Urbanistica, Ciolfi: “Latina ancora costretta a correggersi, dopo il pasticcio della perequazione il Comune torna indietro anche sulla rigenerazione urbana”
Dubbi sul nuovo iter prospettato dalla Segretaria Generale, assente in Commissione nonostante la presenza annunciata: la procedura illustrata dall’amministrazione appare divergente rispetto a quanto indicato dalla Regione Lazio, che nella propria nota richiama anche i poteri sostitutivi e di controllo in caso di irregolarità.
“Ancora una volta la Regione Lazio è costretta a richiamare il Comune di Latina sulla gestione delle procedure urbanistiche. È accaduto già con il clamoroso pasticcio della perequazione urbanistica, presentata come una conquista storica e poi rivelatasi un totale fallimento amministrativo che ha costretto il Comune a ripartire da zero. Oggi ci risiamo con la rigenerazione urbana.
La nota della Regione Lazio relativa alle delibere approvate dal Consiglio Comunale il 29 dicembre scorso sulla legge regionale 12/2025 conferma infatti criticità procedurali e interpretative che in Commissione Urbanistica si è tentato di minimizzare, ma che nei fatti stanno portando l’amministrazione a tornare nuovamente sui propri passi.
La legge regionale doveva essere recepita entro il 31 dicembre 2025 e il Comune di Latina lo ha fatto in extremis, il 29 dicembre, approvando atti complessi in fretta e furia, adottando una variante alle NTA del PRG che oggi scopriamo non occorreva, lo ha fatto senza un reale percorso partecipativo e senza un confronto adeguato né con la città né, evidentemente, con la stessa Regione Lazio, che pure continua a ribadire nelle proprie note di essere a disposizione dei Comuni proprio per evitare errori interpretativi e applicativi.
Eppure il problema non è soltanto formale.
La questione riguarda il metodo con cui si continua a governare l’urbanistica della città: annunci roboanti, “conquiste storiche”, accelerazioni continue e poi inevitabili retromarce amministrative.
La Regione Lazio è stata molto chiara: la delibera 96/2025 doveva essere approvata come fonte regolativa autonoma, prendendo contestualmente atto della inefficacia della precedente DCC 50/2021 e della relativa norma tecnica a suo tempo inserita nel novero delle NTA del PRG.
Quello che invece l’Assessora all’Urbanistica ha riferito in Commissione è un percorso differente, indicato dalla Segretaria Generale che avrebbe dovuto essere presente in commissione a motivarlo e chiarirlo, ma che non si è presentata, l’iter indicato prevede l’annullamento della delibera 96/2025 e l’approvazione di una nuova deliberazione consiliare.
Un’impostazione che lascia aperti evidenti dubbi interpretativi, proprio perché apparentemente divergente rispetto a quanto indicato nella nota regionale, nella quale non si parla di annullamento della delibera 96/2025 ma di sua approvazione quale fonte regolativa autonoma e della contestuale presa d’atto della inefficacia della precedente DCC 50/2021.
Ed è ancora più grave che tutto questo sia stato rappresentato in Commissione senza che fosse presente la Segretaria Generale, il cui parere sarebbe alla base del nuovo iter procedurale prospettato dall’amministrazione.
La sua presenza era stata annunciata, ma di fatto non si è mai concretizzata se non con un fugace apparizione a Commissione praticamente conclusa, senza alcuna spiegazione o chiarimento sul percorso amministrativo individuato.
Ad oggi, leggendo i pareri formalmente trasmessi ai consiglieri, non risulta alcun esplicito riferimento alla necessità di annullare la delibera 96/2025. Evidentemente tali indicazioni saranno contenute nell’istruttoria interna, ma ai consiglieri comunali questo ad oggi non è dato sapere. E questo aumenta ulteriormente le perplessità su una procedura che rischia di incidere pesantemente sull’assetto urbanistico cittadino.
Il dubbio politico e amministrativo più serio resta infatti uno: se la scadenza fissata dalla legge regionale era il 31 dicembre 2025, cosa accadrà nel momento in cui si andrà ad annullare la delibera approvata entro i termini per sostituirla con una nuova deliberazione approvata successivamente? Siamo certi che questa nuova procedura reggerà? Oppure esiste il rischio concreto di aprire un vuoto normativo e un “liberi tutti” sui cambi di destinazione d’uso?
È un dubbio legittimo, soprattutto considerando che da queste norme discendono effetti concreti anche sui procedimenti edilizi e sui permessi di costruire già rilasciati o in corso di istruttoria. Perché se viene messo in discussione il quadro regolativo utilizzato fino ad oggi, inevitabilmente si aprono interrogativi sulla tenuta amministrativa dei titoli edilizi fondati su quelle disposizioni.
Ed è ancora più preoccupante se si considera che già le esclusioni e i limiti individuati dalla maggioranza erano stati minimi e insufficienti. Lo avevamo denunciato già il 29 dicembre: nessuna vera visione urbanistica della città, nessuna pianificazione strategica, ma soltanto una rimodulazione frettolosa degli ambiti da escludere, limitata sostanzialmente a ciò che era inevitabile escludere, come il centro storico, gli edifici di fondazione e alcune aree già vincolate.
Per il resto, aumenti di volumetrie, cambi di destinazione d’uso e ulteriore pressione urbanistica su una città che avrebbe invece bisogno di rigenerazione vera, servizi, standard urbanistici, verde pubblico e qualità urbana.
Non va inoltre sottovalutato un altro passaggio molto rilevante contenuto nella nota della Regione Lazio.
La Regione ricorda infatti al Comune che mantiene pieni poteri di vigilanza, controllo e perfino sostituzione o revoca delle funzioni urbanistiche delegate in caso di irregolarità o cattivo esercizio delle funzioni conferite. Un richiamo istituzionale pesante che dovrebbe imporre alla politica maggiore prudenza, maggiore confronto istituzionale e soprattutto maggiore responsabilità nelle scelte e nei tempi imposti agli uffici.
Il problema infatti non è degli uffici chiamati a rincorrere decisioni politiche prese in fretta, ma di una guida politica dell’urbanistica che continua a confondere la velocità con la capacità amministrativa.
Speriamo che questa nuova corsa contro il tempo, senza i dovuti chiarimenti pubblici della Segretaria Generale in Commissione, non costringa ancora una volta il Comune di Latina a subire ulteriori richiami da parte della Regione Lazio. Fare presto non significa fare bene.
E l’urbanistica non può continuare a essere trattata come una continua rincorsa alle scadenze o una sequenza di annunci propagandistici seguiti da correzioni e ripensamenti. Latina merita serietà, visione e competenza. Non improvvisazione”.
Così, in una nota, la consigliera comunale e capoguppo del Movimento Cinque Stelle di Latina, Maria Grazia Ciolfi.
