TUTTI GLI UOMINI DEL CLAN TRAVALI: ALLEANZE, TRAFFICI E INFEDELI DI STATO

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Salvatore e Angelo Travali
Salvatore e Angelo Travali

Operazione Reset: il Clan di Cha Cha/Travali era più ramificato del Clan Di Silvio di Campo Boario processato in “Alba Pontina”

È ciò che emerge dalla corposa inchiesta portata a termine dalla Squadra Mobile di Latina, coordinata dalla DDA di Roma (leggi qui i dettagli), che oggi ha visto recapitare 18 misure di custodia cautelare in carcere e una ai domiciliari verso gli appartenenti di quelli conosciuti come il Clan Don’t Touch, dal nome dell’inchiesta che nell’autunno 2015 portò agli arresti dei medesimi fratelli Travali (da allora detenuti in carcere), Costantino Cha Cha Di Silvio (anche lui dentro le patrie galere) e tutti gli altri, compreso Gianluca Tuma posto al vertice della piramide dagli investigatori dell’epoca ma la cui figura è stata ridimensionata nel processo (una condanna a poco più di 3 anni per intestazione fittizia di beni) ma non dall’Anticrimine che ha chiesto e ha ottenuto sequestro e confisca dei suoi beni. Un’altra storia sicuramente ma di cui conosciamo i riverberi: è Pugliese a dire che da confidente della Polizia dal 2014 aveva fatto i nomi di tutti quelli del Clan Travali tranne che quelli del padre Cha Cha e di Tuma.

Costantino “Cha Cha” Di Silvio: capo del Clan Travali, stava per essere scalzato da Angelo “Palletta” Travali. È cugino della madre di quest’ultimo, Maria Grazia Di Silvio detta “Graziella”

Sembra quasi che gli investigatori siano voluti tornare con caparbietà su Cha Cha e soprattutto i Travali, così da sigillare ciò che la logica suggeriva: anche loro sono un Clan mafioso e se non lo sono stati con “Don’t touch” era solo perché, sei anni fa, non esisteva un pool romano-pontino completamente dedicato al territorio.

Non ho mai denunciato questi fatti. per due ordini di motivi: il primo è che prima dell’indagine Don’t Touch io, come tutta la città, non mi fidavo della Polizia perché era ritenuta collusa con i criminali e in particolare con il gruppo a cui apparteneva Viola (ndr: Francesco, cognato dei Travali) che, da alcuni anni e sino a Don’t Touch, era percepito come il padrone della città anche perché costoro avevano le mani in pasta dappertutto, anche con la politica. Era quest’ultima circostanza nota alla città intera, nel senso che tutti sapevano che grazie alle loro entrature politiche, a parte le attività di attacchinaggio che avevano monopolizzato nelle varie campagne elettorali, potevano avere appalti con le varie cooperative“. Così dichiara un noto ristoratore di Latina che opera al centro della città, nella parte storica, il quale, però, pubblicamente, all’epoca dei primi arresti di “Don’t Touch”, fece sfoggio di spavalderia sui social, con tanto di video, asserendo che lui non aveva mai subito estorsioni dagli “zingari”. Oggi sappiamo che non è così.

A fare da sfondo, però, a tutte le vicende dell’operazione Reset c’è l’elemento nuovo rispetto all’inchiesta conclusa ormai più di 5 anni fa dal Questore di Latina De Matteis e dalla Squadra Mobile di Tommaso Niglio. Ci sono, per l’appunto, i pentiti che, come una recherche proustiana criminale, parlano da quasi quattro anni. Prima Renato Pugliese, poi Agostino Riccardo e ora Maurizio Zuppardo.

Maurizio Zuppardo
Maurizio Zuppardo

C’è la droga, a fiumi, che dà l’idea di quanto la domanda nella città e nella provincia sia incessante. E c’è Angelo Travali detto Palletta che un disegno ce l’aveva eccome: conquistare sempre più ampie fette di mercato, annettendosi pusher e broker del narcotraffico, utilizzando la violenza delle armi e della sua parentela forte con i Casamonica, stringendo alleanze. Come quella con i Marano di Terracina, legati al temuto Clan Licciardi della Masseria Cardone, con cui il padre non naturale di Angelo, Giuseppe Travali detto “Peppone lo Zingaro”, uno che con lo smercio di droga ci lavora da decadi (“spaccia da cinquanta anni” – ha detto Riccardo in uno dei suoi verbali), deteneva una quota del locale “New King” di Terracina, sulla Pontina, ora chiuso. Il suo socio, o almeno così si chiamano a vicenda, era quel Genny Marano, figlio di Eduardo Marano e Patrizia Licciardi, che ritroviamo anche come mediatore nella disfida dei manifesti elettorali tra il Clan Di Silvio di Campo Boario e gli attacchini per alcune liste del centrodestra presenti nella tornata elettorale di Terracina 2016.

