MAXI FRODE FISCALE DALL’EMILIA A TERRACINA: TOLTE LE ULTIME MISURE A ZOMPARELLI, SENTENZA IN AUTUNNO

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Alessandro Zomparelli

Rinviato in autunno il processo che vede imputato per reati fiscali l’imprenditore e politico di Terracina, Alessandro Zomparelli

Il II collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani, a latere le colleghe Clara Trapuzzano Molinaro e Renata Naso, ha rinviato il processo per frode fiscale a carico dell’imprenditore e politico di Terracina, Alessandro Zomparelli (47 anni), alla data del 3 novembre quando ci sarà la discussione e la sentenza finale.

Al contempo, il procuratore europeo Giordano Baggio, titolare dell’indagine, ha dato parere favorevole per revocare le ultime due misure cautelari applicate ad Alessandro Zomparelli, difeso dall’avvocato Lorenzo Magnarelli: l’obbligo di firma e il divieto di espatrio.

Zomparelli, che per questi fatti, è stato anche detenuto nel carcere di Latina, è ritenuto dal Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Latina come il faccendiere il quale, tramite cinque società cartiere, gestiva l’imponente frode carosello da milioni e milioni di euro.

Un procedimento penale molto complesso nel merito e nei diversi rivoli giudiziari in cui è stato incanalato. A gennaio scorso, la Corte d’Appello di Roma si è pronunciata, riducendo la pena, sul ricorso proposto dal 54enne di Reggio Emilia, Corrado Mussini, assistito dall’avvocato Massimo Brigati, coinvolto anche lui nella maxi indagine sulla frode fiscale milionaria che ha interessato diversi personaggi dell’area pontina.

Zomparelli insieme ai leader del centrodestra di Latina alle scorse elezioni amministrative del 2023. Nella foto anche il sottosegretario al Ministero del Lavoro del Governo Meloni Claudio Durigon, la sindaca di Latina Matilde Celentano e il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini

Un’associazione per delinquere finalizzata alla commissioni di delitti transnazionali, come anche l’evasione dell’IVA, attraverso l’utilizzo di una galassia di società cartiere, seconde l’indagine condotta dai procuratori europei delegati, Baggio e Alberto Pioletti. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero fatto parte di sodalizio incentrato sull’allora società di Mussini, Area s.p.a. di Reggio Emilia (oggi Area srl in amministrazione giudiziaria), aventi ad oggetto la consumazione di frodi carosello per evadere l’Iva sugli acquisti intracomunitari, operativa in Italia. La Procura europea contesta fra l’altro l’emissione di fatture inesistenti e altri reati di natura finanziaria. Area spa rappresentava un vero e proprio colosso nel ramo delle forniture degli elettrodomestici ai maggiori centro commerciali italiani.

Da una delle costole di questa maxi indagine la cui conclusione è pervenuta a 54 soggetti, tra cui molte società anche con sedi pontine, tra Latina, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Fondi, si è arrivati al rito abbreviato di ieri. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, ha deciso di riunire i due procedimenti penali, quello di Mussini e quello di Pisapia. Il pubblico ministero della Procura europea (Eppo) Giordano Baggio, presente nell’udienza camerale, ha svolto la sua requisitoria arrivando a chiedere le condanne per entrambi gli indagati: 5 anni di reclusione per Corrado Mussini e 3 anni per Pasquale Pisapia.

Secondo gli inquirenti, in particolare, Mussini è l’organizzatore del sodalizio, avendo operato come responsabile acquisti di Area Spa, dietro direttive del vice presidente Amerigo Bertolini e di concerto col responsabile vendite Luca Moietta. Mussini avrebbe gestito l’operatività delle società filtro – come spiega l’avviso di conclusione indagine – dando istruzioni agli amministratori di diritto, definite dagli inquirenti come teste di paglia. In questa maniera, il 54enne manteneva contatti sia con i fornitori esteri che con Alessandro Zomparelli e Pasquale Pisapia, gestori reali della società cartiere. I rapporti, inoltre, erano solidi anche i gestori delle società logistiche, organizzando la catena degli acquisti dall’estero verso Area Spa, fornendo così i prezzi relativi a ogni passaggio di prodotto.

