CONFLITTO DI FARMACI FINO ALL’EMORRAGIA MORTALE: 4 MEDICI RINVIATI A GIUDIZIO PER OMICIDIO COLPOSO

Si è conclusa, dopo alcuni rinvii, l’udienza preliminare che vede sul banco degli imputati alcuni medici pontini accusati di omicidio colposo

Dovranno affrontare un processo che contesta loro l’omicidio per colpa medica. È quanto deciso dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano, al termine della giornata odierna che ha visto chiedere il rinvio a giudizio per tutti e quattro gli indagati. Si tratta di due ematologi di Latina, S.G., 77 anni e P.F., 58 anni, un cardiologo d Cori, M.N., 68 anni, e una dottoressa di medicina generale di Latina, N.B., 70 anni.

Il processo per i medici pontini inizierà il prossimo 25 marzo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Alessandro Mariani, Gaetano Marino, Paolo Benedetto Faralli, Luigi Civitella e Oreste Palmieri.

Secondo l’accusa, in una inchiesta firmata dall’ex sostituto procuratore di Latina, Andrea D’Angeli, i quattro medici sarebbero responsabili di aver provocato l’emorragia cerebrale mortale di Anna Maria Ciavardini, somministrandole alcuni farmaci. La donna, originaria di Latina, affetta da alcune patologie, era in cura dagli imputati.

Nel capo d’imputazione che contesta l’omicidio colposo, i medici sono ritenuti responsabili di aver agito con negligenza, imprudenza e imperizia tanto da causare la morte della donna all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina avvenuta il 4 febbraio 2022.

La morte della donna sarebbe connessa all’emorragia cerebrale spontanea riconducibile, così come le lesioni gastriche, alla somministrazione in sequenza di farmaci che interferivano contro l’anti-coagulazione.

Gli inquirenti ritengono che, nonostante le prime avvisaglie per cui i farmaci anti-dolorifici e anti-infiammatori sembravano interferire con quelli anticoagulanti – senza contare che sarebbe stata nota l’interazione tra farmaci dicumarolici, Fans e cortisone -, i medici, oggi rinviati a giudizio, avrebbero proseguito nelle prescrizioni.

I medici finiti nei guai giudiziari, infatti, avevano in cura la donna e la seguivano nel percorso terapeutico effettuato a domicilio. Alla medesima sarebbero stati somministrati gli stessi farmaci, pur in presenza di terapia anti-coagulante. Un confitto di farmaci che, secondo l’accusa, avrebbe provocato l’emorragia mortale.

Sarebbe stata ignorata, infatti, l’alternativa dell’eparina a basso peso molecolare e a dosaggio pieno, che avrebbe consentito di annullare il pericolo emorragico. Inoltre, i quattro medici devono rispondere dell’omissione di aver consigliato alla paziente in cura controlli ematochimici così da verificare il livello di anticoagulazione.

Il procedimento penale è partito dalla denuncia querela presentata dalla figlia della donna che si è costituita parte civile. L’indagine è stata portata avanti dai Carabinieri Nas di Latina, oltreché ad essere corroborata dalla consulenza medico-legale.

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