“Gaeta, il verde che non guarda al futuro né alla vivibilità”, arrivano le critiche dell’associazione civica “La Piazza”
“Il 28 aprile è stato pubblicato sul quotidiano “Latina Oggi” l’articolo a tutta pagina dal titolo “Il nuovo lungomare… verde”, un testo ricco di enfasi sulle scelte effettuate dall’amministrazione in tema di verde pubblico nella città di Gaeta.
Nel riconoscere il mecenatismo del sig. Nicola Del Roscio per la generosa donazione, l’Associazione “La Piazza” ritiene tuttavia che la gestione degli spazi verdi urbani dovrebbe essere diversa.
Quando si interviene su uno spazio pubblico, soprattutto oggi, non basta che sia bello: deve essere funzionale. Le essenze utilizzate non dovrebbero ispirarsi a quelle di un orto botanico, ma privilegiare la funzionalità, come l’ombreggiatura, l’assorbimento dell’anidride carbonica e il filtraggio delle polveri sottili, insieme ai benefici ambientali e sociali, piuttosto che un approccio esclusivamente estetico come quello realizzato.
Il verde urbano deve essere, prima di tutto, una scelta etica. Non si tratta solo di progettare spazi piacevoli alla vista, ma di assumersi una responsabilità nei confronti dell’ambiente, della comunità e degli equilibri naturali, locali e globali.
In questo senso, la creazione di scenari esotici attraverso l’importazione di alberi adulti da altri continenti non rappresenta una scelta coerente con un approccio realmente sostenibile.
Prelevare essenze significa sottrarre risorse a ecosistemi che hanno impiegato decenni o secoli per strutturarsi. A ciò si aggiunge il costo ambientale del trasporto su lunghe distanze, con emissioni rilevanti di gas serra che contraddicono l’obiettivo stesso di promuovere il verde come strumento di mitigazione climatica.
Ci si espone anche al rischio di introdurre patogeni e parassiti, come il punteruolo rosso e la Xylella dell’ulivo, mettendo in pericolo la biodiversità locale e generando potenziali danni irreversibili.
Inoltre, la manutenzione di palme ad alto fusto, come la Washingtonia, comporta costi significativi. La rimozione delle foglie secche, che possono diventare pericolose in presenza di vento, richiede l’impiego di cestelli elevatori e personale specializzato. Con l’aumentare dell’altezza degli esemplari, questi interventi diventano progressivamente più complessi e onerosi, incidendo in modo crescente sui costi di gestione.
Scegliere consapevolmente significa prevenire questi rischi e non inseguire soluzioni scenografiche di breve respiro. Un verde davvero etico, per essere efficace, deve migliorare le condizioni climatiche, richiedere poca acqua, avere una bassa manutenzione, mantenere costi contenuti, privilegiare specie locali, sostenere la biodiversità esistente e costruire relazioni armoniche con il contesto. In questa direzione appare poco coerente anche la scelta di prati all’inglese, che richiedono un elevato consumo d’acqua e una manutenzione continua, difficilmente sostenibili nel nostro contesto climatico.
Inoltre, nella nostra città sarebbe necessario aumentare le aree verdi e crearne di nuove, ampie e interconnesse tra loro, attrezzate per il gioco, lo sport, il tempo libero e per favorire l’aggregazione sociale. Una città non è una vetrina: è uno spazio per chi la vive“.
Così, in una nota, l’associazione “La Piazza”.
