Concorsopoli, la Asl licenzia il settimo dipendente che aveva vinto la prova finita nel processo che ha visto alla sbarra l’ex senatore del Partito Democratico, Claudio Moscardelli
Tramite una delibera pubblicata il 31 agosto e firmata dalla direttore generale Sabrina Cenciarelli, la Asl di Latina ha provveduto a licenziare il settimo dipendente che aveva vinto uno dei due concorsi finiti nel processo che ha portato alla condanna in primo grado, per istigazione alla rivelazione del segreto d’ufficio, dell’ex senatore del Partito Democratico Claudio Moscardelli.
Il dipendente è stato sottoposto a procedimento disciplinare dinanzi alla Commissione U.P.D. Area Comparto della ASL di Latina per la violazione dell’articolo 35 del D. Lgs. n. 165/2001, il quale dispone che l’assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro tramite
procedure selettive conformi ai principi del comma 3 (imparzialità dell’espletamento, adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire) volte all’accertamento della professionalità.
Secondo la Asl, il dipendente ha violato anche l’articolo 97 della Costituzione, il quale, sancendo che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, prescrive la previsione del concorso pubblico inteso come meccanismo neutrale di selezione tecnica per l’accesso ai ruoli dell’amministrazione pubblica, con la duplice ratio di assicurare l’eguaglianza e la parità di condizioni tra tutti i cittadini per l’accesso agli uffici pubblici e, al contempo, quella di porre il concorso come necessaria garanzia di efficienza dell’amministrazione pubblica, nonché del migliore esercizio dell’azione amministrativa e dei pubblici poteri.
Si tratta solo dell’ultimo provvedimento in termini temporali preso dall’Asl di Latina che, a luglio scorso, ha proceduto ha licenziare quattro dipendenti, anche loro vincitori del concorso finito nel processo che ha visto alla sbarra Claudio Moscardelli, il dirigente Asl Claudio Rainone e il funzionario Asl Mario Graziano Esposito.
In quel caso, tra coloro ad essere licenziati furono anche l’attuale assessore del Comune di Minturno, Pierpaolo Tomao, e Matteo Di Domenico, figlio dell’esponente politica di Gaeta, Pina Rosato. Ad agosto, invece, sono scattati i licenziamenti per i due imputati: Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito.
La Asl di Latina, infatti, con due delibere firmate dal direttore generale Sabrina Cenciarelli, ha licenziato senza preavviso i due dipendenti coinvolti nel processo sullo scandalo dei concorsi apparecchiati: Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito. Entrambi, nel 2021, dopo gli arresti, erano stati anche sospesi dalla Asl con decurtazione dello stipendio al 50%.
A dicembre 2025, si è concluso, dopo oltre 4 anni di udienze (la prima è datata 1 ottobre 2021) e tre presidenti di collegio cambiati (dapprincipio Aldo Morgigni, poi Laura Morselli, infine il definitivo Mario La Rosa), il processo con giudizio immediato in primo grado. Nel corso delle indagini, a luglio 2021, Moscardelli finì agli arresti domiciliari; poche settimane prima ai domiciliari erano stato ristretti Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito. Le ordinanze erano state firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario.
Il 12 dicembre scorso, dopo tre ore di camera di consiglio, il terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Mario La Rosa (Presidente), Francesca Zani e Paolo Romano, ha emesso la sentenza: 3 anni e 6 mesi per Rainone (comminata anche l’interdizione dai pubblici uffici); 2 anni per Esposito; 1 anno per Moscardelli, unicamente per la rivelazione di segreto d’ufficio. Assolti Rainone e Moscardelli dal reato di corruzione. Concessa per tutti la sospensione condizionale della pena. Gli imputati sono stati condannati a risarcire in separata sede civile solo gli enti, tra cui l’Asl di Latina, mentre non è stato riconosciuto il risarcimento per le altri parti civili, tra cui due donne che avevano partecipato ai concorsi incriminati.
Il processo sui concorsi della Asl è nato, come noto, da due indagini separate – una della Squadra Mobile di Latina e l’altra della Guardia di Finanza di Latina -, poi unite in un unico procedimento giudiziario, che hanno messo sotto la lente altrettanti procedure: quella da 23 posti come collaboratore amministrativo professionale cat. D indetto in forma aggregata tra Asl di Roma 3, Asl Latina (ente capofila), Asl Viterbo e Asl Frosinone e quella da 70 posti di assistente amministrativo-categoria C, indetto in forma aggregata tra Asl di Frosinone, Latina (ente capofila), Viterbo e Roma 3.
All’ex senatore dei Dem Moscardelli, nonché ex membro della Commissione parlamentare Antimafia, venivano contestate le ingerenze per far sì che due candidati al concorso da 23 posti – l’ex Presidente del Consiglio Comunale di Minturno Giuseppe Tomao (oggi di nuovo assessore all’urbanistica nella Giunta Stefanelli a Minturno) e il figlio dell’esponente politica di Gaeta (Pina Rosato), Matteo Di Domenico (destinatari di un avviso conclusioni indagini per una costola del procedimento penale) – fossero agevolati nel superamento delle prove d’esame, con tanto di domande concordate con uno degli altri tre imputati: Claudio Rainone all’epoca Presidente della Commissione d’esame ed ex Direttore amministrativo facente funzione dell’Asl di Latina (oltreché a direttore Uoc Reclutamento, funzione da cui il manager della sanità è stato sospeso). Rainone e il funzionario dell’Asl Mario Graziano Esposito dovevano così rispondere di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti di ufficio. Moscardelli, invece, era accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione.
Nelle motivazioni, i giudici scrivono che “si ritiene dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità di Rainone Claudio e Esposito Mario Graziano” in ordine alla falsità ideologica in atti pubblici. I due hanno avuto “piena consapevolezza dell’illiceità del loro agire e della rilevanza penale”. Insussistente invece, per il Tribunale di Latina, la rivelazione di segreto d’ufficio perché, al di là della folta presenza di parenti e figli di, “non vi è altra emergenza processuale che dimostri l’effettiva comunicazione delle batterie dei quiz”.
Per quanto riguarda le risposte o i cosiddetti “pensierini” fornite da Rainone ai partecipanti al concorso, favoriti di Moscardelli, il Tribunale è chiaro: “il tenore dei dialoghi è intellegibile non richiedendo alcuno sforzo interpretativo per la sua comprensione. Emerge con evidenza che Rainone indirizzi le prove orali che avrebbero dovuto tenersi il giorno seguente, chiedendo ai candidati di indicare quale macro-argomento avrebbero preferito per la domanda posta dal presidente della commissione, ossia il Rainone”.