È stato furbo Angelo Travali, ha saputo aspettare il suo momento. A spiegarlo sono i pentiti: con l’ammazzamento a Sezze Scalo di “Titto” Marchionne, compagno di sua sorella Michela Travali, “Palletta” prende il suo posto ed eredita canali di spaccio e contatti. E con lui, Palletta, c’è Gian Luca Ciprian che, scampato all’attentato mortale ai danni di Marchionne e Alessandro Radicioli, diventa il “broker” della droga più richiesto e più esperto. La sua azione sarà fermata solo dagli arresti: nel 2014 con l’operazione “Arco” e l’anno scorso incastrato con un carico enorme di droga in Catalogna: è stato arrestato il 14 gennaio 2020, con un carico di 441 chili di cocaina, dalla Brigada Central de Estupefacientes dell’Udyco (la squadra speciale spagnola per il contrasto al narcotraffico) nella città di Calafell.

A contare le estorsioni e il recupero crediti, poi, si fa notte perché, nell’inchiesta odierna, ne vengono descritte parecchie, in tutto 18 (ma Agostino Riccardo ha sempre dichiarato che nella sua vita criminale ne ha compiute oltre 400). A commercianti, un avvocato, gestori di slot machine (una appartenuta all’uomo dei misteri di “Alba Pontina”, Antonio Fusco detto Zi’ Marcello) e persino per interposta persona a una società come Agripower Plus che doveva dei soldi a un imprenditore agricolo di Aprilia, “mangiato” da Angelo Travali, il cognato Francesco Viola, lo stesso Agostino Riccardo, con la collaborazione, ritenuta decisiva dagli investigatori, da parte del titolare dell’agenzia di “buttafuori” “Tiger” Francesco “Ciccio” Della Magna di Terracina (indagato), già candidato due volte alle Comunali come consigliere comunale.

Angelo Travali

Angioletto Travali piano piano mirava a scalzare anche Cha Cha dal vertice del sodalizio. Non più e solo capozona di Viale Nervi e dei Palazzoni, ma leader assoluto in petto a un Cha Cha indebolito da arresti e imborghesimento. E infatti, sui social, viene insultato da sodali di Salvatore Travali, il fratello violento e senza scrupoli di Angelo. Da capozona Travali, secondo Pugliese, arriva a guadagnare “30mila euro al mese puliti…veniva pagato il giovedì e il sabato” dai vari pusher che controllava, poi persino “120mila euro al mese”. “Io – dice Pugliese – con i Travali guadagnava 5, 6mila euro al mese”.

E non mancano, in questo quadro del crimine, anche episodi che se letti superficialmente potrebbero far sorridere ma che risultano tutt’altro che comici. Ad esempio, il ragazzo che aveva vinto la lotteria “Turista per sempre” (circa 6mila euro al mese per 20 anni più bonus finale di 100mila euro) a cui Francesco Viola, sposo di Vera Travali, e affiliato al Clan, nonché capo della curva del Latina Calcio maiettiano, impone il pagamento di vestiti appena comprati in un negozio di abbigliamento: 43mila euro per cui il ragazzo “turista per sempre” è costretto a pagare in cambiali. O altre vicende più “nere” come il pusher costretto a ripiegare in Spagna dopo essere stato inseguito da Travali e Zof (Palletta, secondo i pentiti, veniva preso in giro da Cha Cha e dallo stesso Zof perché non sapeva sparare), nonostante i colpi di pistola andarono a vuoto. Finì con l’auto di una parente del pusher crivellata.

