AMATO-FALCO, L’ASSOCIAZIONE COMMENTA: “PARTE DI UN PUZZLE INTRICATO E OSCURO”

L’associazione Reti di Giustizia. Il sociale contro le mafie commenta l’operazione dei carabinieri che ha smantellato il sodalizio criminale Amato/Falco

“L’operazione dei carabinieri del 18 maggio che ha sgominato la (presunta) associazione criminale con a capo il sodalizio Amato-Falco dedito al traffico internazionale di stupefacenti e alla commercializzazione degli stessi nelle province di Latina, Roma, Massa Carrara, Novara e Perugia, utilizzava canali di rifornimento internazionali localizzati prima in Spagna e poi in Belgio  e sfruttava per la propria attività i contatti con Giuseppe Arcadi, un affiliato all’articolazione territoriale  dell’ ‘ndrangheta riconducibile alla “cosca Morabito” di Africo. 

Aprilia, oltre ad essere il territorio dove sono situate le basi operative dell’associazione, rappresenta il vero e proprio centro logistico e decisionale del sodalizio criminale e, infatti, le indagini hanno preso avvio nell’ambito dell’operazione “Assedio” terminata nel luglio 2024, un’operazione storica e che in tanti, troppi, vorrebbero cancellare dal dibattito pubblico e politico, che ha poi condotto al  commissariamento straordinario del Comune di Aprilia per “accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa”. 

Questa operazione, insieme ad altre come “Assedio”, e a tutti gli atti violenti che continuano ad essere perpetrati nel nostro territorio da anni sembrano rappresentare dei pezzi essenziali di un puzzle più intricato, ancora oscuro e mai completato (come purtroppo spesso accade in indagini e procedimenti analoghi).

Siamo in un contesto dove è stato più volte accertato (da ultimo con la Sentenza della Corte di Cassazione sulla “locale” di ‘ndrangheta di Roma le cui motivazioni sono state pubblicate il 9 maggio) il radicamento delle mafie, e in particolare dell’‘ndrangheta la quale ha stabilito ad Aprilia un centro logistico e strategico per gli interessi economici e il reperimento di armi, con un retroterra ottimale per il riciclaggio dei profitti illeciti ottenuti in primo luogo dal traffico di stupefacenti.

Come Associazione che si occupa di antimafia sociale continueremo a parlare di dinamiche mafiose, al di fuori di ogni retorica fine a se stessa,  e tentare di analizzare e capire i fenomeni che si svolgono intorno a noi cercando di “unire i puntini” e rompere faticosamente il silenzio che continua a circondarli o meglio il processo di rimozione (se non negazione) degli stessi; processo che continua ad essere alimentato da una parte della politica e dell’opinione pubblica, nonostante ormai le numerose evidenze.

Le operazioni delle Forze dell’Ordine, alle quali va il nostro plauso, non possono che rappresentare, per loro natura, una risposta parziale a fenomeni così radicati nella comunità se non sono accompagnate da una rivoluzione culturale, sociale e politica che ponga al centro la giustizia sociale, il bene comune, l’informazione libera e la conoscenza diffusa.

Occorre aumentare la consapevolezza sulle dinamiche che incidono sulla vita quotidiana di tutte e tutti noi e che si nutrono di diseguaglianze favorendole, occupare luoghi e spazi (fisici e non) con idee e azioni collettive per togliere progressivamente gli stessi dalla morsa del pensiero mafioso così pervasivo a tutti i livelli della vita economica, sociale, imprenditoriale e amministrativa”.

Così, in una nota, l’associazione “Reti di Giustizia.Il sociale contro le mafie“.

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