“Lo stop ai subappalti e all’edilizia su fune negli interventi conservativi e di ristrutturazione al Colosseo è una vittoria della mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’azione della CGIL. Un risultato importante dopo la morte di Andrea Moretti, che dimostra come sia possibile cambiare l’organizzazione del lavoro e mettere al centro la sicurezza. Ora questo risultato deve indicare una strada per tutti i cantieri». Lo dichiara Diego Piccoli, segretario generale della Fillea CGIL Roma e Lazio.
“La necessità di intervenire è drammaticamente confermata da quanto accaduto in questi giorni nei territori di Frosinone e Latina: un operaio morto e un altro ferito nello stesso giorno, entrambi caduti dall’alto e impiegati in subappalto. Alle persone coinvolte e alle loro famiglie esprimiamo la nostra vicinanza . Ma al dolore devono seguire scelte concrete: più prevenzione, più controlli e un contrasto alla frammentazione del lavoro e delle responsabilità lungo la catena degli appalti”.
Per la Fillea CGIL Roma e Lazio, la sicurezza deve essere garantita fin dalla progettazione degli interventi, attraverso investimenti, formazione e un’organizzazione del lavoro che tuteli la vita delle persone. Tempi e costi delle opere non possono essere compressi a scapito di chi lavora.
“Proprio mentre in questi giorni si discuterà la proposta di legge regionale sulla prevenzione delle cadute dall’alto, riteniamo fondamentale tenere viva l’attenzione e chiedere modifiche che rafforzino concretamente la tutela dei lavoratori — prosegue Piccoli —. La Regione ascolti chi nei cantieri lavora e chi ogni giorno ne rappresenta i bisogni e le condizioni”.
“Per questo riteniamo di dover rafforzare il confronto con le Istituzioni anche attraverso la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Ecco perché abbiamo proposto un presidio sotto la Regione Lazio per la prossima settimana: per chiedere una legge giusta e certa che regolamenti il lavoro in quota e che prevenga le cadute dall’alto, tra le principali cause degli infortuni in cantiere. Il risultato ottenuto al Colosseo ci dice che la mobilitazione può cambiare le cose. Dobbiamo farlo prima che un’altra famiglia riceva la notizia che nessuno dovrebbe mai ricevere”.
