Omicidio a Latina: si costituisce in Questura il terzo destinatario del provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Latina
È finita la latitanza di Gianluca Mattiuzzo, classe 2005, anche lui appartenente alla famiglia Di Silvio, ricercato dalla Polizia per l’omicidio in concorso commesso dal sedicenne Di Silvio in cui ha perso la vita il 27enne gambiano Ibrahim Dibba.
Alle prime luci dell’alba di questa mattina, 30 settembre, Mattiuzzo si è presentato spontaneamente presso la Questura di Latina, accompagnato dagli avvocati difensori Massimo Frisetti e Gaetano Marino.
Il 21enne è destinatario del provvedimento di fermo emesso dal Procuratore della Repubblica Gregorio Capasso e dal Procuratore Aggiunto di Latina Luigia Spinelli, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Ibrahim Dibba, il cittadino gambiano ucciso lo scorso 16 settembre a Latina, in viale XXIV Maggio.
Leggi anche:
OMICIDIO DELL’IMMACOLATA, IL GIUDICE SUL KILLER SEDICENNE: “FUORI CONTROLLO, VA FERMATO”
Il giovane di 21 anni, Gaetano Mattiuzzo, figlio di una Di Silvio, in un primo momento non era stato rintracciato per l’esecuzione del provvedimento e dichiarato irreperibile, ma era rimasto al centro delle ricerche condotte senza soluzione di continuità dagli investigatori della Squadra Mobile.

Questa mattina, il giovane, accusato dell’omicidio in concorso col sedicenne Di Silvio (autore materiale del delitto) e Ferdinando “Pescio” Di Silvio, ha quindi deciso di consegnarsi spontaneamente alla Polizia di Stato, presentandosi negli uffici della Questura. Allo stato, quindi, risultano arrestati il sedicenne e “Pescio” Di Silvio e in stato di fermo Mattiuzzo, il cui interrogatorio di convalida avverrà nei prossimi giorni dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano.
Con la sua presentazione salgono così a tre i provvedimenti di fermo eseguiti dalla Squadra Mobile di Latina, guidata dal dirigente Giuseppe Lodeserto, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina e dalla Procura per i minorenni di Roma per l’omicidio consumato il 16 settembre scorso.
Sono in corso le attività di indagine per l’esatta ricostruzione dell’evento omicidiario e delle singole responsabilità, in particolare per rinvenire l’arma con cui il sedicenne ha freddato Dibba con due colpi all’addome. Oggi, peraltro, le due Procure di Roma e Latina hanno conferito l’incarico al medico legale Maria Cristina Setacci per l’esame autoptico sul corpo di Dibba.
A Mattiuzzo è contestato l’omicidio in concorso, poiché sarebbe stato presente nell’auto Kia Picanto che da Via Virgilio si è mossa in Viale XXIV Maggio dove il sedicenne Di Silvio ha ucciso Ibrahim Dibba. Un omicidio pluriaggravato dai futili motivi e dalla premeditazione. Il movente, come noto, sarebbe stato lo schiaffo di Dibba rifilato al sedicenne nei pressi delle cosiddette torri gemelli di Via Pionieri della Bonifica il 15 settembre. Il gambiano avrebbe reagito in quel modo perché non gli erano stati pagati dei “lavoretti” illeciti commissionati dai Di Silvio. Al che, il sedicenne avrebbe sparato alcuni colpi, non riscontrati dalla Polizia di Stato. Il giorno successivo, 16 settembre, il sopralluogo dei Di Silvio al Villaggio Trieste con la Kia Picanto noleggiata e, infine, l’esecuzione dell’africano all’interno della circonvallazione, ossia nel centro di Latina.
Le posizioni più compromesse, anche con l’ausilio delle due testimonianze chiave – l’algerino testimone oculare degli spari e la compagna di Dibba, la cui versione è definita parzialmente attendibile dal gip dei minorenni di Roma – sono quelle del sedicenne autore materiale dei colpi d’arma da fuoco e di Ferdinando “Pescio” Di Silvio, cugino di secondo grado e leader del gruppo.
Ad essere indagato, al momento a piede libero, è E.E., 27enne di Mugnano di Napoli, compagno della Di Silvio a cui era intestato un comodato gratuito il noleggio della Kia Picanto. Il campano sarebbe stato alla guida intorno alle 19,30 presso il Villaggio Trieste dove i Di Silvio stavano facendo il sopralluogo prima del delitto. Non è al mometo provato, però, che fosse stato alla guida anche in Viale XXIV, ossia circa quaranta minuti dopo quando il sedicenne, scortato da “Pescio”, è sceso e ha fatto fuoco contro Dibba.
Mattiuzzo è accusato in concorso con “Pescio” Di Silvio di aver partecipato all’omicidio commesso dal sedicenne, procurandosi l’auto Kia Picanto e la pistola da cui sono stati sparati i proiettili calibro 9 mm corto. Secondo gli inquirenti, Mattiuzzo si trovava all’interno dell’auto quando alle 19,32 il mezzo si trovava al Villaggio Trieste. Il 21enne è stato inoltre ripreso dalle telecamere di videosorveglianza quando, dopo appena tre minuti circa rispetto alla consumazione dell’omicidio, è sceso dall’autovettura Kia Picanto alle ore 20.16 circa, insieme al sedicenne killer, che poco prima aveva esploso i colpi d’arma da fuoco, per dirigersi con quest’ultimo a casa di un altro uomo a Campo Boario. Quest’ultima evenienza, secondo la Procura di Latina, dimostra che Mattiuzzo era presente anche quando il sedicenne ha sparato e si trovava all’interno dell’auto.
