TRUFFA AGGRAVATA, ARRESTATO L’EX CANDIDATO SINDACO DI VENTOTENE: DOMICILIARI PER ADINOLFI

Mario Adinolfi
Mario Adinolfi

Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia (PdF), è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Roma

Ce lo si ricorda come candidato sindaco di Ventotene, qui in provincia di Latina. Nel 2017 Mario Adinolfi, giornalista, giocatore di poker e blogger, conosciuto per le sue posizioni pro-famiglia, dichiarò che si sarebbe candidato a sindaco di Ventotene, ponendo come primo punto del suo programma la costruzione di una “nuova Europa cristiana”.

Ex Democrazia Cristiana, poi PD, nel 2022 fonda la coalizione Alternativa per l’Italia con Simone Di Stefano, ex-vicepresidente del movimento di estrema destra CasaPound.

Conosciuto per le sue sparate contro gay e per aver parteciapto all’Isola dei Famosi, il noto giornalista è stato arrestato per truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma che ha disposto la custodia cautelare degli arresti domiciliari.

Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per oltre 400 mila euro, finalizzato alla confisca anche per equivalente del profitto dell’evasione fiscale conseguito dall’indagato per un solo anno d’imposta.

Le investigazioni – sviluppate dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura della Repubblica della Capitale e del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria Roma – sono scaturite da plurime denunce/querele presentate da soggetti che hanno affidato all’indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group”, denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso i social network.

L’attività riscuoteva l’adesione di un numero considerevole di clienti che – per l’affidabilità nella figura dell’ideatore proponente, la promessa di rendimenti elevati e garantiti in termini percentuali ben oltre i tassi offerti sul mercato finanziario, l’utilizzo di presunti algoritmi e di strategia di scommessa infallibili – sono stati indotti a consegnare ingenti somme di denaro (anche superiori a 100.000 euro per vittima) per l’acquisto di “quote” di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o la remunerazione prospettata.

Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi.

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