ATO 4, FDI LATINA ATTACCA STEFANELLI: “IL SUO TENTATIVO PUERILE DI AVVELENARE I POZZI”

Latina, la sede di Acqualatina

Ato 4, Iavarone (Fratelli d’Italia Latina): “Stefanelli a fine mandato tenta di avvelenare i pozzi, ma i cittadini meritano verità, non favole”

“Comprendiamo che per Gerardo Stefanelli quello di oggi sia stato l’ultimo Consiglio provinciale da presidente. Comprendiamo anche che probabilmente immaginava per sé un futuro diverso e che le cose, evidentemente, siano andate altrimenti. Ma, per restare in tema d’acqua, il tentativo di avvelenare i pozzi distorcendo la realtà appare francamente un po’ puerile”.

Così Dino Iavarone, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia Latina, replica alle dichiarazioni del presidente della Provincia di Latina Gerardo Stefanelli in merito alla riforma dell’Ato 4 e al ruolo del Comune di Latina.

“Il Comune di Latina – prosegue Iavarone – non è mai stato contrario al nuovo Statuto né alla nascita di un nuovo Ato. Siamo stati e restiamo favorevoli a un ente d’ambito realmente autonomo e moderno. Quello che abbiamo sempre contestato è stato il metodo Stefanelli che avrebbe voluto un nuovo Ato sì, ma con un presidente nominato. E ovviamente quel presidente avrebbe dovuto essere lui in qualità di presidente della Provincia.”

“Premesso – aggiunge – che in nessuno degli Ato costituiti in Lombardia, Piemonte o Emilia-Romagna è prevista la nomina del presidente, che invece viene eletto, va sottolineato come il Comune di Latina non abbia mai chiuso al dialogo su questa modalità; ha solo ravvisato la necessità di discuterne nel merito e nel valutare la figura di Stefanelli stesso. Insomma, Latina ha semplicemente chiesto di ragionare su questo punto, nulla di più. Non è lesa maestà chiedere regole chiare in vista di un cambiamento così importante. Per tutta risposta, ai Comuni è stata imposta un’accelerazione. Stefanelli ha imposto, in pratica, un voto sulla sua persona, ed ha perso, non certo con il solo voto contrario del Comune di Latina. Un aut aut che non ha giovato, come dimostra anche la situazione di oggi, completamente diversa da quella di ieri”.

Iavarone ricorda inoltre che “sono passati due anni da quella richiesta. Dopodiché, dell’Ato non si è più parlato. Se davvero era una priorità assoluta, come mai tutto questo silenzio? Forse perché la volontà politica, a quel punto, era venuta meno.”

“Va bene togliersi qualche sassolino dalle scarpe a fine mandato – conclude Iavarone – ma se si è stati i primi a riempirsi le scarpe di sassi forse occorrerebbe guardare in faccia la realtà e non prendersela con qualcun altro. I cittadini meritano serietà e trasparenza, non polemiche dell’ultimo minuto.” Ha concluso Iavarone

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