Le associazioni Italia Nostra – Sezione di Latina “Hubert Howard” e WWF Litorale Laziale hanno inviato nei giorni scorsi al Ministro della Cultura, al Direttore generale Musei e, per conoscenza, al Sindaco di Terracina una lettera contenente alcune osservazioni sulle criticità dello schema di Accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e il Comune di Terracina, approvato dalla Giunta comunale nell’aprile scorso.
Le associazioni hanno innanzitutto evidenziato la singolare impostazione di un’iniziativa che aveva incluso nell’Accordo beni archeologici situati nei comuni di San Felice Circeo e Sabaudia senza alcun coinvolgimento delle rispettive amministrazioni. Tale scelta ha provocato le comprensibili proteste degli enti interessati e persino il ricorso al TAR del Comune di San Felice Circeo, inducendo infine il Ministero a stralciare quei beni dall’Accordo. Ne è derivato un conflitto istituzionale tra enti pubblici proprio nel settore dei beni culturali, un ambito che avrebbe richiesto, al contrario, la massima cooperazione.
Secondo le associazioni, nello schema di Accordo manca inoltre il contenuto sostanziale che l’articolo 112 del Codice dei beni culturali attribuisce agli accordi di valorizzazione. Non vi si trovano infatti un programma operativo, la definizione degli obiettivi e delle priorità di intervento, l’indicazione delle risorse finanziarie da impiegare, né la precisa individuazione degli impegni che Ministero e Comune dovrebbero assumere.
L’Accordo appare invece principalmente orientato a disciplinare un assetto organizzativo e, in particolare, a consentire l’ingresso del Ministero nella Fondazione Città di Terracina, senza che siano esplicitate le ragioni che hanno indotto a preferirla rispetto alle altre forme di collaborazione previste dall’articolo 112 del Codice dei beni culturali, tanto più che il modello organizzativo delineato dallo schema di Accordo appare del tutto peculiare e non sembra trovare significativi precedenti nell’esperienza del Ministero.
Le associazioni hanno infine sollevato alcuni interrogativi di carattere giuridico-istituzionale. Il Ministero esercita infatti, com’è noto, le funzioni di tutela sui beni culturali. La partecipazione agli organi di governo di una Fondazione chiamata a valorizzare beni sottoposti alla medesima attività di tutela potrebbe porre, almeno sul piano teorico, alcune questioni relative alla distinzione tra il ruolo di autorità preposta alla tutela e quello di componente degli organi di un soggetto gestore. Qualora, nello svolgimento della propria attività, la Fondazione non si attenesse rigorosamente alla disciplina di tutela, come eserciterebbe il Ministero i propri poteri? Impartirebbe prescrizioni a un ente del quale è socio? E, nei casi più gravi, adotterebbe provvedimenti nei confronti di un soggetto alla cui governance partecipa?
Analoga riflessione riguarda l’eventualità che la Fondazione partecipi a procedure ministeriali per l’assegnazione di contributi destinati alla valorizzazione del patrimonio culturale.
“Sarebbe pertanto utile conoscere se esistano precedenti analoghi nell’esperienza del Ministero e quali soluzioni siano state eventualmente adottate. Italia Nostra e WWF ribadiscono di condividere pienamente l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra Stato ed enti territoriali nella valorizzazione del patrimonio culturale. Proprio per questo ritengono che una scelta così peculiare richieda una motivazione più compiuta e una più puntuale definizione dei contenuti dell’Accordo”.