Nel corso del processo su Alessandro Zomparelli – candidato alle scorse elezioni amministrative di Terracina a sostengo del sindaco Francesco Giannetti, nonché responsabile provinciale di Rinascimento, ossia la lista dell’ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi – è stato esaminato anche il Luogotenente Maurizio Mazza che ha ripercorso le fasi tecniche dell’inchiesta.

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L’INCHIESTA – Come detto, tra le persone coinvolte, ce ne sono diverse che si muovono nell’ambito pontino: una, per l’appunto, è l’imprenditore Alessandro Zomparelli. Il 49enne, perito industriale, alle scorse elezioni amministrative. era candidato nella lista del sindaco di Terracina Francesco Giannetti. Le elezioni non andarono brillantemente, in quanto l’imprenditore ottenne 9 preferenze, ma, a giudicare dalle accuse che gli muovono i procuratori europei, la sua area d’affari sarebbe molto vasta. Peraltro, l’impegno in politica sembra essere stato molto attivo nella scorsa primavera 2023: ad aprile, Zomparelli, come responsabile provinciale di Rinascimento – la lista dell’ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi – si trovava con i massimi esponenti del centrodestra pontino a sostegno dell’allora candidata a sindaco di Latina, Matilde Celentano

Tra i capi d’imputazione contestati ci sarebbe quello di aver agevolato la società emiliana Area Spa ad evadere l’Iva, tramite la Centomondi srl da lui amministrata. Quest’ultima, secondo gli inquirenti, è una società cartiera inserita in una frode carosello che, acquistando prodotti informatici da società estere, li avrebbe rivenduti sottocosto omettendo sistematicamente il pagamento dell’Iva ed emettendo fatture per operazioni inesistenti per quasi 3 milioni di euro. Il reato contestato sarebbe stato commesso a Sonnino da luglio a settembre 2018. Stessi schemi adottati insieme ad altri indagati (tra cui la sua compagna, indagata anche lei), in concorso con Zomparelli, anche con la società Monitore Servizi Integrati Innovativi Qualità srl con sede a Latina. La società che ha sede effettiva in Piazza Moro avrebbe come dominus effettivo e reale il predetto Zomparelli, imprenditore non noto al grande pubblico, ma sicuramente finito nel mirino della Procura Europea.

L’occhio degli inquirenti è finito, poi, su un’altra società sempre riconducibile a Zomparelli: si tratta della Di.Elle srl con sede a Latina. Il meccanismo fraudolento sarebbe sempre lo stesso: acquistare prodotti informatici dall’estero e rivenderli sottocosto omettendo il pagamento Iva e emettendo fatture false nei confronti di altra società del giro. Sottrazioni al fisco che la Procura europea calcola in milioni di euro. Attenzionata e sempre nella galassia Zomparelli la società Susiti srl di Latina. Medesimo meccanismo e reato contestato a lui e al fondano Domenico Massa, al sezzese Ilario Gatta e al terracinese Cristian Cicerani, attuale presidente dei revisori dei conti del Comune di Terracina.

Altre società riconducibili a Zomparelli finita ai raggi X sono la latinense Zetatech srl, la Ma&Ma srl di Sabaudia, la Ncs di San Felice Circeo, la MP Tech srl di Terracinae la Tecno Trades srl di Maranello (Modena), con una evasione Iva contestata da 10 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti, Zomparelli insieme agli emiliano Corrado Mussini e Amerigo Bertolini, sarebbero gli organizzatori del presunto sodalizio. Personaggi e società sotto traccia che, secondo la Procura Europea, avrebbero messo in piedi un giro d’affari milionario. Una indagine partita da Latina e condotta dal Nucleo Pef della Guardia di Finanza e poi avocata dalla Procura Europea per il tipo di reati e l’ammontare dei soldi contestati.

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