Spari nella serata di mercoledì 16 settembre, a Latina. Ucciso in via XXIV Maggio, vicino alla chiesa dell’Immacolata.
La vittima dell’omicidio in via XXIV Maggio era un cittadino gambiano, classe 1999, risultato irregolare sul territorio nazionale e già destinatario di un provvedimento di espulsione. Si chiamava Ibrahim Dibba e, da quanto emerso dai primi accertamenti, non risultava gravata da precedenti penali, pur annoverando alcuni pregiudizi di polizia di lieve entità.
“Sono in corso serrate indagini da parte della Squadra Mobile della Questura di Latina, sotto la Direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica, finalizzate a ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e a individuare il responsabile o i responsabili”, spiega una nota della Questura. Nella giornata di oggi, la Procura di Latina nominerà il medico legale che svolgerà l’autopsia: un esame essenziale per capire come è stato ucciso Dibba.
Di certo il 27enne senza fissa dimora, che frequentava la Caritas del Villaggio Trieste, ha subito due colpi all’addome. Colpi sparati per uccidere il 27enne originario del Gambia che stava camminando sulla cosiddetta circonvallazione di Latina, all’altezza del distributore di benzina che si trova in via XXIV Maggio, vicino al luogo sacro della Chiesa dell’Immacolata, a due passi dal Tribunale di Latina e dall’Università e, in linea d’aria, non distante dalla Procura di Via Ezio che sta indagando coordinando la Squadra Mobile della Questura di Latina.
Il giorno dell’omicidio l’allarme è scattato intorno alle ore 20,30 e sul posto sono intervenuti Polizia e sanitari del 118 che hanno provato a rianimare il 27enne, per poi caricarlo sull’ambulanza. I colpi di arma da fuoco sono stati esplosi intorno a quell’ora da un’utilitaria di colore scuro che poi ha accelerato. A bordo, probabilmente due persone. Nei pressi della chiesa Immacolata, sono accorse le forze dell’ordine che hanno chiuso la strada nell’area di Villaggio Trieste. Sul posto gli agenti della Squadra Mobile di Latina con il dirigente Giuseppe Lodeserto, oltreché ai poliziotti della Scientifica.
Soccorso il 27enne, che si è accasciato sul marciapiede ed è rimasto ferito, tanto da essere condotto all’ospedale Santa Maria Goretti in codice rosso. La vittima, pur senza fissa dimora, viveva nel capoluogo pontino da circa 7-8 anni: aveva un lavoro fino a qualche tempo fa, mentre al momento era disoccupato.
Un episodio grave non solo di per sé. Due notti prima, alcuni spari misteriosi di un uomo in Via Mameli, apparentemente per un diverbio amoroso. La notte successiva, invece, sono stati sentiti alcuni spari in Via Pionieri della Bonifica, nel quartiere di Campo Boario.
A distanza di un anno, dopo la stagione delle bombe, è arrivata la sequela di spari e l’uomo morto. Le dinamiche che hanno portato all’esecuzione del trentenne inducono a pensare ad un agguato nell’ambito del mondo della droga. La zona degli spari si trova vicino al Villaggio Trieste dove negli ultimi anni è salita la tensione tra stranieri e italiani per lo spaccio nel quartiere.
Il trentenne è morto subito dopo al pronto soccorso del Goretti di Latina. Non c’è stato niente da fare, nonostante i tentativi di rianimazione. Si è trattato di un omicidio e le ipotesi parlano di un esecuzione realizzata da due giovani. La Polizia ha ascoltato due testimoni che avrebbero sentito sparare ben tre colpi dall’auto che si è avvicinata all’uomo, per poi ripartire di corsa. Un altro testimone, amico della vittima, avrebbe riferito di una discussione avvenuta poco prima dell’omicidio tra l’uomo ucciso e altre persone. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private per ricostruire la fuga e il percorso del veicolo: si tratta degli impianti dell’Università e del distributore di benzina, anche se potrebbero essere state acquisite altre immagini sulla circonvallazione, la strada dove è passata l’auto dell’agguato.
Tra le ipotesi che si stanno facendo largo, suffragate anche dalla testimonianza della compagna dell’uomo resa alla trasmissione “Monitor” su Lazio Tv, c’è che il 27enne sarebbe stato attirato verso Via XXIV Maggio da un conoscente, per poi essere ucciso dall’auto in corsa. Fosse così, si tratterebbe di un omicidio premeditato. Ma chi aveva pestato i piedi il 27enne del Gambia? “Stavamo insieme da 6 mesi, abitavamo insieme e sono incinta – racconta la compagna a Lazio Tv -. Ieri sera eravamo qui sulle scale al Villaggio Trieste, è venuto un uomo e ha detto vieni con me, dopo un po’ ho sentito 3-4 colpi, sono corsa e l’ho visto a terra. Questo era un suo vecchio amico-nemico, un algerino o marocchino. Avevano litigato qualche mese fa, poi ieri sera a sorpresa è tornato. È stata un trappola”. Da tempo, al Villaggio Trieste, i pusher africani e nordafricani sono mal visti dalla criminalità locale che vuole continuare a spacciare in quel luogo e anche dai residenti che si sono costituiti in un comitato di quartiere.
Chi ha ucciso il 27enne, lo ha fatto con queste modalità proprio perché contava meno di niente, ma era al contempo un simbolo. Uno che, da ciò che emergere, aveva osato litigare, alzare la voce e ha pagato con la vita.
“Conosceva gli zingari di Latina – spiega ancora la compagna -, si fidava di loro e l’altra sera era andato proprio da loro per avere dei soldi. Gli zingari avevano un debito con lui, aveva fatto un lavoretto per loro e loro non lo avevano pagato. Hanno litigato, lui voleva i suoi soldi. Non so che tipo di lavoro aveva fatto. Ha litigato con gli zingari e se ne andato. Quando l’ho conosciuto spacciava e poi piano piano si è lasciato tutto indietro. Voleva lasciare questo mondo. Voglio sapere perché è morto. Se volevano mandare un messaggio potevano sparare ad un piede, fare altro. Voglio sapere perchè ha dovuto pagare con la vita”.
Secondo il racconto della donna, quella macchina da cui sono partiti i colpi girava da un po’ per il quartiere del Villaggio Trieste. Subito dopo l’omicidio, la Polizia ha trovato un’auto abbandonata a Campo Boario. Non è ancora dato sapere se si tratta dell’auto utilizzata per l’agguato. Di certo è un’auto a noleggio, tanto che il gestore della ditta è stato ascoltato in Questura. Si tratta della stessa ditta che spesso ha fornito le auto a pezzi di criminalità pontina per commettere affari illeciti.
Ad ogni modo, la testimonianza della compagna incinta del 27enne può costituire una vera e propria svolta alle indagini. È probabile che chi indaga abbia già chiaro il quadro e voglia trovare riscontri per accuse solide.
