L’operazione antimafia ad Aprilia: arrestate tre persone per estorsione e tentata estorsione, autoriciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso, e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Sequestrati beni aziendali e conti correnti.
Sono tre gli arresti nell’ambito dell’operazione antimafia dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina che è stata eseguita oggi, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. A finire in carcere Paolo Brando (classe 1979), di Aprilia e Ivan Morsicani (classe 1973), di Latina. Una misura più lieve, ai domiciliari, per la moglie di Brando, Moira Di Giulio (classe 1983).
L’operazione si è svolta ad Aprilia e Ferrara, dove i militari hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, personale e reale, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta del sostituto della Procura Distrettuale Antimafia capitolina, Lorenzo Del Giudice, nei confronti di Brando e Morsicani, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di estorsione, tentata estorsione, autoriciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso, nonché per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Accusata di autoriciglaccio, Moria Di Giulio.
Contestualmente, i militari hanno sequestrato i beni aziendali relativi a due associazioni sportive dilettantistiche, che gestiscono due kartodromi ad Aprilia e Ferrara, per un valore complessivo di almeno 2.000.000 di euro, nonché dei conti correnti intestati ai rispettivi proprietari, eseguendo anche, in altre Regioni, perquisizioni nei confronti di ulteriori 17 indagati. Ad essere coinvolti nell’indagine anche Francesca Bonini, Raffaele Brandello, Luisa Brando, Rosa Brando, Greta Di Paolo, Paolo Di Paolo, Sara Di Paolo, Francesco Forgione, Salvatore La Porta, Mariarca Miranda, Alessio Piras, Joao Resi Cordeiro Belo Silva, Marcio Rodrigo Silva, Marcello Salvadei, Luca Tombino e il pontino Bruno Cutillo. Quest’ultimo è una vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie, coinvolto in indagine finanziarie e condannato anche per lesioni quando sparò ad un uomo a Latina per questioni di gelosia di una donna.
L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina, condotta dal novembre 2023 al luglio 2025 dal comandante Antonio De Lise, e coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Roma, trae origine dalla presentazione di una denuncia per tentata estorsione.
L’inchiesta ha consentito di documentare una pluralità di gravi condotte illecite poste in essere dagli indagati, tra cui figura Brando che, radicato sul litorale pontino ma di origine calabrese, risulta storicamente in rapporti con la “cosca Alvaro” di Sinopoli e in grado di inserirsi anche nell’ambito criminale della “cosca Gallace” di Guardavalle, operante sul litorale romano, tra Nettuno e Anzio.
Nello specifico, le investigazioni hanno permesso di ricostruire un tentativo di estorsione perpetrato da Brando e Morsicani in danno del proprietario di una pista di kart del capoluogo pontino. Secondo quanto emerso dai riscontri investigativi, sarebbero state poste in essere pressioni finalizzate a ottenere la cogestione del predetto impianto sportivo, con l’ulteriore pretesa di imporre l’utilizzo di una specifica marca di kart e minimoto, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla contiguità alla ’ndrangheta.
È stata inoltre documentata un’estorsione perpetrata da Brando, i suoi famigliari e i due indagati brasiliani, in danno di un uomo, allo scopo di farlo desistere dal portare avanti la causa lavorativa da lui intentata contro la ditta da cui dipendeva. In tale contesto la persona offesa è stata percossa e minacciata gravemente. Secondo la DDA, gli indagati hanno agito avvalendosi della forza intimidatrice proveniente dall’organizzazione criminale di riferimento.
Parallelamente, l’inchiesta ha consentito di documentare il coinvolgimento di tutti e tre i soggetti arrestati in un’assidua attività di spaccio di sostanze stupefacenti, con base logistica ad Aprilia, presso il kartodromo da loro gestito in via Nettunense, centro nevralgico dello smercio dello stupefacente, prevalentemente cocaina.
