“SI IMPONEVANO SUI PIÙ DEBOLI”, LA SENTENZA CHE CONDANNA GLI AGUZZINI DEL CENTRO A LATINA

Rapine ed estorsioni ai danni di minorenni a Latina: pubblicate le motivazioni di condanna per i due giovani di Latina

Sono state pubblicate le motivazione delle due condanne rimediate a giugno scorso dai due giovani di Latina: Kim Gavin Murorunkwere, classe 2004, e Rachid Morchidi, classe 2006. Accusati di rapine e estorsioni commesse ai danni di alcuni giovani del capoluogo, in luogo centrali della città, furono pesanti le pene comminate nei loro confronti.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, infatti, nell’ambito del rito abbreviato, ha condannato a 6 anni e 4 mesi Kim Gavin Murorunkwere, assistito dagli avvocati Emanuele Farelli e Amleto Coronella e a 6 anni Rachid Morchidi, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia. Prima della sentenza, Kim Murorunkwere ha rilasciato spontanee dichiarazioni sostenendo di essersi pentito di ciò che ha fatto e che il carcere gli ha permesso di capire i suoi errori. Il giovane ha chiesto scusa.

A fine novembre scorso, si era svolto, in Questura, a Latina, l’incidente probatorio richiesto dal pubblico ministero Giuseppe Miliano, in cui erano state ascoltate le sei vittime delle prepotenze commesse in centro dai due giovani arrestati a fine estate 2025 dalla Polizia di Stato. Le vittime, accompagnate dai genitori, erano state chiamate a riconoscere i due presunti aguzzini e l’esito era stato parziale: non in tutti i casi vi era stata conferma dalle vittime sui due indagati. L’incidente probatorio prevedeva la presenza del giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di arresto, Giuseppe Cairo.

Nel corso della testimonianza, i giovani erano stati chiamati a riconoscere i due indagati che si trovavano all’interno di una stanza insieme a due persone somiglianti. Murorunkwere è stato riconosciuto da tutte e sei le vittime, mentre Morchidi è stato riconosciuto da quattro ragazzi su sei. 

Entrambi di Latina, uno di origine nordafricana, l’altro africana, sono stati arrestati per varie prepotenze commesse ai danni di ragazzi minorenni a Latina. Vestiti con cappelli e T-shirt di Gucci, scarpe Nike a suola alta, tatuaggi raffiguranti ragni nelle ragnatele, i due ventenni sono facce note nei circuiti giovanili: “Ce l’hai due spicci“, è la frase di rito con cui iniziava la prepotenza e l’incubo per le vittime.

Le indagini hanno accertato che i due giovani avrebbero agito in concorso tra loro, utilizzando violenza e minacce per costringere diverse vittime minorenni a consegnare loro denaro e beni. Tra gli episodi contestati, vi sono minacce dirette con frasi intimidatorie, uso di violenza fisica e sottrazioni di denaro contante e carte prepagate.

Tra i casi più significativi, alcune minacce rivolte a giovani per farsi consegnare somme di denaro anche molto contenute, ma con modalità che hanno generato grande paura nelle vittime. In un episodio, una vittima è stata bloccata con la forza e costretta a consegnare una somma di denaro, mentre in un altro caso sono stati sottratti oggetti e contanti dopo una colluttazione.

Tra estorsioni e rapine, sono sei i capi d’imputazione di cui dovevano rispondere i due giovani. Episodi accaduti nel mese di agosto 2025. In un caso, dopo aver stretto al collo un ragazzo, i due ventenni pretesero dal ragazzo vittima di violenza una somma di 10 euro. Morchidi, accanendosi sempre verso lo stesso ragazzo, si faceva consegnare la somma di 20 euro, spacciandosi per un personaggio molto temuto negli ambienti giovanili: “Non mi va di litigare, dammi i soldi”. Questo è stato il tenore delle prepotenze.

