MUTILATO DELL’ORECCHIO, LA RAGAZZA PRESENTE IN CASA DEL PUSHER AGGREDITO: “DE BELLIS PRESE IL COLTELLO”

Gianfranco Mastracci
Gianfranco Mastracci

Una feroce aggressione ai danni di  un uomo che si trovava agli arresti domiciliari: prosegue il processo a carico di Mastracci e Tornese

“Luca De Bellis mi disse solo di rimanere dentro la stanza e lui prese un coltello. Ho sentito un forte trambusto, qualche voce e quando sono uscita fuori ho visto il degrado. La casa era tutto a soqquadro, mentre Luca perdeva sangue dall’orecchio staccato. De Bellis mi disse che erano stati Alex Tornese e Gianfranco Mastracci”. È questo il racconto dell’amica del pusher di Latina, Luca De Bellis, oggi esaminata in aula dal pubblico ministero Giuseppe Caporotundo e dal collegio difensivo. La notte del 1 aprile 2025, la giovane si trovava a casa del 32enne dopo avergli portato le sigarette. In. quel frangente si è consumata l’aggressione nei confronti di De Bellis da parte degli imputati Gianfranco Mastracci e Alex Tornese, difesi dagli avvocati Sandro Marcheselli, Alessia Vita e Stefano Iucci. I due imputati devono rispondere del reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.

Fu lei ad aprire la porta dopo aver sentito citofonare e fu lo stesso De Bellis a dirgli di aprire, dopodiché il giovane corse a prendere un coltello. La ragazza, che non aveva permesso di andare a trovare De Bellis trovandosi ai domiciliari, ha spiegato di conoscere Mastracci per nome e di persona Tornese con cui non ha buoni rapporti: “Fu Luca ad aprire la porta e fu lui a dirmi che era stato Mastracci a staccare l’orecchio”.

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Una testimonianza che più o meno è simile a quella riferita da Luca De Bellis in aula lo scorso gennaio, tranne per la parte del coltello che, secondo la ragazza, fu preso volontariamente dal 32enne, e non invece trovato in cucina come spiegato dal medesimo De Bellis. Un particolare che potrebbe risultare dirimente per la posizione di Mastracci e Tornese.

Dopo l’aggressione subita, la ragazza, oggi testimone, è accorsa dalla camera da letto, dopodiché furono chiamati gli agenti della Polizia di Stato e, a seguire, la Polizia Scientifica: “Il 118 mi ha portato subito all’ospedale e lì mi hanno dovuto riattaccare l’orecchio, non era possibile medicare la ferita. Avevo anche un trauma cranico”, così aveva detto in aula De Bellis. In teoria, la ragazza testimone sarebbe dalla parte di De Bellis. In aula, però, finita la sua testimonianza, ha dimostrato una certa confidenza sia con Tornese che la fidanzata di Mastracci.

La vicenda giudiziaria delinea un contesto oltremodo violento, inserito probabilmente in una guerra per i proventi dello spaccio. A settembre scorso, la Procura di Latina ha chiuso le indagini a carico del 24enne di Latina, Alex Tornese, e del 40enne Gianfranco Mastracci, accusati dell’aggressione ai danni del 32enne pusher Luca De Bellis. Difesi dagli avvocati Alessia Vita, Sandro Marcheselli e Stefano Iucci, i due devono affrontare il processo col giudizio immediato richiesto al giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Cario, dal pubblico ministro titolare delle indagini, Marco Giancristofaro.

Dopo l’aggressione, la ragazza interrogata in aula ha detto di non aver mai più sentito De Bellis: “In casa, c’era anche una terza persona che non conoscevo. Io ho sentito De Bellis aprire la porta, ma non ho sentito spinte e urla”.

A seguire è stato ascoltato uno dei poliziotti della Squadra Mobile di Latina che è intervenuto quella notte dopo essere stato avvisato dalla Squadra Volante presente “in loco”. L’investigatore ha descritto le fasi di quella serata, compreso il particolare che, dopo il distaccamento dell’orecchio, De Bellis non era operabile. La Squadra Mobile si mosse subito verso le case dei due imputati, non trovandoli: “In quello stesso pomeriggio, risalimmo al fatto che Mastracci e Tornese furono fermati in Via Astura. Erano a bordo di un’auto riconducibile a una ragazza si trovava con loro due”.

Dopo diverse ricerche, Tornese fu trovato a Sezze, mentre Mastracci, dopo qualche giorno, si costituì presso il carcere di Rebibbia a Roma il 19 aprile, a distanza di oltre due settimane dall’aggressione. Gli investigatori disanimarono il telefono di Tornese per comprendere contatti e chat Whatsapp risalenti al primo e al 2 aprile: “Non c’erano contatti con De Bellis, né la presenza del suo numero in rubrica. Dopo verificammo la presenza di due utenze riconducibili a Mastracci”. C’erano state diverse chiamate tra i due e in una delle interlocuzioni minacce di Mastracci rivolte alla madre di Tornese e in riferimento al fratello di quest’ultimo: “Non si parla mai di De Bellis”. Secondo la ricostruzione dell’ispettore di Polizia, nelle conversazioni si parla anche delle condizioni di Mastracci, ferito dopo l’aggressione del 1 aprile contro De Bellis.