Mattiuzzo sarebbe scesco dall’auto anche in un’altra circostanza. Alle ore 19,35 quando si trovava con “Pescio”, il sedicenne e il campano presso il Villaggio Trieste per fare il sopralluogo e cercare Dibba. A incastrare Mattiuzzo, secondo la Procura, sono le annotazioni della Squadra Mobile di Latina che ha analizzato le telecamere le quali hanno immortalato la banda sia al Villaggio Trieste che a Campo Boario nelle fasi precedenti e successive all’omicidio.
Dopo il delitto, una volta scaricati il sedicenne e Mattiuzzo presso le torri gemelle di Campo Boario, la Kia Picanto nera è ripartita con all’interno “Pescio” Di Silvio che la guidava e identificato sia dalla compagna di Dibba che dall’algerino. Tutti e tre, peraltro, così come la Di Silvio a cui era intestata l’auto a noleggio, abitano in via Pionieri della Bonifica. La macchina è stata individuata per un particolare: il mancato funzionamento della luce di stop posteriore sinistra. Dirimenti anche le registrazioni di videosorveglianza estratte dalle telecamere della ABC Latina iche immortalano l’auto percorrere, dopo l’omicidio, Via Nasi e Via Pionieri della Bonifica.
Mattiuzzo è stato identificato attraverso l a comparazione del viso con le immagini estrapolate da Facebook, che lo riprendono in posa di gruppo insieme a “Pescio” Di Silvio, al fratello di quest’ultimo, Mirko Di Silvio (non indagata per l’omicidio, ma di cui è sospettata la presenza nel corso del sopralluogo al Villaggio Trieste), e al sedicenne killer. Particolare dirimente anche un tatuaggio sul dorso della sua mano destra.
Il 21enne è stato riconosciuto anche nell’ambito di un’altra indagine in corso di svolgimento e soprattutto è il figlio di Gianluca Mattiuzzo e Maria Giuseppina Di Silvio, quest’ultima sorella di Costantino “Patatino” Di Silvio, padre di “Pescio” e in carcere per l’omicidio Buonamano, e figlia di Ferdinando Di Silvio detto “Il Bello”, ucciso nell’estate del 2003 con un’autobomba sul lungomare di Latina. Mattiuzzo, inoltre è stato fermato e controllato in diverse circostanze con persone appartenenti alla famiglia Di Silvio e De Rosa.
Gianluca Mattiuzzo, 44 anni, il padre del 21enne, è stato condannato a 12 anni nel noto processo “Caronte” che ha messo al centro la cosiddetta guerra criminale tra i Ciarelli/Di Silvio (ossi i clan rom di Latina uniti per l’occasione) e la malavita non rom latinense. Mattiuzzo senior, avendo sposato la figlia de Il Bello, fu un vero e proprio soldato per i Di Silvio e fu incaricato di uccidere colui che era stato individuato dagli “zingari” come l’autore del tentato omicidio di Carmine Ciarelli, avvenuto il 25 gennaio 2010. Come noto, dopo quel fallito attentato, derivarono i due omicidi eccellenti di Massimiliano Moro e Fabio “Bistecca” Buonamano.
L’allora 28enne Mattiuzzo nel settembre 2010, anche Gianluca Mattiuzzo (al servizio dei Ciarelli-Di Silvio), anche lui coinvolto nel processo Caronte, accettò di uccidere Gianfranco Fiori (individuato come l’autore del tentato omicidio di Carmine Ciarelli), nel frattempo trasferitosi fuori Latina, a Cervinia. Un tentativo che non andò a buon fine.
Tornando all’omicidio Dibba, per gli inquirenti Mattiuzzo ha partecipato ai sopralluoghi preliminari all’omicidio, facendo anche parte del gruppo che ha compiuto l’agguato mortale. La latitanza del 21enne è durata sette giorni ossia da quando è stato emesso il fermo. Sin da principio era concreto il pericolo di fuga, dal momento che le dichiarazioni della compagna di Dibba trasmesse da Rai Tre e Lazio Tv avevano già chiarito che, a uccidere Dibba, era stato un gruppo di “zingari” di Latina.
L’arresto di Mattiuzzo chiude il cerchio su quella che è la banda la quale spadroneggia alle torri gemelle di Campo Boario, gestendo lo spaccio di crack e altre droghe e dilettandosi con i cavalli, in totale spregio delle regole. Ciò che emerge dall’omicidio è che le le nuove leve dei Di Silvio del Gionchetto sono a tutti gli effetti attive negli affari illeciti. Il delitto Dibba, commesso per un semplice schiaffo, è stato probabilmente il corollario alla loro ricercata fama criminale, vivendo nel mito di genitori, zii e parenti che, sedici anni fa, misero a ferro e fuoco la criminalità pontina con due omicidi eccellenti e una serie rilevante di intimidazioni e gambizzazioni. Aver fatto fuori un piccolo spacciatore per un affronto da niente significherà per loro, in una logica bestiale, l’affermazione della loro fama criminale, al netto che i maggiorenni rischiano l’ergastolo.
