TENTA DI SEQUESTRARE UN BAMBINO A LATINA: CONDANNATO A 5 ANNI DI RECLUSIONE

Tentato sequestro di minore: il 34enne iracheno è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina

5 anni di reclusione. È questa la pena comminata, col rito abbreviato, dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, al 34enne originario dell’Iraq, Mohamed El Jebouri, assistito dagli avvocati Francesco Cossa e Teodora Gabrieli. Il pubblico ministero Antonio Priamo aveva chiesto una pena più alta di 1 anno, oltreché ad una multa di 2mila euro.

“Disagio sociale”, con queste due parole sintetizzava l’avvocato difensore Cossa il caso del 34enne iracheno, arrestato lo scorso 8 marzo, con la grave accusa di tentato sequestro di un bambino di 5 mesi. L’uomo ha dovuto rispondere dell’accusa di aver tentato di strappare dalle mani della madre il suo bambino appena nato, mentre era seduta in un’auto, parcheggiata nell’area di fronte al supermercato Carrefour in zona Piccarello, a Latina.

Il 34enne, proveniente dalla città di Mosul, falcidiata dalla guerra in Iraq, aveva spiegato al magistrato, nel corso dell’interrogatorio di convalida dell’arresto, di essere venuto in Europa tramite la via balcanica. Il primo approdo era stato la Germania, poi la Svizzera, infine Como. Da lì, sapendo che a Latina cercavano lavoro nei campi, il 34enne era arrivato in terra pontina dove si era stabilito. L’uomo, incensurato, era ospite del dormitorio di Latina e, quella domenica sera di marzo, dopo essersi scolato una bottiglia intera di “Jack Daniels” aveva iniziato a vagare per il parcheggio del Carrefour. Secondo la versione fornita al magistrato, il 34enne, completamente ubriaco, sarebbe andato a urtare contro l’auto dove era ferma la donna e il bambino. In pratica, secondo la difesa, non era in grado di poter perseguire la condotta che gli viene contestata, mancando anche il movente.

Tuttavia, con l’aiuto dell’interprete dall’arabo, il 34enne aveva negato di aver aperto l’auto, né di aver preso il bambino. L’avvocato difensore Cossa, che escludeva l’ipotesi di sequestro, aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari, Paolo Romano, una misura meno afflittiva rispetto al carcere dove l’uomo è tuttora ristretto. “Manca il movente del presunto tentato sequestro”, aveva detto il legale difensore, diversamente dalla Procura che aveva chiesto e ottenuto il carcere.

Il caso, come detto, risale alla giornata dell’8 marzo quando la Polizia di Stato di Latina aveva tratto in arresto l’uomo di nazionalità irachena, classe 1992, ritenuto responsabile di tentato sequestro di persona e porto di armi o oggetti atti ad offendere.

L’allarme era scattato nel tardo pomeriggio, intorno alle ore 19, quando la sala operativa della Questura aveva ricevuto una segnalazione da parte di un cittadino riguardante un possibile tentativo di rapimento all’interno del parcheggio di un supermercato della città: si trattava del parcheggio del Carrefour ubicato al Piccarello. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della squadra volante intervenuti, il richiedente aveva notato un uomo aggirarsi tra le auto in sosta in modo sospetto e, considerandolo pericoloso, lo aveva invitato ad allontanarsi.

Poco dopo, l’uomo sarebbe stato visto avvicinarsi ad una vettura parcheggiata, dove sui sedili posteriori vi era un bimbo insieme alla madre. La madre del piccolo, seduto nel seggiolino posteriore, aveva dichiarato agli agenti che l’uomo aveva aperto la porta del veicolo tentando di portare via il bambino. La sua immediata reazione e le urla avevano impedito il rapimento e richiamato l’attenzione del padre e di altri presenti. Insieme a un cittadino che aveva inizialmente segnalato la presenza sospetta, il padre aveva inseguito e bloccato l’uomo fino all’arrivo della volante.

Durante la perquisizione, all’uomo era stato trovato addosso un martello in gomma, strumento che poteva essere utilizzato come oggetto contundente. Dopo l’identificazione e il fotosegnalamento, era emerso che risultava irregolare sul territorio nazionale.

Vista la gravità dei fatti, l’uomo era stato arrestato e, su disposizione del pubblico ministero di turno, condotto in carcere in attesa della convalida dell’arresto.

Al termine dell’interrogatorio, il gip Paolo Romano aveva convalidato l’arresto e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 34enne, così come aveva richiesta il sostituto procuratore di Latina, Simona Gentile. Oggi, la condanna per l’uomo che rimane in carcere.

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