CORI, CONCESSIONI DEGLI IMPIANTI SPORTIVI DI STOZA. MINORANZA CHIEDE ANNULLAMENTO

“La domanda è sempre la stessa: perché l’Amministrazione di De Lillis non fa mai le cose fatte bene? Perché continua a scegliere procedure che sollevano dubbi sulla correttezza amministrativa?”. A intervenire i consiglieri comunale di opposizione, Aristide Proietti, Germana e Evaristo Silvi.

“Abbiamo assistito al Borgo Protetto, dove si è approvata una variante al piano regolatore con una procedura che presenta aspetti non chiariti, inclusa la gestione delle informazioni relative all’incendio e al mancato rispetto del vincolo cimiteriale.  

Abbiamo visto costruire all’improvviso l’housing first sotto la scuola materna di Cori, senza che il Consiglio Comunale approvasse la cessione ventennale dell’edificio, in assenza di atti autorizzativi resi pubblici o comunicati al Consiglio.

Abbiamo visto nascere una passeggiata dentro il fosso della Catena, in assenza di atti autorizzativi e che comunque non si potevano ottenere.

Stiamo assistendo alla tragica situazione del progetto antincendio della scuola materna di Cori che a distanza di un anno dalla chiusura non vede ancora la luce, ma soprattutto non vede le risorse economiche per realizzarlo. 

In una situazione analoga si trovano le altre tre scuole, l’elementare di Cori e l’elementare e materna di Giulianello, anch’esse sotto osservazione dei Vigili del Fuoco con carenze documentate delle misure di sicurezza, come segnalato dai Vigili del Fuoco, ma da febbraio ad oggi nulla è stato fatto.  

Questa volta si tratta di nuovo degli impianti sportivi di Stoza che, dopo otto anni di tentativi di project financing non andati a buon fine, ora li si vorrebbe dare in concessione.

De Lillis e la sua Giunta hanno voluto due bandi, uno per il campo di calcio ed uno per il palazzetto dello sport e i campi da tennis.

Il problema è che i due bandi presentano molte criticità che mettono in dubbio la legittimità del procedimento e se queste criticità venissero confermate dopo che si fosse consolidato l’affidamento, l’Amministrazione comunale potrebbe incorrere in gravi penali e contenziosi, proprio come successo per la SIN.TUR., con danni sia per le società sportive che se li aggiudicassero, sia per tutti i cittadini.

Innanzitutto, dagli stessi bandi si evince che tutte le strutture non rispondono alle norme per la sicurezza essendo sprovvisti dei certificati di agibilità, antincendio, sicurezza elettrica, etc.

Ed una delle condizioni richieste ai concorrenti è proprio la messa a norma e l’ottenimento di tutte le certificazioni.  Ma il bando non dice come tutto questo si possa realizzare. 

Infatti, a fronte di una concessione della durata di 15 anni, viene richiesta un’offerta economica destinata a interventi migliorativi pari almeno a € 250.000,00 la cui definizione si lascia alla libera scelta dell’aggiudicatario. 

Ci domandiamo se tale somma debba essere destinata agli adeguamenti per la messa a norma e perché se così fosse non viene dichiarato in maniera trasparente? E poi sarebbe sufficiente?  

Il canone annuo da versare al comune è di € 6.000,00 all’anno; quindi, per 15 anni si parla di 90mila euro in totale.

I concorrenti debbono presentare anche un’offerta economica annuale per la manutenzione straordinaria per un minimo € 10.000,00 ed un massimo € 30.000,00. Ma, la manutenzione straordinaria si farà solo se sarà ritenuta necessaria. E chi deve o può deciderne la necessità? Stiamo parlando di importi consistenti che vanno da un minimo di € 150.000,00 ad un massimo di € 450.000,00 in 15 anni che alla luce delle criticità gestionali che hanno dimostrato tutte le amministrazioni succedutesi possono rappresentare un bel risparmio! 

Sarebbe stato tutto più semplice se in tutti questi anni l’amministrazione di De Lillis avesse provveduto alla redazione di progetti sia per la messa a norma degli impianti sia per ulteriori migliorie da inserire in questo bando per la concessione. 

In questo modo gli accordi sarebbero stati trasparenti ed onesti nei confronti di tutti, sarebbe stata chiara la stima dei costi sia dei lavori di messa a norma che andavano fatti obbligatoriamente e subito sia di quelli da spalmare sui 15 anni. 

Si tratta di semplici norme di comportamento che si applicano anche ai contratti tra privati, mentre nel caso della pubblica amministrazione si continua a operare con scarsa chiarezza documentale.

In sintesi, stiamo parlando di un valore totale massimo della concessione di ciascun lotto pari a 790 mila euro su 15 anni di cui 700 mila per lavori. Cifra di non poco conto che le società candidate al bando dovrebbero dimostrare di poter sostenere, eppure questo requisito non viene richiesto. 

Tra le tante criticità rilevate nei due bandi, ci sono anche dubbi su molti altri aspetti non di poco conto. La pubblicazione dell’Avviso è stata di soli 15 giorni, mentre si sarebbe dovuto darne visibilità almeno per 30 giorni per garantire la concorrenza. 

Crediamo che non siano dubbi di poco conto, e l’unico modo che abbiamo come minoranze per appurarlo è di chiedere l’annullamento in autotutela dei bandi affinché si possano eliminare possibili vizi. 

Come al solito, l’Amministrazione De Lillis non usa confrontarsi neanche su tematiche così rilevanti. Non ha mai convocato una commissione urbanistica o lavori pubblici dove poter approfondire e eventualmente, chiarire eventuali dubbi. Per gli impianti sportivi, come per il Borgo Protetto, per l’housing first e per molto altro, ci troviamo sempre a cose fatte.

Affidare gli impianti sportivi di Stoza è non solo condivisibile, ma soprattutto necessario perché la nostra città si merita di avere un luogo dove bambini e ragazzi possano esercitare gli sport e possano costruire relazioni e socialità. E si merita di vedere rinascere un complesso sportivo che ha avuto tante traversie. 

Ma non si merita di avere un procedimento che presenta criticità simili a quelle già emerse nel caso SIN.TUR, per il quale il Comune si è visto condannare un via definitiva a risarcire oltre mezzo milione di euro”.

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