EPATITE A: L’ULTIMO PICCO NEL 2017

Epatite A: dopo la task force istituita dall’Asl di Latina, i contagi appaiono sotto controllo così come in Campania.

Che cosa è l’epatite A? L’epatite virale A è una malattia infettiva acuta a carico del fegato causata da un virus a RNA appartenente al genere Picornavirus della famiglia dei Picornaviridae, il virus dell’epatite A (HAV). I sintomi dell’epatite A possono durare fino a 2 mesi e comprendono affaticamento, nausea, mal di stomaco e ittero. La malattia è autolimitante e non provoca, pertanto, un’infezione cronica ed è prevenibile con il vaccino. Gli anticorpi HAV (IgG anti-HAV) prodotti in risposta all’infezione da HAV persistono per tutta la vita e proteggono dalla reinfezione.

L’epatite A è diffusa in tutto il mondo sia in forma sporadica che epidemica. Nei paesi in via di sviluppo, generalmente aree altamente endemiche per le scarse condizioni igienico-sanitarie presenti, l’infezione si trasmette rapidamente tra i bambini, nei quali la malattia è spesso asintomatica; molti adulti, essendo venuti a contatto con il virus in età infantile, risultano immuni alla malattia e raramente si sviluppano focolai di malattia. Nei paesi più sviluppati, con il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il contatto con il virus in età infantile diventa molto meno frequente, di conseguenza aumenta l’età media dei casi notificati, la percentuale dei casi sintomatici e lo sviluppo di focolai.

In Italia la malattia è endemica soprattutto nelle regioni meridionali, dove più diffusa è la pratica di consumare frutti di mare crudi. Possono comunque verificarsi epidemie o casi sporadici su tutto il territorio nazionale, legati al consumo di alimenti (non solo frutti di mare ma anche vegetali e frutta) o acqua (per es. di pozzo) contaminati, viaggi in aree endemiche, scarse condizioni igieniche, comportamenti a rischio.

In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito a un profondo mutamento dell’epidemiologia delle epatiti virali, per il contribuito di diversi determinanti. In particolare: le migliorate condizioni igieniche e socio-economiche; la riduzione della dimensione dei nuclei familiari e quindi della circolazione intra-familiare dei virus; una maggiore conoscenza e consapevolezza del rischio di trasmissione, anche grazie alle campagne informative sull’Hiv (le cui modalità di trasmissione sono comuni ai virus Hbv e Hcv); l’introduzione di importanti misure di prevenzione quali lo screening dei donatori di sangue e durante la gravidanza, la profilassi nei nati da madri HBsAg positive; l’adozione di precauzioni universali in ambito sanitario.

In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito a un profondo mutamento dell’epidemiologia delle epatiti virali, per il contribuito di diversi determinanti. In particolare: le migliorate condizioni igieniche e socio-economiche; la riduzione della dimensione dei nuclei familiari e quindi della circolazione intra-familiare dei virus; una maggiore conoscenza e consapevolezza del rischio di trasmissione, anche grazie alle campagne informative sull’Hiv (le cui modalità di trasmissione sono comuni ai virus Hbv e Hcv); l’introduzione di importanti misure di prevenzione quali lo screening dei donatori di sangue e durante la gravidanza, la profilassi nei nati da madri HBsAg positive; l’adozione di precauzioni universali in ambito sanitario.

Attraverso il Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta), è stato possibile documentare quest’evoluzione e continuare a monitorare lo scenario epidemiologico. In particolare, negli ultimi 30 anni si è assistito a un calo progressivo dell’incidenza dell’epatite A e, ancor di più, delle epatiti B, C e Delta. Si sta invece configurando come malattia emergente, l’infezione da epatite E, per la quale si registra un aumento del numero di casi autoctoni (non legati a viaggi in aree endemiche).

Il Seieva è stato implementato nel 1985 presso l’Istituto superiore di sanità (Iss), a integrazione della sorveglianza routinaria affidata al Sistema informativo delle malattie infettive del ministero della Salute, al fine di una più approfondita conoscenza dell’epidemiologia dell’epatite virale a livello nazionale.

Nell’ambito del Seieva, infatti, l’integrazione delle informazioni raccolte con i questionari epidemiologici, con i risultati delle analisi virologiche, permette la stima dell’incidenza di malattia e del contributo relativo dei diversi fattori di rischio. Ciò consente inoltre la definizione delle misure preventive alle quali dare priorità e il monitoraggio degli effetti dei diversi programmi di prevenzione. Il Seieva si basa sulla stretta e continua collaborazione tra l’Iss e le Asl partecipanti. L’adesione è su base volontaria; attualmente, partecipano 171 ex-Asl, cui afferisce l’86% della popolazione nazionale.

In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito a un profondo mutamento dell’epidemiologia delle epatiti virali, per il contribuito di diversi determinanti. In particolare: le migliorate condizioni igieniche e socio-economiche; la riduzione della dimensione dei nuclei familiari e quindi della circolazione intra-familiare dei virus; una maggiore conoscenza e consapevolezza del rischio di trasmissione, anche grazie alle campagne informative sull’Hiv (le cui modalità di trasmissione sono comuni ai virus Hbv e Hcv); l’introduzione di importanti misure di prevenzione quali lo screening dei donatori di sangue e durante la gravidanza, la profilassi nei nati da madri HBsAg positive; l’adozione di precauzioni universali in ambito sanitario.

Attraverso il Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta), è stato possibile documentare quest’evoluzione e continuare a monitorare lo scenario epidemiologico. In particolare, negli ultimi 30 anni si è assistito a un calo progressivo dell’incidenza dell’epatite A e, ancor di più, delle epatiti B, C e Delta. Si sta invece configurando come malattia emergente, l’infezione da epatite E, per la quale si registra un aumento del numero di casi autoctoni (non legati a viaggi in aree endemiche).

Il Seieva è stato implementato nel 1985 presso l’Istituto superiore di sanità (Iss), a integrazione della sorveglianza routinaria affidata al Sistema informativo delle malattie infettive del ministero della Salute, al fine di una più approfondita conoscenza dell’epidemiologia dell’epatite virale a livello nazionale.

Nell’ambito del Seieva, infatti, l’integrazione delle informazioni raccolte con i questionari epidemiologici, con i risultati delle analisi virologiche, permette la stima dell’incidenza di malattia e del contributo relativo dei diversi fattori di rischio. Ciò consente inoltre la definizione delle misure preventive alle quali dare priorità e il monitoraggio degli effetti dei diversi programmi di prevenzione. Il Seieva si basa sulla stretta e continua collaborazione tra l’Iss e le Asl partecipanti. L’adesione è su base volontaria; attualmente, partecipano 171 ex-Asl, cui afferisce l’86% della popolazione nazionale.

Le serie storiche dell’andamento dell’incidenza dei casi segnalati di epatite virale A, B e C dal 1985 (anno di avvio dalla sorveglianza SEIEVA) vengono presentate annualmente sia in versione online interattiva sia in versione pdf (pdf 1,7 Mb) ed offrono una lettura della dinamica del fenomeno nel lungo periodo. Inoltre, annualmente, vengono presentati i tassi di incidenza per fascia di età dal 2009 e, per tutti i tipi di epatite, e caratteristiche dei casi segnalati e i principali fattori di rischio.

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