Accordo sui beni culturali, PD Terracina: “Valorizzare sì, ma non senza trasparenza e rispetto dei territori”
“L’accordo tra Ministero della Cultura e Comune di Terracina per la valorizzazione integrata di alcuni beni culturali del territorio pontino nasce con un obiettivo condivisibile, ma presenta criticità politiche e amministrative molto serie.
Il punto non è la collaborazione con il Ministero, che può rappresentare una grande opportunità. Il punto è il metodo con cui questa operazione è stata costruita.
L’accordo non riguarda soltanto beni presenti a Terracina, come il Teatro Romano e il Capitolium, ma anche siti collocati nei territori di San Felice Circeo e Sabaudia: Grotta Guattari, le Terme Romane e l’area archeologica della Casarina.
Eppure, da quanto emerso, i Comuni interessati non sarebbero stati preventivamente coinvolti. Prima la sindaca di San Felice Circeo, Monia Di Cosimo, poi il sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, hanno espresso pubblicamente contrarietà e perplessità rispetto a un accordo che incide su beni presenti nei loro territori.
È una questione istituzionale rilevante: non si può parlare di valorizzazione integrata del territorio pontino se i territori vengono informati a cose fatte. Una rete culturale si costruisce con condivisione, non con atti calati dall’alto.
C’è poi un ulteriore elemento che rende il quadro ancora più delicato. La Fondazione Città di Terracina, individuata come soggetto attuatore della strategia, arriva già da diverse proroghe per la gestione dei beni culturali del Comune di Terracina. L’ultima proroga è scaduta a dicembre e, ad oggi, la gestione sembrerebbe proseguire in una condizione transitoria, senza un titolo effettivo pienamente definito.
Prima di immaginare che la Fondazione possa assumere un ruolo più ampio, anche su beni collocati in altri Comuni, è necessario chiarire con quale titolo operi oggi, quali siano le sue responsabilità, quali risorse abbia a disposizione e quale governance si intenda costruire.
La centralizzazione di alcuni attrattori culturali può avere senso solo se nasce da una visione coerente, da una narrazione territoriale credibile e dal coinvolgimento reale delle amministrazioni interessate. Non basta mettere insieme nomi importanti su un documento per costruire un grande progetto culturale.
Per questo chiediamo al Sindaco Giannetti e all’Amministrazione comunale di chiarire pubblicamente:
- con quale titolo la Fondazione Città di Terracina stia oggi gestendo i beni culturali comunali;
- quali risorse economiche il Ministero intenda conferire;
- quale sarà la futura governance della Fondazione;
- se i Comuni coinvolti avranno rappresentanza negli organi decisionali;
- quale piano culturale, turistico e scientifico sia stato realmente elaborato.
Il patrimonio culturale è una ricchezza collettiva. Terracina deve avere l’ambizione di essere protagonista, ma la centralità non si impone: si costruisce con autorevolezza, trasparenza e rispetto istituzionale.
Oggi, invece, siamo davanti a una vicenda nata male: un accordo importante, gestito senza la necessaria condivisione e con troppi punti ancora da chiarire.
Per questo chiederemo tutti gli atti e tutti i chiarimenti necessari, perché una possibile opportunità per il territorio non venga trasformata nell’ennesimo pasticcio amministrativo”.
Così, in una nota, il capogruppo Pd Terracina, Pierpaolo Chiumera e il consigliere comunale, Daniele Cervelloni.