Alessandro Zof, detto “il topo”. Il soprannome gli deriva dall’essere figlio dal noto gestore del primo chiosco a Latina Lido. Si chiamava, per l’appunto “Topo Beach”: da qualche anno il posto, dopo la scadenza della concessione, non è stato assegnato. La gestione è stata inserita in un bando comunale che, però, a distanza di tempo fa fatica a decollare

E sempre esemplificativo, a proposito di Latina Calcio, l’episodio di un altro giovane che aveva osato chiedere l’autografo ai calciatori senza chiedere il permesso a Viola e ai suoi sgherri. “Allo stadio comandiamo noi. Non puoi fare come ti pare. Noi abbiamo fatto una scelta di fare la vita da strada e sulla strada ste cose si pagano“. Come va a finire? Estorto.

Ancora, poi, gambizzazioni contro pusher che non volevano sottostare alla “legge” dei Travali: compri da me la droga o mi dai 30mila euro al mese, altrimenti “quel cranio te lo spappoliamo…ti faccio vedere figlio de puttana“; estorsioni a un noto ottico di Latina centro, caparre pretese indietro, cid per falsi incidenti e persino distributori di benzina utilizzati senza pagare; affiliati interni che si baciavano in bocca alla maniera di Cosa Nostra; gente gravitante il Clan con un piccolo spazio di libertà come ad esempio uno degli indagati: Giovanni Ciaravino; la città divisa in zone di spaccio (c’è persino l’area “in” della Cucchiarelli controllata da Silvio Mascetti). C’erano anche capizona a Pontinia (Gianluca Campoli, compagno di una sorella dei Travali, Shara anche lei indagata), Cisterna (Fabio Benedetti), Aprilia (quel Cristian “Schizzo” Battello conosciuto ai più per aver minacciato un Carabiniere con tanto di video social), Sezze (Ermes Pellerani, pluri-citato dai due pentiti Agostino Riccardo e Renato Pugliese). E anche il ruolo delle donne come le sorelle dei Travali o Francesca De Santis che, secondo Riccardo, era disposta a tutto, contribuendo all’attentato di Alessandro Zof (arrestato anche lui quest’oggi, insieme al fornitore di marijuana Valeriu Cornici), spacciando e risultando vicina al Clan Mazzarella di Napoli. Per inciso, la De Santis è figlia di Donatella Amistà, candidata nel lontano 2007 alle Comunali di Latina con la Lista Catani. Una lista che, a quanto risulta dai verbali del pentito Riccardo, fu supportata dall’attacchinaggio dei manifesti svolto proprio dal gruppo di Travali, Viola, Morelli. Un gruppo che, poi, dal 2011 si fece Clan.

Cristian Battello
Cristian Battello

Eppure, il capitolo più amaro di questo spaccato di una banda mafiosa, con gerarchie e ruoli, sottoposti e parenti, è dato da alcuni spaccati che vedono ripresentarsi, a distanza di tempo, appartenenti alle Forze dell’Ordine infedeli. I nomi, sempre gli stessi: quelli del Maresciallo dei Carabinieri Fabio Di Lorenzo detto “Sciallo” (coinvolto in Don’t Touch 1 e 2), un poliziotto della Questura di Latina che secondo Riccardo vendeva armi ai Travali e l’ex della Squadra Mobile di Latina (ora al Commissariato di Anzio) Carlo Ninnolino processato in Don’t Touch, condannato in primo grado ma poi assolto nei successivi gradi di giudizio. È di nuovo indagato nell’inchiesta odierna.

Secondo i colleghi della Squadra Mobile, gli elementi non mancano. A quanto riportano i collaboratori di giustizia, tra cui anche il “nuovo” pentito Maurizio Zuppardo, Ninnolino avrebbe preso costantemente soldi dal gruppo di Travali per dare notizie sulle indagini in corso. Un contatto, sempre secondo i pentiti, dato al clan sinti da Gian Luca Ciprian.

Per quanto riguarda Zuppardo, inquietante un passaggio che riporta l’uomo soprannominato “Fagiolo”.

A dimostrazione dell’operatività del gruppo Travali – si legge nell’ordinanza firmata dal Gip di Roma – nonostante lo stato detentivo dei suoi esponenti di vertice, si riporta uno stralcio del verbale reso dal collaboratore di giustizia Maurizio Zuppardo, il quale riferisce di un episodio accaduto nel mese di gennaio 2019, allorquando si trovava a casa di Valentina Travali (sorella di Angelo e Salvatore), sita al 10 ° piano dei Palazzoni di Viale Nervi.

