PARCO FALCONE E BORSELLINO, BANDO CHIOSCHI AL FOTOFINISH: “PUNTEGGI PENALIZZANO I GIOVANI”

Parco Falcone e Borsellino, bando chioschi al fotofinish: “5 giorni per partecipare, punteggi che penalizzano i giovani e investimenti senza garanzie di recupero”. Rischio concreto: procedura affrettata, criteri sbilanciati verso chi è già sul mercato e concessioni troppo brevi per ammortizzare l’investimento, con il pericolo di attrarre solo progetti raffazzonati

Il parco Falcone e Borsellino, oltre cinque ettari di verde nel cuore del centro storico, autentico polmone verde della città, avrebbe dovuto riaprire l’11 febbraio 2025. Riaprirà invece il 25 luglio 2026, con oltre un anno e cinque mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma originario. Un’attesa lunghissima per un’opera finanziata con oltre 5 milioni di euro di fondi PNRR, che cittadini e bambini attendono da troppo tempo di poter tornare a vivere. 

A questo ritardo si aggiungono alcune criticità che destano perplessità sulla qualità dell’esecuzione dei lavori: tra queste, punti di ruggine già visibili sulla cancellata perimetrale e il trattamento non adeguato del materiale di risulta delle lavorazioni. Aspetti che, a fronte di un investimento pubblico di questa entità e di un’attesa così prolungata, avrebbero richiesto una maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione nella direzione e nel controllo dei lavori.

“Un ritardo di questa portata su un’opera così attesa dalla città era già difficile da giustificare”, dichiara il Consigliere Comunale d’opposizione, Nazzareno Ranaldi (Per Latina Duemilatrentadue). “Una maggiore attenzione all’esecuzione dei lavori era un obbligo verso i cittadini, non un’opzione. Ma arrivare, dopo un ritardo simile, anche in affanno sui tempi dell’avviso pubblico per l’assegnazione dei chioschi, è francamente imperdonabile”.

È infatti notizia di questi giorni che, in vista della riapertura, il Comune ha indetto un Avviso Pubblico per l’assegnazione in concessione temporanea di tre posteggi destinati alla somministrazione di alimenti all’interno del parco, in attesa della realizzazione dei cinque punti ristoro permanenti previsti dal progetto. La scelta di garantire fin da subito un servizio di ristoro ai cittadini comunque desta tuttavia serie perplessità la modalità con cui l’Avviso è stato gestito. 

L’atto, reso noto agli operatori a ridosso della scadenza, fissa il termine perentorio di presentazione delle domande alle ore 23:59 del 15 luglio 2026: un lasso di tempo di pochi giorni, comprensivo di un fine settimana, per prendere visione dell’Avviso, reperire un mezzo mobile conforme alle specifiche dimensionali e cromatiche richieste, raccogliere certificazioni e autodichiarazioni, e presentare l’istanza esclusivamente a mezzo PEC. 

Un termine così compresso rischia concretamente di restringere la platea dei partecipanti ai soli soggetti già informati per vie non ufficiali, in contrasto con i principi di trasparenza e di massima partecipazione che devono guidare l’assegnazione di un bene pubblico. Il rischio non è solo di immagine: procedure con termini di questo tipo sono frequentemente oggetto di ricorso al TAR da parte di operatori esclusi di fatto dalla competizione, con conseguente possibile annullamento della graduatoria e ulteriore ritardo nell’apertura dei servizi che la stessa Amministrazione vuole garantire ai cittadini».

Per questo motivo, andrebbe concessa una proroga del termine di scadenza, con l’obiettivo di garantire un lasso di tempo congruo per tutti gli operatori economici potenzialmente interessati.

Un ulteriore rilievo riguarda i criteri di formazione della graduatoria. L’Avviso attribuisce fino a 30 punti alla sola anzianità di attività, contro i 10 punti previsti per ciascuno degli altri criteri, compreso quello relativo alla conduzione giovanile o femminile dell’impresa. Una sproporzione che, di fatto, penalizza le nuove attività e appare in tensione con l’obiettivo dichiarato dallo stesso Avviso di promuovere l’imprenditoria e l’economia del territorio. 

Vi è infine una riflessione di merito che riguarda la sostenibilità economica dell’operazione per gli stessi operatori. La concessione ha una durata di soli 120 giorni, senza alcuna previsione di proroga automatica né di priorità per i concessionari uscenti nell’eventuale, successiva procedura di assegnazione dei cinque punti ristoro permanenti. Chi intende partecipare deve tuttavia dotarsi di una struttura mobile conforme a specifiche dimensionali e cromatiche puntuali, il che comporta un investimento non trascurabile in termini di acquisto o di adattamento del mezzo. Resta da chiarire se un orizzonte temporale così breve, privo di qualsiasi garanzia di continuità, consenta un ragionevole ammortamento di tale investimento, e cosa accada agli operatori che, terminati i 120 giorni, non dovessero risultare aggiudicatari della successiva procedura per i chioschi permanenti. Una maggiore chiarezza su questi aspetti eviterebbe di scoraggiare la partecipazione di operatori seri e strutturati, riducendo il rischio che il bando finisca per attrarre solo soluzioni di ripiego.

 “Dopo un ritardo così lungo, i cittadini di Latina meritano un parco restituito con cura e un servizio di ristoro assegnato con una procedura solida, trasparente e al riparo da possibili contenziosi”, conclude il Consigliere. “L’auspicio è che l’Amministrazione accolga queste osservazioni a partire dalla proroga dei termini dell’avviso, e ponga finalmente la massima attenzione alla qualità e alla puntualità di un’opera così importante per la città”.

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