Un testamento falso e un’eredità, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina ordina l’imputazione coatta a carico di una delle contendenti
Alla fine di questa storia dove due parenti si contendono l’eredità di una zia malata di tumore al cervello e in fin di vita tra l’ospedale “Fiorini” di Terracina e Le Marche, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, accogliendo l’opposizione all’archiviazione chiesta dagli avvocati Francesco e Giovanni Di Ciollo contro la decisione del pubblico ministero, ha disposto l’imputazione coatta.
Non è trascurabile, infatti, la circonvenzione di incapace, ossia la donna allettata e malata, che sarebbe stata messa in atto da una parente, B.M., (le sue iniziali), 62 anni, originaria delle Marche, ma con interessi per quell’eredità contesa con l’altro parente la cui denuncia ha fatto sì che, ora, la Procura di Latina dovrà avanzare il capo d’imputazione a carico della donna.
Secondo il denunciante, assistito dagli avvocati Di Ciollo, la Procura non avrebbe svolto approfondimenti per stabilire il delitto di circonvenzione di incapace, in quanto il testamento della signora malata sarebbe stata cambiato quando quest’ultima si trovava in ospedale, persino alla presenza di un notaio di Latina. In sostanza, ad agosto 2019, la donna avrebbe revocato la procura al denunciante quando si trovava ospedalizzata. Per la Procura non c’è ragione di ritenere che la firma sia falsa, per il Gip, invece, ci sono gli estremi per ritenere che l’accusa debba andare avanti.
La Procura aveva ritenuto che il testamento fosse stato effettivamente sottoscritto dalla signora malata, con metastasi al cervello, solo perché avrebbe manifestato al notaio la volontà di revocare la procura al nipote successivamente denunciante.
La difesa, invece, ha sempre ritenuto, anche tramite perizia grafologica, che l’intero testamento fosse totalmente apocrifo. Ecco perché ha chiesto al Gip l’imputazione coatta oppure il proseguo delle indagini per i reati di falsità in testamento olografo e circonvenzione di persone incapaci.
Secondo la difesa, infatti, la parante – ora a rischio di una udienza preliminare -, anche tramite un notaio, ha cecato di far sottoscrivere alla signora malata un testamento pubblico del patrimonio al 50% tra lei e il parente in contenzioso. Tuttavia, per a difesa appare evidente che la procura con obbligo di rendiconto sarebbe stata disposta dall’indagata e non dalla proprietaria del patrimonio. Tutto avvenuto in ospedale. Sarebbe stata la stessa zia a negare davanti al nipote denunciante di aver chiamato un notaio nel nosocomio. Ad orchestrare tutto sarebbe, invece, l’oggi indagata e cugina del denunciante.
Di particolare interesse è quanto sostiene il consulente della difesa che, tramite analisi grafologica, sostiene che per quanto riguarda la scrittura della zia morente e “il modo di gestire l’inclinazione degli assi risultanti dalla firma del testamento del 8 agosto 2019 rispetta alla firma in calce dell’atto di revoca”, viene riscontrato “il potenziale dell’energia scrittoria liberata nella esecuzione dei tracciati grafici, che nella firma in verifica è superiore a quello rilevabile nei tracciati grafici della firma di comparazione della stessa data, potendosi permettere velocità, nettezza, incisività e tonicità dei tracciati, caratteristiche assenti nella firma comparativa”, in accordo con le gravi condizioni di salute” della donna.
