato dall’intervento dello Stato e l’arresto di Mattia Spinelli avvenuto agli inizi di ottobre.
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Gli inquirenti hanno le idee chiare su questa stagione delle bombe a Latina. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativa, nel merito dell’operazione chiamata “Battaglia Navale”, e le attività di intercettazione, hanno fatto emergere tali episodi di botta e risposta a colpi di bombe e molotov avvenuti tra il 7 e il 18 settembre come l’azione di affermazione criminale del gruppo emergente delle Arlecchino. Gli Spinelli e i loro sodali volevano controllare la piazza di spaccio organizzatissima e che già aveva portato a numerosi arresti di pusher da parte delle forze dell’ordine.
Ad essere contesa è l’area di Via Guido Rossa: da una parte gli Spinelli, con i sodali Nico Mauriello detto Spadino e Aurelio Silvestrini (arrestato nei mesi scorsi per la tentata estorsione insieme a Mattia Spinelli nei confronti del noleggiatore di auto); dall’altra la malavita vecchia, quella di Maurizio Santucci deto “il grigio”, il figlio Gabriele Santucci, Roberto Mengoni, Mario e Manuel Nardone, Loris Santangelo e Tamara Moschitti.
Secondo gli investigatori, la malavita vecchia sarebbe stata costretta a rivolgersi alle forze dell’ordine in ragione di azioni criminali commesse ai loro danni – su tutte la tentata estorsione al noleggiatore d’auto che ad un certo punto aveva smesso di fare affari con loro. Per punire il ricorso “infame” alle forze dell’ordine, il gruppo “Arlecchino avrebbe dato luogo a gesti di ritorsione e violenti.
Alcuni episodi sono esemplificativi di questa faida. Aurelio Silvestrini, 36enne di Latina, sarebbe passato dalla fazione di Maurizio Santucci a quella di Mattia Spinelli, motivo per cui sarebbe stato aggredito da Roberto Mengoni. Successivamente Mattia Spinelli avrebbe sparato contro Mengoni in ragione dell’aggressione al sodale Silvestrini.
Lo stesso Silvestrini con Yuri Spinelli, lo scorso 16 ottobre, avrebbero incendiato la porta di casa di una nota famiglia vicina agli ambienti criminali della vecchia mala. Davide Greco, invece, è considerato come il custode delle armi e durante il sequestro delle stesse ha provato a contattare più volte Mattia Spinelli il quale, intercettato, ne rivendica la proprietà. Sono intercettazioni auto-accusatori quelle di Mattia Spinelli mentre parla, in cella, con il noto pregiudicato di 23 anni, Matteo Baldascini e con Giuseppe Marcellino, 31 anni, responsabile ad Aprilia di un agguato a colpi di pistola contro un uomo, apparentemente per una “partita” di Pokemon.
Il gruppo di Santucci vede tra le sue fila anche Mario e Manuel Nardone. Il primo e lo stesso Santucci sono da anni personaggi di spicco della malavita di Latina, tanto da essere bersagli di attentati nella guerra criminale che si svolse a Latina nel 2010 e che vide prevalere i clan Di Silvio e Ciarelli. Una dei membri di questa malavita vecchia, Tamara Moschitti, secondo gli investigatori, sarebbe stato oggetto di una violenta ritorsione proprio perché avrebbe iniziato a spacciare per conto di Santucci, senza informare il compagno e Mattia Spinelli.
