L’operazione antimafia che ha fatto emergere gli interessi di un personaggio di Aprilia, considerato vicino alla ‘ndrangheta, porta anche a Ferrara e Borgo Carso
Sono tre gli arresti nell’ambito dell’operazione antimafia dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina che è stata eseguita oggi, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. A finire in carcere Paolo Brando (classe 1979), di Aprilia e Ivan Morsicani (classe 1973), di Latina. Una misura più lieve, ai domiciliari, per la moglie di Brando, Moira Di Giulio (classe 1983).
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Come noto, l’indagine nasce dalla denuncia di un gestore di una pista di go Kart a Borgo Carso che, minacciato in particolare da Brando, il quale avrebbe fatto valere la sua contiguità alla ‘ndrangheta degli Alvaro e di Bruno Gallace, avrebbe cercato di indurre la vittima a spartirsi insieme gli affari della struttura.
Brando è una vecchia conoscenza degli investigatori. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina ricordano che il 47enne apriliano è emerso già nel procedimento penale “Rewind”. In quel caso, utilizzano come base logistica il kartodromo sulla Nettunense di sua proprietà, il Moto Club Christel Village, avrebbe partecipato al narcotraffico della nota famiglia Primavera di Roma, insieme ad un altro apriliano, Francesco Greco, organico alla locale di Roma “Carzo-Alvaro”. Quest’ultimo, insieme a Brando e Morsicani, è attualmente imputato in un vecchio processo per droga dinanzi al Tribunale di Latina.
Brando spinge i suoi affari nei kartodromi di Acerra e Ferrara, “mangiandosi” i precedenti gestori con intimidazioni e facendo valere la sua vicinanza alle famiglie ‘ndranghetiste. Reinveste denaro e lo ricicla, pulendo la sua origine proveniente dallo smercio di droga. È questo ciò che ipotizzano gli investigatori dell’arma e che viene asseverato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Valerio Tomassini.
Originario di Sinopoli e trasferitosi ad Aprilia nel 1993, quando ha 14 anni, il padre di Brando viene dato come collegato alla famiglia Alvaro e ai Gallace. Il 47enne intrattiene rapporti con Bruno Gallace e la moglie Francesca Romagnoli, entrambi indagati, con i quali discute del kartodromo di Acerra. Gallace e la moglie, già nel procedimento “Tritone”, emergono come figure che investono nel businness dei kartodromi, avendo costituito l’associazione 4.0 Racing Team Reparto Corse (Anzio-Nettuno). Un sistema per lavare i soldi e che vede come collaboratore, già nel 2016, la figura di Brando.
Quest’ultimo è stato arrestato nel 2016 perché trovarono 200 grammi di droga all’interno del kartdromo sulla Nettunense. Peraltro la famiglia Brando, secondo gli investigatori, avrebbe interessi anche nell’ambito dei supermercati e nell’attività dei pneumatici. Per questo sono indagate anche le sorelle di Brando, Rosa e Luisa, e il cognato del 47enne, Rodrigo Silva Marcio (indagato).
Le investigazioni hanno permesso di ricostruire un tentativo di estorsione perpetrato da Brando e Morsicani in danno del proprietario di una pista di kart del capoluogo pontino, che si trova a Borgo Carso. Secondo quanto emerso dai riscontri investigativi, sarebbero state poste in essere pressioni finalizzate a ottenere la cogestione del predetto impianto sportivo, con l’ulteriore pretesa di imporre l’utilizzo di una specifica marca di kart e minimoto, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla contiguità alla ’ndrangheta. Brando e Morsicani devono rispondere in concorso di una estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tutti e due avrebbero costretto il gestore ad amministrare insieme a Brando la pista go Kart di Latina e di utilizzare esclusivamente moto e kart prodotti dalla società Ovhale. In una occasione, Brando e Morsicani, a novembre 2023, si sarebbero presentati insieme alla pista Kart di Borgo Carso, a Latina, intimidendo la moglie del gestore. Dopodiché avrebbero minacciato il gestore medesimo che se non avesse obbedito gli avrebbero impedito di lavorare. “Qua facciamo i soldi veri, altrimenti tu non lavori”.
