Una famiglia accusata di spaccio di sostanza stupefacente a Cisterna di Latina. Tra le accuse anche quella di aver accoltellato un Carabiniere
Lo scenario è quello del Covid. Siamo ai primi di marzo 2020, l’Italia sarebbe andata in lockdown di lì a poco e il Coronavirus aveva già mietuto vittime nel Belpaese e nel mondo. È il 4 marzo 2020 quando due Carabinieri, per un controllo, perquisiscono la casa dei coniugi Claudio Amabile (ad oggi deceduto) e Marisa Colasante a Cisterna di Latina, nel quartiere di San Valentino, nota piazza di spaccio area urbana difficile.
Dentro l’abitazione, all’interno di una lavastoviglie, i militari dell’Arma trovano 28 involucri di cocaina per un peso di circa 27 grammi, da cui sono ricavabili più o meno 145 dosi. Ad essere accusati dello spaccio anche i due figli: Simone Amabile e Sandro Amabile. Questi ultimi, di lì a poco, ad aprile 2020, furono coinvolti nell’operazione “Buffalo”, che contestava a loro e ad altri ancora lo spaccio e persino, per due dei personaggi compresi nell’operazione (Vincenzo Avagliano e Antonio Di Noia), un attentato alla caserma dei Carabinieri di Cisterna.
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Tornando ai fatti del marzo 2020, nel corso della perquisizione dei due Carabinieri di Cisterna, fu Marisa Colasante, la madre dei due fratelli, a dare in escandescenze, offendendo pesantemente i militari. Secondo il capo d’imputazione, la donna avrebbe rivolto ai Carabinieri le seguenti frasi: “Avete rotto i coglioni, vi ammazzo, vi denuncio. A meno non mi dovete toccare, dovete lasciar perdere la mia famiglia, siete dei bastardi, dovete morire, andare a rompere i coglioni da un’altra parte. Pezzi di merda, voi qui non comandate. Vi ammazzo”.
Non paga, la donna avrebbe anche preso un coltello da cucina per minacciare di auto-lesionarsi e per poi colpire uno dei due Carabinieri al ventre (il militare finì in ospedale senza gravi conseguenze). Alla fine, il gesto finale con la rottura del vetro di una finestra: “Mo’ mi ammazzo, mi getto giù, figli di puttana”.
Per tali fatti, Sandro Amabile, accusato di spaccio, è stato condannato in abbreviato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Destino diverso per il fratello Simone e la madre Marisa Colasante.
Oggi, 18 marzo, infatti, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Zani, ha condannato per resistenza a pubblico ufficiale Marisa Colasante alla pena di 4 mesi, mentre l’ha assolta, così come il figlio Simone Amabile, dall’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. I due imputati erano difesi dagli avvocati Stefano Iucci e Luca Pellegrino che avevano invocato l’assoluzione per i loro assistiti.