Manuel Ranieri
Manuel Ranieri, condannato per l’omicidio Giuroiu insieme al fratello Mirko e al rumeno Adrian Ginca. L’omicidio rientra nell’operazione Reset, nonostante le condanne già passate in giudicato, poiché è letto secondo i dettami del messaggio mafioso: aiutando i tre a far fuori il rumento Giuroiu, che avrebbe voluto far prostituire le fidanzate di Ranieri e Ginca, Angelo Travali voleva dimostrare che a Latina qualsiasi omicidio o atto criminale doveva passare sotto la sua decisione. I Ranieri, secondo gli investigatori e i collaboratori di giustizia, erano a tutti gli effetti organici al sodalizio Travali. In una intercettazione, contenuta nell’ordinanza Reset, Gian Luca Ciprian, il fornitore di droga dell’associazione, definito da Riccardo “compare di Patrizio Forniti” (uomo della mala di Aprilia e sotto processo nel processo Gangemi per estorsione mafiosa), si lamenta bestemmiando con Travali per aver aiutato i Ranieri nel sequestro di Giuroiu poiché considerati buoni a portare guai e “tarantelle”

Valentina parlava al telefono con il fratello Angelo (sebbene detenuto) ed il fratello le ordinava di portare in carcere 50 grammi di cocaina. Zuppardo: “In una occasione abbastanza recente nel mese di gennaio 2019 io ho rifornito di cocaina Valentina Travali a casa al 10 piano dei Palazzoni di Viale Nervi a Latina. Le ho portato 150 grammi e sono entrato all’interno dell’abitazione. Conclusasi la cessione, la mamma di Valentina (Maria Grazia Di Silvio) e il fratello (Guerino Di Silvio) si stavano preparando per orlare una parte della cocaina a Travali Angelo che nel frattempo chiamava al telefono Valentina con videochiamata.
Io parlavo con Graziella Di Silvio (ndr: Maria Grazia), Guerino Di Silvio e la fidanzata di Ciba (ndr: Alessandro Anzovino, figlio di Maria Grazia Di Silvio e fratellastro dei Travali). Io ho sentito che Angelo diceva di portargli 50 grammi di cocaina che in zingaresco si chiama “Budì” o “asisi” e poi ha chiesto chi ci fosse in casa. Quindi Valentina ha spostato il telefono che mi ha inquadrato e ho sentito Angelo che le diceva sempre in zingaresco che doveva mandarmi via perché ero un gaggio infame. Quindi io ho sentito proprio dalle parole di Angelo che mi considerava un infame, così come peraltro avevo appreso anche da Dimitri Montenero
(ndr: coinvolto nell’inchiesta anti-droga Las Mulas e figlio di Nino, noto criminale di Aprilia, destinatario di una confisca milionaria)”.

A spiccare, da ultimo, tra i nomi nel provvedimento odierno richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, c’è Luigi Ciarelli, condannato a 12 anni per narcotraffico dal Sud America al Porto di Livorno, e descritto come maggior fornitore di hashish per il gruppo Travali. Non uno qualunque Luigi Ciarelli, fratello di Carmine detto Porchettone e vero reggente del Clan rom di Pantanaccio almeno fino alla condanna ricevuta per gli oltre 80 chili di cocaina occultati nella nave approdata nel porto labronico.

Un rapporto controverso quello tra i Travali e i Ciarelli se, come sostiene Renato Pugliese, Carmine “Porchettone”, leader incontrastato dell’usura pontina fino agli arresti dopo la guerra criminale 2010, voleva bere il sangue di Angelo e Salvatore responsabili, a parer suo, di aver fornito le armi che ne attentarono la vita.

Luigi Ciarelli
Luigi Ciarelli (in una foto di qualche anno fa)

Infine, il nuovo mistero: il nome omissato di un broker della droga di Aprilia che riusciva a smerciate centinaia di chili al mese e a venderli ai clan. Conosce tutti quest’uomo: da Forniti a Gangemi, pezzi da novanta della mala del nord pontino, fino agli appartenenti dei clan rom. Solo una conferma che la droga, prima di qualsiasi business da colletto bianco, è il motore di tutto il crimine dalla notte dei tempi.

Ora il nuovo corso dell’Antimafia pontina ne colleziona le prove.

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