Nel corso dell’udienza odierna, è stata ascoltata anche l’attuale fidanzata di Mastracci, chiamata a riferire sull’auto sulla quale era stato trovato lo stesso Mastracci e Torinese. La ragazza ha detto di aver parlato con Mastracci e di aver contattato anche l’amica del pusher per capire come fossero andate le cose.

A testimoniare anche un appartenente della Polizia Scientifica di Latina che fece accesso nell’appartamento di De Bellis, repertando il coltello e le tracce ematiche presenti. Il sangue, così come sostenuto da un ulteriore testimone della Squadra Volante intervenuto sul posto, era anche sul balcone.

Il suddetto poliziotto della Squadra Volante ha descritto l’intervento in Via San Carlo da Sezze dove è avvenuto l’aggressione. C’era sangue ovunque nell’appartamento tutto a soqquadro e all’ingresso dell’appartamento c’erano tre amici di De Bellis.

Il processo riprende il prossimo 28 maggio con l’escussione degli ultimi testimoni della pubblica accusa, mentre l’11 giugno ci saranno i testimoni delle difese.

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FATTI – I fatti sono avvenuti in Via San Carlo da Sezze, a Latina, dove, all’epoca, si trovava ristretto ai domiciliari De Bellis. I due soggetti – Mastracci e Tornese – avrebbero suonato alla porta del ragazzo riuscendo ad entrare in casa con un espediente. Parrebbe che la vittima conoscesse di persona solo Tornese e che Mastracci, noto al 32enne per fama criminale, sia arrivato insieme al primo.

Entrati nell’abitazione, sarebbe stato proprio Mastracci a colpire il proprietario di casa con un violento pugno al volto e ne sarebbe nata una colluttazione feroce. I due, De Bellis e Mastracci, si sarebbero scambiati diversi colpi, ma a soccombere, cadendo a terra, sarebbe stato il 32enne De Bellis. Dopodiché, Mastracci avrebbe morso all’orecchio la vittima, provocandogli il distacco di metà dell’orecchio per poi darsi alla fuga subito dopo insieme a Tornese il quale, nel corso del pestaggio violento, avrebbe lanciato in testa della vittima anche un televisore.

A seguito dell’immediato intervento della Squadra Volante e delle cure prestate al soggetto ferito, gli investigatori della Squadra Mobile hanno iniziato le ricerche degli aggressori che nel frattempo si erano dileguati. Sul posto si sono recati anche i poliziotti della Scientifica per gli accertamenti del caso in un contesto piuttosto scioccante. De Bellis, infatti, ha perso sangue e al Santa Maria Goretti non è stato possibile riattaccare la metà orecchio strappato dal morso ferino di Mastracci.

Uno dei due, Tornese, ritenuto il complice, è stato individuato nonostante il tentativo di fuga e, alla luce degli indizi acquisiti dagli agenti,  è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e condotto in carcere.

Il vero aggressore è Mastracci, coinvolto in più fatti di malavita pontina e da sempre alle prese con fatti violenti. Sarebbe stato lui ad aggredire De Bellis con ferocia, fino a tirargli un pugno in pieno viso e a prenderlo a morsi sull’orecchio. L’uomo sarebbe spuntato improvvisamente dopo che De Bellis aveva aperto la porta a Tornese che conosceva già. Alla base dell’aggressione, questioni che probabilmente hanno a che fare con affari criminali sul versante dello smercio di droga. Il principale aggressore avrebbe desistito dalla violenza contro De Bellis perché sarebbe stato colpito alla schiena dalla vittima con un paio di fendenti di un piccolo coltello trovato in cucina.

Mastracci, pluripregiudicato di Latina Scalo, è stato condannato in via definitiva nel filone romano di “Alba Pontina”, processo nato dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e che ha messo alla sbarra, condannandoli per associazione mafiosa, il ramo dei Di Silvio capeggiato da Armando detto “Lallà”.

In carcere sin da minorenne, Mastracci si è reso protagonista di diversi episodi violenti, anche in carcere come ha evidenziato al condanna subita nel processo denominato “Masterchef”. A giugno 2023, il 40enne è stato rinviato a giudizio per estorsione, minacce e lesioni insieme al 38enne Francesco Iannarilli, entrambi noti a cronache giudiziarie e forze dell’ordine. I due dovranno rispondere alle accuse di aver soverchiato e pestato diversi detenuti dentro il carcere di Latina, vessati e minacciati al fine di pagarli in termini di soldi e altri beni materiali.

Solo alcuni esempi del lungo curriculum criminale di un personaggio che appare anche nella maxi indagine tra Fondi e Latina, condotta dalla DDA di Roma ed eseguita da Carabinieri e Polizia. In quel caso, mentre in un primo momento, sembrava alleato di soggetti quali Alessandro Artusa e Roberto Ciarelli, affiliati al clan di Fondi, retto da Massimiliano Del Vecchio, alla fine lo stesso Mastracci rischiò di essere vittima di un attentato punitivo sempre per affari inerenti allo smercio di droga.

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