RIFIUTI SCARICATI E INCENDIATI, 19 GLI ARRESTI

Oggi, 27 maggio, nelle province di Foggia, Salerno, Napoli Benevento, Roma e Latina, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di 19 soggetti (6 arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale), ritenuti responsabili a vario titolo del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

L’ordinanza cautelare è stata emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e fa riferimento ad una serie di condotte illecite che sono state accertate nell’ambito di una complessa e articolata attività investigativa che ha avuto inizio nell’ottobre 2023 e che si è poi protratta per un consistente ambito temporale.

L’indagine, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata portata avanti dai Carabinieri del NOE di Bari e ha interessato diverse regioni del territorio nazionale. 

Particolarmente significativo e rilevante è stato il ricorso ad attività tecniche, quali intercettazioni di conversazioni e video riprese, che si sono affiancate ai pedinamenti, effettuati con sistemi di tracciamento elettronico.

In tal modo, è stato possibile ricostruire una vera e propria filiera organizzata dedita al compimento di reiterate azioni finalizzate allo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti speciali– in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di RSU – provenienti da impianti di trattamento/recupero dislocati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. 

L’organizzazione dell’attività illecita, che si avvaleva di società di intermediazione del settore, era orientata al conseguimento dell’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge.
In particolare, migliaia di tonnellate di rifiuti sono state illecitamente trasportate e smaltite presso cave in disuso, nonché aree agricole (vigneti e uliveti) e capannoni dismessi, ubicati nelle province di Foggia, della BAT, di Bari, di Napoli e Frosinone, con conseguente imponente deturpamento e danneggiamento delle aree interessate (alcune di particolare pregio naturalistico) e rischio per la salute stessa. 

L’attività criminale consentiva agli indagati di acquisire un illecito profitto pari all’incirca 2.500.000,00 euro circa, somma di denaro di cui veniva disposto il sequestro per equivalente. In particolare, venivano sequestrate nr. 10 società (per lo più aziende produttrici di rifiuti), 60 automezzi, nonché beni mobili e immobili fino al raggiungimento della cifra riconosciuta quale provento dell’attività criminosa. In precedenza, erano già state sequestrate una cinquantina di aree utilizzate per l’illecito sversamento dei i rifiuti.

Lo schema operativo del traffico criminale era caratterizzato dall’adozione di procedure collaudate, fondate sulla classificazione fittizia dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, con redazione di falsa documentazione indicante siti di destino solo sulla carta esistenti, che consentissero di giustificare il trasporto dei rifiuti ed il successivo illecito abbandono, invece, in siti abusivi.

L’esito dell’odierna operazione è l’ennesima conferma del quadro criminale predominante nel settore dell’illecita gestione dei rifiuti, che vede la centralità operativa di gruppi criminali operanti in Campania e Puglia, i cui rispettivi ambiti territoriali costituiscono poli strategici della filiera illecita. Automezzi carichi di rifiuti urbani indifferenziati provenienti da impianti della provincia di Napoli, Salerno e Caserta si sono ripetutamente diretti verso le campagne tra Cerignola, San Severo, Lucera, nonché verso le aree dell’Alto e del Basso Tavoliere, trasportati da soggetti compiacenti titolari delle necessarie autorizzazioni che, in tal modo, fungevano da schermo per eludere eventuali controlli.

Alcune aree di campagna sono diventate delle autentiche discariche abusive a cielo aperto dove sono stati smaltiti, soprattutto in orari notturni, quantità impressionati di rifiuti urbani e speciali; i rifiuti una volta scaricati, in alcune circostanze, venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile. Questo fenomeno criminale si è progressivamente intensificato e diffuso, destando molto clamore nell’opinione pubblica. 

Nei primi mesi di quest’anno sono già nr. 20 i provvedimenti cautelari eseguiti in Puglia e Campania dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli, cui si aggiungono quelli odierni. L’applicazione della misura cautelare odierna, giunta dopo i previsti interrogatori preventivi degli indagati disposti dal Giudice per le Indagini preliminari, è finalizzata ad impedire il reiterarsi dell’attività criminale, attraverso ulteriori illeciti abbandoni di rifiuti.  

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva. È importante sottolineare infatti che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti. 

Il gip di Bari, Ilaria Casu, con un’ordinanza di 467 pagine, ha disposto gli arresti domiciliari per sei persone: Ilario Vernieri, Giacomo Campese, Mauro Campese, Francesco Pio Losurdo, Cosimo Roma e Daniele Mastrullo. Per altri sette indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre sei imprenditori sono stati colpiti dal divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno.

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