Viola il divieto di avvicinamento all’ex marito: arrestata dalla Polizia di Stato, era stata chiesta la perizia psichiatrica
Il perito psichiatrico nominato dal Tribunale lo ha certificato: la donna, imputata per maltrattamenti contro il marito, non può essere processo perché non è in grado di capirlo, oltreché ad essere socialmente pericolosa. Il perito doveva valutare la capacità di stare nel processo da parte della donna messicana, classe 1976, A.L.S. (le sue iniziali), responsabile della violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento alla persona offesa.
La consulenza psichiatrica, vista la gravità della situazione, ha suggerito l’accompagnamento e la permanenza in una struttura Rems. In attesa che si liberi un posto, sono state indiciate altre due strutture, in quando la 50enne non compatibile né con il carcere né con una detenzione domiciliare.
La donna si trovava imputata dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, per maltrattamenti in famiglia contro il marito. Il pubblico ministero, sentita la relazione psichiatrica, ha chiesto il proscioglimento della donna accolto dal Tribunale.
Era stato, a maggio, il pubblico ministero Giuseppe Miliano a chiedere la perizia psichiatrica per la donna messicana. Il Tribunale, al termine di una camera di consiglio breve, aveva accolto la perizia psichiatrica e nominato il perito.
La donna era destinataria della misura cautelare del divieto di avvicinamento, con applicazione del dispositivo elettronico di controllo, nell’ambito di un procedimento penale risalente al 2024 che vede come persona offesa l’ex marito, un uomo nato nel 1945.
Erano stati gli operatori della Sala Operativa a rilevare un avvicinamento al dispositivo in uso all’uomo e avevano immediatamente inviato sul posto le pattuglie della Squadra Volante per verificare la situazione.
Gli agenti avevano accertato che la donna si trovava sul pianerottolo dell’abitazione dell’ex coniuge, chiedendo insistentemente di poter entrare. Raggiunta dagli operatori, la stessa appariva in stato confusionale; pertanto, era stata inizialmente accompagnata presso una struttura ospedaliera per accertamenti sanitari e successivamente condotta in Questura per le procedure di rito.
Considerata la vigenza delle misure cautelari a suo carico e la flagranza della violazione, la donna era stata arrestata e, su disposizione del Pubblico Ministero di turno, trattenuta presso le camere di sicurezza della Questura, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Lo scorso 1 aprile, la donna, tuttora detenuta, era comparsa davanti al primo collegio del Tribunale di Latina. Era stato proprio l’uomo a dover testimoniare esaminato dal pubblico ministero Giuseppe Aiello e dall’avvocato difensore. L’uomo, persona offesa, aveva cercato di sminuire quanto denunciato nella sua querela nei confronti della moglie, in passato presa in carico al Cim perché affetta da disturbi di natura mentale. Aveva confermato, tuttavia, le minacce di morte (“Ti ammazzo”), tramite anche un coltello: “Litigavamo per le patate francesi”, aveva detto l’81enne, visibilmente in difficoltà a dover ricordare aspetti della sua vita.
Nel corso della loro convivenza a Latina, sarebbero stati diversi gli episodi di maltrattamenti. “In molte occasioni, mi ha discreditato davanti ai condomini. Mi diceva “sei un ladro” e altre parolacce”. Ad ogni modo, l’uomo aveva rimesso la querela, ammettendo: “Se dicessi la verità su quello che mi faceva, sarebbe molto più pesante”. La situazione sarebbe precipitata nel 2022.
In uno dei passaggi più significativi dell’udienza, l’uomo aveva ammesso che più volte era finito in ospedale perché picchiato dalla donna: “13-14 volte sono dovuto andare in pronto soccorso”. Pestaggi che sarebbero avvenuti in un lasso temporale dal marzo 2019 al luglio 2024. In più casi, la donna avrebbe minacciato l’uomo di chiamare qualcuno di pericoloso e farlo picchiare e lo aveva accusato di andare con altre donne. La vittima in aula aveva anche dichiarato che la donna “non ha mai lavorato e continuava a chiedermi i soldi”.