L’aspetto di maggiore rilievo, conseguentemente emerso nel corso delle indagini, riguarda la destinazione dei profitti illeciti derivanti dal narcotraffico. È stato, infatti, riscontrato che parte del denaro provento dello smercio è stato sistematicamente reimmesso nel circuito economico legale. Nello specifico, il ricavato di tale attività illecita è stato impiegato per finanziare e sviluppare le attività connesse alla gestione di due piste di kart ubicate rispettivamente ad Acerra (Napoli) e Ferrara, attraverso due associazioni sportive dilettantistiche, precisando che per il reinvestimento dei proventi illeciti destinati alla pista di Acerra è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, atteso che le attività illecite condotte si ritiene fossero finalizzate ad agevolare gli interessi della consorteria criminale riconducibile alla ’ndrangheta, nella sua articolazione territoriale denominata “cosca Gallace”.
LE ACCUSE – Brando e Morsicani devono rispondere in corso di una estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tutti e due avrebbero costretto il gestore ad amministrare insieme a Brando la pista go Kart di Latina e di utilizzare esclusivamente moto e kart prodotti dalla società Ovhale. In una occasione, Brando e Morsicani, a novembre 2023, si sarebbero presentati insieme alla pista Kart di Latina, intimidendo la moglie del gestore. Dopodiché avrebbero minacciato il gestore medesimo che se non avesse obbedito gli avrebbero impedito di lavorare. “Qua facciamo i soldi veri, altrimenti tu non lavori”.
Altre volte Brando avrebbe minacciato direttamente il gestore della pista oppure ha scritto su siti a lui riconducibili. “Giovanotto, vedi che stai facendo troppo mala vita tu. Se compri l’Ohvale nel Lazio nuova,
passi attraverso a me! Se le compri in Piemonte passi attraverso un altro calabrese! Se le compri in Calabria o in Puglia o a Napoli passi attraverso sempre noi, perché siamo concessionari! Tu forse hai capito ben poco. Se poi compri ovhvali usate è un problema tuo ma se tu scarichi l’ovale passi sempre attraverso a noi. Tu ancora non te lo azzecasti nella testa. Tu hai questa aria di supremazia, che qualche giorno ti faccio vedere io”.
E ancora: “Vedi che tu hai un atteggiamento ‘nu poco troppo forzato. Stai attento, non giocare con mia, quando rispondi cu mia…con il miele in t’a vocca! Ti devi azzeccare il miele in ta vocca. Attenzione giovanotto, fai il tuo lavoro, fino a quando lo vogliamo noi. Tu sfidi il prossimo. Tu compri l’ovale, per me te ne puoi accattare 100, se accatti l’ovale io guadagno sopra di te, guadagno nei calabresi. Tu ancora non lo capiscisti come funziona la vita. Tu forse ancora non te lo azzeccasti bene nella testa, mi pare a mia che vuoi struzzi con mia, se vuoi struzzi con mia io ci metto tre minuti e mi vesto”. Infine: “Attento, non hai a fare l’aria di supremazia ca te giuro sopra i miei figli, faccio che ti ricordo come nome. Non struzzare con mia che se voglio io lavori, se non voglio io tu non lavori più“.
Ecco perché, dopo le innumerevoli minacce, la vittima ha trovato la forza di denunciare tutto alle Forze dell’Ordine. Il metodo mafioso è contestato perché Brando avrebbe evocato l’appartenenza o la vicinanza a contesti criminali di matrice ‘ndranghetista.
Brando, Morsicani e Di Giulio, insieme ad altri indagati, è accusato anche di spaccio di droga. Lo spaccio viene individuato presso la pista Moto Club Christel Village sulla Nettunense ad Aprila, considerato il centro di comando del sodalizio. Scambi di dosi di cocaina che sono stati mappati per diversi mesi dai Carabinieri del Nucleo Investigativo.
In particolare Brando, Di Giulio, Morsicani, più il siciliano d’origine, ma residente ad Aprilia, Salvatore La Porta e il romano Alessio Piras, sono indagati per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio did roga. Brando come capo del sodalizio, Di Giulio come organizzatrice, mentre gli altri trre come partecipi addetti al trasporto e alle cessioni.