Nel 2024, Brando prova di nuovo ad assumere il controllo della pista di Borgo Carso, sfruttando un incidente di un avventore che si è verificato ad agosto di quell’anno e che ha causato la cessazione dell’attività a causa del sequestro del kartodromo ad opera della Polizia di Stato. Da qui nasce un contenzioso, anche in sede penale con la proprietà del complesso sportivo, la Effe4 srl di Borgo Carso, amministrata da Rocco Natale Crupi, la cui famiglia viene data come affiliata alla cosca “Commisso” di Siderno. Rocco Natale Crupi, peraltro, è ancora imputato nel processo che si trascina stancamente a Latina e che vede ipotesi di reato corruttive al Comune di Latina.
Il gestore della pista di Borgo Carso già intimidito da Brando, ad agosto 2024, si trova nella sua casa di Roccagorga e sente esplodere di notte due colpti d’arma da fuoco, vedendo anche un Suv con a bordo una persona e il braccio fuori che impugna una pistola. Un uomo con accento calabrese lo chiamerebbe per nome e cognome, intimandogli di ritirare la denuncia per le pressioni subite. La vittima, nella sua denuncia ai Carabinieri, spiega che Brando avrebbe contattata la sua compagna facendo riferimento allusivo ai suoi cugini calabresi che abitano a Latina. Brando gli avrebbe detto: “Tu lo sai che qui a Latina ci sono i miei cugini? Come per dirmi che si sarebbe rivolto a loro per farmi del male”.
Dopo che il kartodromo di Borgo Carso chiude, Brando contatta Rocco Natale Crupi per concordare un incontro. Dalle intercettazioni captate tra Brando e un collaboratore di Crupi emerge il malumore per la gestione del kartodromo. È Brando che vuole gestire la pista e soppiantare il gestore intimidito e denunciante. Alla fine, l’operazione non andrà in porto perché la moglie di Brando non considera redditizia l’operazione.
Tuttavia, uno degli aspetti più inquientanti dell’intera vicenda, è che Paolo Brando, insieme alla moglie e altri indagati, avrebbe mosso i suoi interessi anche per il kartodromo di Ferrara. Brando e la moglie Di Giulio, insieme a Federica Marchetti, avrebbero riciclato soldi anche per il kart dell’Asd XBikes 2.0 Circuit a Ferrara: in tutto, a marzo 2024, circa 120mila euro. Brando è indagato anche per aver minacciato, richiamando il suo legame con la ‘ndrangheta, un uomo così da farlo desistere dall’interferire sulla fase di aggiudicazione della gara d’appalto per la gestione del circuito di mini-moto a Ferrara. L’appalto doveva essere aggiudicato dall’ASD XBikes 2.0 Circuit. Non pago, Brando avrebbe fatto lo stesso con l’indagata Federica Marchetti la quale non avrebbe dovuto pretendere di occupare una posizione maggiore all’interno della società che gestisce la pista a Ferrara.
Ad essere indagati in questo filone anche pezzi importanti della politica ferrare. Si tratta dell’assessore allo Sport del Comune di Ferrara, Francesco Traspadano Carità, originario di Licata, oltreché Cinzia Graps e Fausto Molinari, rispettivamente dirigente responsabile e funzionario del servizio sport del Comune emiliano. I tre, insieme all’avvocato Gianluca Bonazza, a Brando e all moglie, sono indagati per rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio e corruzione. Secondo gli inquirenti, si sarebbero verificati attività così da consentire alla Asd XBikes 2.0 Circuit di Brando l’aggiudicazione dell’appalto della pista kart di Ferrara. Il tutto attraverso riunioni, intese, collusioni, accordi fraudolenti e notizie coperte da segreto, come particolari contenti nei bandi digara e altre circostanze utili.
L’assessore e i due dipendenti del Comune, intorno a maggio 2024, avrebbe compiuto atti contrati ai doveri d’ufficio anche con l’intermediazione dell’avvocato indagato (che avrebbe ricevuto un compenso), così da favorire Brando nell’aggiudicazione della pista di Ferrara e non impedendo al medesimo Brando, insieme a Federica Marchetti, di effettuare un accesso al circuito, in quel momento vietato, e tollerando l’esecuzione di lavori edili (il rifacimento di una tettoia). In cambio, Brando e Marchetti avrebbero fatto ricevere, tramite l’avvocato, alcune regalie come olio, pane e una bottiglia di rhum, oltreché denaro per circa 3mila euro incassato dal legale.
Secondo gli investigatori, Brando avrebbe investito nel circuito di Ferrara la somma di 120mila euro per assicurarsi il business tramite attività di noleggio, sponsorizzazioni, organizzazione di eventi e trofei, così sa beneficiare di un regime fiscale agevolato con l’associazione dilettantistica costituita. L’aggiudicazione della pista si è realizzata a settembre 2024. Secondo gli investigatori, Brando avrebbe ipotizzando di favorire alle elezioni amministrative del giugno 2024 sia l’assessore Carità che il sindaco di centrodestra Alan Fabbri (non indagato). Un proposito che non si è realizzato.
