Camping Sole Azzurro: ennesimo round della battaglia infinita tra la proprietà privata e il Comune di Latina
Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso proposto dalla Camping Sole Azzurro Società Cooperativa A R.L., difesa dall’avvocato Fabio Raponi, contro Comune di Latina, difeso dall’avvocato Alessandra Muccitelli e Agenzia delle Entrate per la riforma del Tar che, a marzo 2025, aveva a sua volta dichiarato in parte inammissibili e in parte rigettati ricorso e motivi aggiunti.
Si trattava del ricorso iscritto al registro nel 2023, integrato da motivi aggiunti, che chiedeva al Tar di annullare diversi atti del Comune di Latina in riferimento all’annosa questione del camping abusivo a Foce Verde.
Il ricorso della cooperativa chiedeva di annullare, tra le altre cose, la determina del servizio Espropri del Comune di Latina risalente al 18 agosto 2023. Quell’atto ordinava al Presidente della cooperativa Camping Sole Azzurro di sgomberare, con effetto immediato e comunque entro e non oltre il termine di 5 giorni dalla notifica, le aree del campeggio e di corrispondere al Comune di Latina, a titolo di indennità risarcitoria per occupazione senza titolo delle unità immobiliari in parola, la somma di 102.948,60 euro.
Inoltre, la determina intimava al privato di corrispondere al Comune di Latina, a titolo di indennità risarcitoria in caso di continuata occupazione senza titolo delle unità immobiliari in parola, la somma di 1,513,95 euro per ciascun mese di eventuale occupazione successivo alla data di notifica del provvedimento.
Parallelamente, si gioca la partita in campo penale dal momento che vi è stato un processo che ha dichiarato prescritto il reato contestato agli imputati, pur riconoscendo la configurabilità della lottizzazione abusiva. A giugno 2025, la Corte d’Appello di Perugia aveva sospeso nuovamente l’esecuzione della confisca del camping di Foce Verde. Una vicenda infinita, quella del campeggio ritenuto abusivo e al centro di un contenzioso imperituro tra Comune e privato, ex gestore del campeggio di Foce Verde, a Latina, che, per in inciso, è il più antico del capoluogo di provincia. Fu addirittura, nel 1963, il sindaco Angelo Onorati (Democrazia Cristiana) a concedere la licenza che permetteva agli operatori di realizzare il campeggio e accogliere i villeggianti nella Latina del boom economico.
A settembre 2024, la Corte d’Appello umbra si era pronunciata nel merito e aveva stabilito che no, non è ammissibile l’istanza di revisione della confisca del camping poiché il soggetto legittimato a chiedere la revoca della confisca era la cooperativa e non gli imputati che l’avevano proposta. L’ennesimo punto contestato, dal momento che, secondo la difesa, il codice di procedura prevede che l’istanza di revisione poteva essere proposta soltanto dal condannato.
Ora, per quanto riguarda il binario della giustizia amministrativa, la settima sezione del Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar, ritenendo i motivi del ricorso infondati. In particolare, relativamente alla sgombero, i giudizi di Palazzo Spada spiegano che il provvedimento del Comune di Latina “si inserisce obiettivamente nella filiera di atti posti in essere dal Comune per eseguire le sentenze penali che avevano definitivamente disposto la confisca dell’area in quanto abusivamente lottizzata, e dunque è in queste ultime, ossia nella funzione repressiva di un illecito, da esse presupposta, che quel provvedimento rinviene la sua giustificazione giuridica e non in una pretesa, generica ed indimostrata volontà re-vindicatoria”.
Inoltre, l’acquisizione dell’area da parte del Comue in ragione della confisca, “rappresenta l’ultimo atto della procedura di repressione degli illeciti edilizi, partita a valle delle sentenze penali, rispetto alla cui attività – seguendo un robusto e non contrastato orientamento di questo plesso giurisdizionale e di questa sezione, tenendo conto dell’importanza della finalità perseguita – si ritiene lecito per l’autorità comunale ricorrere a questa forma di autotutela, a prescindere dalla natura giuridica del bene che ne è oggetto”.
La Camping Sole Azzurro è stata condannata dalla sezione del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Roberto Chiepa, al pagamento delle spese processuale per la somma di 8mila euro.
