“COME SCIOPERA UN DISOCCUPATO?”, L’INCONTRO AL SOTTOSCALA9 DI LATINA

Luciana Castellina
Luciana Castellina

“Come sciopera un disoccupato? Creandosi una via per il lavoro, letteralmente”. L’incontro al Sottoscala9 di Latina, giovedì 30 aprile alle ore 18

Da questa intuizione prendono forma, nei primi anni ’50, gli scioperi al rovescio, sviluppatisi in diverse aree del Lazio e del Mezzogiorno, tra cui numerosi paesi dei Lepini. In queste esperienze i disoccupati non interrompevano il lavoro, ma lo avviavano direttamente attraverso interventi concreti sul territorio, realizzando opere pubbliche e manutenzioni in contesti di forte abbandono infrastrutturale. Si trattava di una forma di protesta che trasformava la condizione di esclusione lavorativa in azione collettiva visibile, con l’obiettivo di denunciare la mancanza di occupazione e di politiche di sviluppo adeguate.

Queste iniziative si collocano nel quadro delle grandi lotte sociali del dopoguerra e, in diverse realtà locali, trovarono stimolo e sostegno politico e sindacale da parte del Partito Comunista Italiano e della CGIL. In particolare, l’elaborazione del Piano del lavoro promosso dalla CGIL sotto la guida di Giuseppe Di Vittorio rappresentò un riferimento importante per le rivendicazioni legate all’occupazione e allo sviluppo infrastrutturale, contribuendo a orientare il dibattito pubblico sul diritto al lavoro e sull’intervento dello Stato nell’economia.

Le lotte degli scioperi al rovescio miravano a rendere visibile la condizione strutturale di disoccupazione e marginalità sociale, soprattutto nelle aree rurali e periferiche del Paese. Attraverso l’azione diretta, queste esperienze portarono il tema del lavoro al centro dell’attenzione politica nazionale, contribuendo a sollecitare una riflessione sulle disuguaglianze territoriali e sulle responsabilità delle istituzioni pubbliche nello sviluppo economico e sociale.

Il valore di queste esperienze non risiede soltanto nel loro esito immediato, ma nella capacità di aver sperimentato forme di azione collettiva innovative, in cui la comunità si organizza per produrre beni e servizi essenziali in assenza di risposte istituzionali adeguate.

Per le giovani generazioni comprendere questo fenomeno significa confrontarsi con una tradizione di partecipazione attiva che ha animato e cercato di trasformare la protesta in costruzione concreta di alternative sociali, nel contesto contemporaneo la memoria degli scioperi al rovescio offre spunti utili per interrogarsi sui possibili strumenti di azione collettiva anche alla luce del Decreto sicurezza che contrae notevolmente il diritto allo sciopero e le possibilità di manifestare disaccordo e necessità sociali.

Intervengono:

Luigi Cappelli
Storico e docente, ha ricostruito le vicende dello sciopero al rovescio di Sezze nel volume Le strade della rinascita, approfondendo anche altre esperienze analoghe dell’Italia del dopoguerra.

Giuseppe Cantarano
Storico, filosofo e docente universitario, già segretario particolare di Pietro Ingrao. Ha pubblicato la prima monografia dedicata agli scioperi al rovescio (Alla riversa, 1989), basata su un ampio lavoro di raccolta di testimonianze dirette.

Diego Altobelli
Sceneggiatore, documentarista e docente, autore del documentario Alla rovescia, realizzato attraverso materiali d’archivio e testimonianze sullo sciopero al rovescio di Sonnino.

Luciana Castellina
Giornalista, scrittrice ed ex parlamentare italiana, tra i fondatori de il manifesto. Figura di riferimento del dibattito politico e culturale della sinistra italiana e internazionale.

Modera: Laura Berti
Militante politica, membro Assemblea Nazionale, segreteria regionale e segretaria sezione Latina di Sinistra Italiana

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