In una intercettazione, Brando, prima di aggiudicarsi il kartodromo di Ferrara, spiega alla moglie Moira Di Giulio: “Devono rifare il bando, però loro ce lo vorrebbero far vincere a noi, perché è un bando che uscirà fra poco però noi abbiamo tanti punti di vantaggio, perché la pulizia la facciamo noi, il ripristino dell’area, tutto quanto”. È Federica Marchetti, vecchio gestore del circuito, e in affari con Brando, a contattare i dipendenti comunali di Ferrari, addetti allo sport, Molinari e Graps. Brando, in una fase innervosito perché teme di perdere la gara, minaccia propositi di intimidazione nei confronti di Molinari, coinvolgendo anche il Sindaco. Tuttavia Marchetti lo tranquillizza, riferendosi a Molinari: “Lo sai che è stato sempre dalla nostra parte, lui l’unica cosa che ci ha chiesto è discrezione”.
Ad aprile 2024, nel corso di una intercettazione tra Bando e la moglie, il 47enne aprilaino spiega alla moglie di aver fatto contattare il sindaco di Ferrara da una potente famiglia calabrese stanziata in Emilia Romagna. Gli inquirenti presumono si tratti dei “Cataldo”, una potente ‘ndrina di Locri, alleati dei Marafiori, storici rivali dei Cordì, la cui presenza è molto forte in Emilia, peraltro operanti nel settore del narcotraffico e delle armi, oltreché negli appalti della PA. Un’ipotesi, quella dei Cataldo, che lo stesso gip romano Tomassini considera però in contrasto con altri dati fattuali. Un’accusa, quindi, che rimane debole.
Ad ogni modo, l’incontro tra Brando, Marchetti e l’assessore allo Sport del Comune di Ferrara, Francesco Traspadano Carità, avviene il 20 maggio 2024, a pochi mesi dall’aggiudicazione. Tale incontro avvebbe nell’ufficio dell’assessore. Brando omaggia di generi alimentari l’assessore, inducendolo, secondo gli inquirenti, a interessarsi all’assegnazione del kartodromo. Alla fine Brando ottiene un generico interessamento da Carità, senza alcuna garanzia. In un passaggio della conversazione intercettata, Carità, che comunque è molto cauto, dice a Brando e Marchetti: “Quando finisco con voi, sento Alan (nda: Fabbri, sindaco di Ferrara) e gli dico se lui ha notizie di questo bando o se mi dirà di parlare con tizio parla con caio parla con sempronio e poi vi farò sapere qualcosa. Considerate che c’è la campagna elettorale e noi siamo concentrati su quello, vediamo le tempistiche”. Lo stesso assessore ammonisce Marchetti e Brando, responsabili di aver fatto lavori edili nel kartodromo, dicendo loro che hanno rischiato una denuncia: “Se uno non ha autorizzazioni, anche tagliare l’erba…io se fossi stato in voi, non avrei nemmeno tagliato l’erba”. Al che Brando gli dice: “Io non sono l’imprenditore folle che decide di partite da Aprilia”. E l’assessore: “Lo so”.
È Brando a spiegare a Carità: “Dovrebbe inaugurare il primo giugno, ho ordinato moto e kart”. L’assessore risponde: “Se l’avessimo saputo prima, quel giorno potevamo pure parlargli un secondo con Alan. Tanto lo devo vedere, appena lo incontro, perché parlare al telefono poi magari non capisce bene”.
Il Gip Tomassini, tuttavia, annota che le azioni di Brando, pur dimostrando la sua capacità di interagire con amministratori locali, da cui spera di ottenere favori, “non dimostrano con certezza la condotta ascritta nell’imputazione a lui e ai soggetti che lo avrebbero coadiuvato. Inoltre non è chiaro se egli abbia raggiunto l’effetto sperato, se ed esattamente quale vantaggio gli sia stato accordato”. L’imputazione, scrive il gip, “è, forse per tale ragione, costruita in modo generico”. Per tale ragione, il gip non considera sufficiente l’imputazione tanto da far emettere una misura cautelare per questo fatto specifico. Sebbene, il 5 settembre, il kartodromo viene aggiudicato a Brando e gli incontri con l’assessore sono stati reali.