Paolo Brando e la moglie Moira Di Giulio devono rispondere del reato di autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso perché avrebbero impiegato i soldi proventi di affari illeciti nello sviluppo delle attività di go Kart per l’Acerra Circuit ad Acerra. In tutto circa 14mila euro. Un riciclaggio utile a mascherare i soldi ottenuti illecitamente. Tutto aggravato dal metodo mafioso perché gli inquirenti ritengono che abbiano agevolato la cosca guidata da Bruno Gallace, considerato nel processo “Tritone” come uno dei capi promotori della locale di ‘ndrangheta trapiantata tra Anzio e Nettuno. I Gallace di Guardavalle sono da anni, come noto, trapiantati sul litorale sud capitolino. Lo stesso Bruno Gallace, insieme a Raffaello Brandello, Luca Trombino e Francesca Romagnoli, risultano indagati per il reato di auto-riciclaggio mafioso.
Brando e Di Giulio, insieme a Federica Marchetti, avrebbero riciclato soldi anche per il kart dell’Asd XBikes 2.0 Circuit a Ferrara: in tutto, a marzo 2024, circa 120mila euro.
Tuttavia, Paolo Brando è indagato anche per aver minacciato, richiamando il suo legame con la ‘ndrangheta, un uomo così da farlo desistere dall’interferire sulla fase di aggiudicazione della gara d’appalto per la gestione del circuito di mini-moto a Ferrara. L’appalto doveva essere aggiudicato dall’ASD XBikes 2.0 Circuit. Non pago, Brando avrebbe fatto lo stesso con l’indagata Federica Marchetti la quale non avrebbe dovuto pretendere di occupare una posizione maggiore all’interno della società che gestisce la pista a Ferrara.
Di un’altra estorsione è accusato il medesimo Brando insieme ai suoi famigliari e ai due brasiliani Cordeiro Belo Silva e Silva. Tutti e cinque sono accusati di aver spinto a terra un uomo, minacciando anche la madre e il padre, per costringerlo a desistere dal portare avanti la causa lavorativa contro la Universo Penumatici Import Export S.r.l.s., azienda in mano alla famiglia Brando.
Non solo droga, estorsioni e ‘ndrangheta. Brando deve rispondere anche del reato di stalking contro una donna con cui aveva una relazione. Frasi esemplificative della personalità dell’uomo: “Domani ti sparo nella gamba. Domani ti dimostro chi sono e si mi crei problemi ti vengo a prendere. La donna sarebbe anche stata colpita con una gomitata tanto da provocarle danni evidenti al viso. Poi, essendo la donna debitrice di 12mila euro, Brando le avrebbe detto: “Portami i soldi, sennò ti sferro con una calibro nove in corpo”. E ancora: “Se voglio martedì scendo, vi imbocco a casa ti metto una calibro 9 in testa, ti faccio inginocchiare davanti al mondo e tu mi dai il telefono e mi apri pure il telefono, capito? Scendo pure ad Aprilia se voglio pure io, se mi ascoltano ‘ste quattro merde che mi stanno ascoltando, se io voglio mi faccio 30 anni e tu ad Aprilia non scendi più”.
A dicembre 2024, Brando avrebbe minacciato la stessa donna, spiegandole di essere legato per parentela alla nota famiglia di ‘ndrangheta dei Tripodo, appena coinvolti in un’ordinanza a Brescia. L’uomo deve rispondere anche di detenzione di una pistola con cui avrebbe minacciato e feriva la donna.
Gli altri indagati – Forgione, tre Di Paolo, Bonini e Salvadei – sono accusati di intestazione fittizia di beni perché, a Roma, avrebbero compiuto operazioni finalizzate ad eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale. Forgione, infatti, era destinatario a giugno 2024, di un provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione Misure d i Prevenzione]. Sono accusati di aver rilevato la titolarità della Eur Tecna Srl, oltreché a quella della società Francesca e Paolo S.n.c. intestata formalmente a Mariarca Miranda e al pontino Bruno Cutillo, il quale avrebbe percepito come compenso da testa di legno la somma di 1000 euro al mese.
