Dopo undici anni, esce dal carcere Angelo Travali detto “Palletta”: il 40enne di Latina, ritenuto dalla DDA, a capo dell’omonimo clan
È uscito dal carcere siciliano dove si trovava recluso, in quanto l’autorità giudiziaria ha concesso la detenzione domiciliare per motivi di salute. Angelo Travali detto “Palletta”, 40enne di Latina, si stabilirà nella provincia di Roma per motivi di incompatibilità a risiedere a Latina o in qualche centro della provincia.
Travali ha finito di scontare la pena derivante dal processo denominato “Don’t Touch” che, undici anni fa, portò all’arresto ai membri di quella è stata considerata dallo Stato un’associazione per delinquere semplice finalizzata ai reati di spaccio di sostanze stupefacenti e estorsioni. Considerati a capo del sodalizio, oltreché a lui, il parente Costantino “Cha Cha” Di Silvio
Nel frattempo, Angelo Travali ha dovuto affrontare numerosi processi a suo carico, tra cui quello importante è stato sicuramente quello derivante dall’operazione antimafia “Reset”. In tale processo, che pende in Corte d’Appello, Travali è considerato il boss del sodalizio insieme al fratello Salvatore Travali detto “Bula”. Come noto, a gennaio 2025, il Tribunale di Latina ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di associazione mafiosa dedita al narcotraffico, condannando solo sette imputati su 31 per reati singoli. Angelo Travali è stato condannato in primo grado il fratello Salvatore Travali e Angelo Morelli (10 anni a testa) e Costantino “Cha Cha” Di Silvio (8 anni e 4 mesi).
Leggi anche:
RESET, CROLLANO LE ACCUSE DELL’ANTIMAFIA: PER IL TRIBUNALE DI LATINA NON C’È UN CLAN TRAVALI-DI SILVIO
È diventata definitiva la condanna in capo ad Angelo Travali per quanto riguarda il processo “Status Quo”, in cui Procura e Carabinieri hanno ricostruito di come i parenti del capo avessero continuato a spacciare nel feudo dei Palazzoni di Latina.
La Corte Suprema aveva annullato la condanna solo per ricettazione in capo ad Angelo Travali (reato prescritto), confermando le accuse per la gambizzazione contro Marco Urbani, il tabaccaio di Latina raggiunto, in Via dei Mille, da colpi d’arma da fuoco nel 2014. La nuova condanna per “Palletta” Travali, stavolta definitiva, è di 4 anni, rispetto ai 4 anni e 2 mesi di reclusione comminati dalla Corte d’Appello. Proprio per quella gambizzazione, Travali fu arrestato il 24 agosto 2015, pochi mesi prima che, ad ottobre dello stesso anno, scattassero gli arresto per la nota operazione “Don’t Touch”.
Recentemente, Angelo Travali è stato condannato alla pena di 5 anni e 4 mesi in primo grado dal Tribunale di Latina per un’altra estorsione commessa per un debito di droga ai danni di un uomo a Cisterna di Latina. Un processo esplicativo di ciò che è stato e probabilmente è tuttora il potere di assoggettamento del territorio derivante dall’appartenenza al clan Travali-Di Silvio a Latina e provincia.
Un processo, come accennato, non semplice che ha stabilito ancora una vota che avere a che fare con un Travali non è agevole, nonostante il 40enne Angelo si trovasse ininterrottamente in carcere dal 2015. Forse era questa la motivazione che aveva spinto la moglie di uomo picchiato a Cisterna nel lontano marzo 2014 a contraddire praticamente in toto quanto dichiarato in sede di sommarie informazioni ai Carabinieri, tanto da costringere l’allora pubblico ministero Andrea D’Angeli a chiedere di inviare gli atti in Procura per falsa testimonianza. Ciò era avvenuto a giugno 2024 e lo “spettacolo” si era riproposto un anno dopo, ossia il 26 giugno 2025. Quella volta a negare completamente i fatti di cui sarebbe stata vittima era stata la persona offesa. Si tratta del 55enne Roberto Lorello, già coinvolto in inchieste per spaccio e tuttora a processo per smercio di hashish.
Ma Travali, in questi anni di carcere, in cui per qualche processo è stato anche ascoltato come possibile testimone, negando tutto il negabile e gettando odio nei confronti dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, suoi ex sodali, è stato anche assolto.
L’assoluzione, ad esempio, è arrivata per l’omicidio in concorso del giovane rumeno Nicolas Giuroiu avvenuto nel marzo 2014. A maggio 2025, la prima sezione della Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione di Angelo Travali dall’accusa della DDA capitolina di aver partecipato all’omicidio. Una parola fine su una vicenda, che ha sempre visto Travali dichiararsi estraneo a questo crimine e per il quale invece la Corte di Assise di Latina lo aveva in primo grado condannato a 21 anni di reclusione.
L’omicidio Giuroiu fu particolarmente efferato: il pomeriggio dell’8 marzo 2014 in via Macchiagrande, a Borgo Sabotino, l’auto della vittima di nazionalità rumena venne speronata da un’altra auto, dopodiché Giuroiu fu sequestrato e trasferito su un’ulteriore macchina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il rumeno fu ucciso dai fratelli Mirko e Manuel Ranieri e dal connazionale della vittima, Adrian Ionut Ginca, la sera stessa e il suo corpo fu occultato in una vasca preposta alla raccolta di liquami all’interno di un’azienda agricola di Cisterna nella disponibilità di Graziano Grazioli, il cui processo per sequestro di persona, in cui era imputato insieme ai Travali, è stato estinto per mancanza di querela.
In capo a Travali rimangono altri processi, tra cui, ad esempio, un’estorsione mafiosa commessa a Latina e contestata a lui insieme a Corrado Giuliano e al collaboratore di giustizia, al tempo sodale di “Palletta”, Agostino Riccardo. Recentemente Travali è stato “protagonista” di un ulteriore grave episodio, purtroppo molto usuale nelle carceri italiane: a Benevento, infatti, gli è stato sequestro un cellulare a lui in uso con cui poteva comunicare all’esterno. Per tale motivo, il 40enne era stato trasferito nel carcere di Agrigento.