Tra i casi più significativi, alcune minacce rivolte a giovani per farsi consegnare somme di denaro anche molto contenute, ma con modalità che hanno generato grande paura nelle vittime. In un episodio, una vittima è stata bloccata con la forza e costretta a consegnare una somma di denaro, mentre in un altro caso sono stati sottratti oggetti e contanti dopo una colluttazione.

In un’altra circostanza, il 17 agosto 2025, i due ventenni si sono accaniti contro un altro giovane, rubandogli il borsello contenente appena 5 euro. E via così. Lo stesso giorno, un altro giovane estorto per appena 8 euro e minacciato inequivocabilmente: “Dammi i solidi, sono un campione di pugilato”.

L’11 agosto 2025, a finire sotto le grinfie dei due sedicenti pugili, sono due ragazzi. Li minacciano dicendo loro che hanno un coltello e si fanno consegnare 15 euro, più una carta prepagata, oltreché a 5 euro in monete. Nella stessa circostanza, altre piccole somme estorte anche a un terzo ragazzo che aveva raggiunto gli altri due: 10 euro.

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Il Gip Mattioli scrive nella sentenza di condanna che “le evenienze di fatto illustrate fondano un giudizio di colpevolezza pacifico a carico degli imputati in ordine ai reati contestati, residuando dubbi solo in ordine alla penale responsabilità di Morchidi”, rispetto ad un’unica accusa. Inoltre “le dichiarazioni delle persone offese, che hanno riferito i fatti in maniera chiara e precisa, senza incorrere in nessuna contraddizione, nonostante le plurime audizioni, con ricostruzioni perfettamente coincidenti rese da tutte le vittime di ogni singolo episodio, devono ritenersi pienamente attendibili”.

I giovani estorti “hanno chiaramente rappresentato di avere consegnato il denaro richiesto non già spontaneamente, bensì in conseguenza dello stato di intimidazione generato dalle condotte e dalle espressioni minacciose degli imputati, sicché la dazione del denaro costituisce l’effetto diretto della costrizione psicologica esercitata dagli stessi”.

Morchidi e Murorunkwere hanno agito “secondo un modus operandi collaudato e reiterato, caratterizzato dall’avvicinamento delle vittime in condizioni di superiorità numerica, dalla formulazione di richieste di denaro accompagnate da espressioni intimidatorie e dalla conseguente acquisizione delle somme pretese”. I due aguzzini hanno operato “nella piena consapevolezza dell’illegittimità delle proprie pretese e dell’efficacia coercitiva della condotta posta in essere; la minaccia di possibili conseguenze fisiche, resa manifesta sia attraverso il contesto dell’azione sia mediante le espressioni utilizzate, si è rivelata idonea a comprimere la libertà di autodeterminazione dei minori coinvolti, inducendoli alla consegna del denaro richiesto”. Murorunkwere minacciava uno dei giovani, con un frase esemplificativa: “Dammi i soldi, sono un campione di pugilato”.

Tutte le “condotte si sono caratterizzate per modalità aggressive e intimidatorie non trascurabili, consistite in aggressioni fisiche, blocchi della libertà di movimento, minacce di possedere un coltello, evocazione della propria capacità di sopraffazione fisica e sfruttamento di una evidente posizione di superiorità numerica”.

Le azioni violente dei due ventenni hanno così provocato “un diffuso timore in tutta la comunità locale per le ripetute aggressioni ai danni di minorenni che uscivano la sera per fare una passeggiata, unitamente al timore generato nelle giovani vittime che, evidentemente temendo ritorsioni, hanno omesso di fornire un contributo significativo alla ricostruzione di ulteriori episodi risultanti dagli atti ma non contestati”. Le circostanze “rendono evidente che non si tratta di episodi isolati ma di quotidiani comportamenti posti in essere dagli imputati, avvezzi ad imporsi con prepotenza su soggetti più deboli, da cui gli stessi traggono il loro sostentamento”.

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