Tombini storici di Latina, Tor Tre Ponti chiede i documenti al Comune: “Servono prove, non solo parole”
L’associazione prende atto delle rassicurazioni dell’amministrazione dopo il sopralluogo del vicesindaco al deposito comunale, ma non si accontenta delle dichiarazioni verbali: il presidente Emanuele Bonaldo mette sul tavolo tre richieste precise per verificare l’autenticità dei reperti
Il Comune di Latina ha dato le prime rassicurazioni sulla sorte dei tombini in ghisa rimossi durante i lavori di riqualificazione del Parco Falcone e Borsellino, un cantiere finanziato con fondi PNRR nell’ambito della Missione 5 Componente C2. E l’Associazione Culturale Tor Tre Ponti le accoglie con favore, ma senza fermarsi lì: chiede ora maggiore trasparenza e un coinvolgimento diretto nelle prossime fasi.
Il vicesindaco Massimiliano Carnevale si è recato personalmente al deposito comunale, dove ha censito 19 manufatti, alcuni dei quali riportano ancora la scritta “Littoria” e il simbolo del fascio littorio, retaggio degli anni in cui la città portava questo nome, dalla fondazione nel 1932 fino al cambio del 1945. L’amministrazione ha anche confermato che altri tre tombini sono già stati ricollocati nel parco e che un ulteriore esemplare si trova nei giardini del Palazzo comunale. Per l’associazione, però, sapere che i pezzi esistono e sono al sicuro non basta più: ora servono i documenti che lo dimostrino.
A spiegarlo è il presidente Emanuele Bonaldo, che si fa portavoce delle preoccupazioni del gruppo. “Non basta sapere che i tombini sono in un deposito, ora occorre dimostrare quali siano quelli rimossi dal Parco”, dice senza troppi giri di parole. “Se esiste un verbale di catalogazione corredato da fotografie, riteniamo doveroso che venga reso disponibile. Dire che vi è una corrispondenza è una cosa, consentire di verificarla documentalmente è un’altra.” Del resto, aggiunge chi segue da vicino la vicenda, trovare 19 tombini in un magazzino non prova di per sé che siano proprio quelli tolti dal parco: potrebbero benissimo essere materiali già presenti lì per altre ragioni. Solo confrontando foto, elenchi e numerazioni si può avere la certezza che i conti tornino davvero.
C’è poi un altro aspetto che all’associazione non è andato giù: della vicenda non ha saputo nulla se non leggendolo sul sito del Comune. “Siamo dispiaciuti di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e di non essere stati invitati a partecipare”, racconta Bonaldo, ricordando l’Associazione Tor Tre Ponti è stata tra le prime realtà a sollevare la questione. “Avendo sollevato la questione, sarebbe stato naturale coinvolgerci, così come si sarebbero dovuti coinvolgere i capigruppo consiliari.” Una porta chiusa che ha impedito al gruppo di vedere con i propri occhi i reperti, compresi quattro tombini che meritano un’attenzione particolare: due sono solo parzialmente leggibili, gli altri due sono completamente ricoperti di asfalto e andrebbero puliti al più presto per capire cosa nascondono davvero.
Bonaldo tiene però a chiarire che dietro queste richieste non c’è nessuna volontà polemica nei confronti dell’amministrazione. “Conservare un manufatto storico non significa soltanto metterlo al sicuro”, spiega. “Significa anche documentarne la storia, renderne verificabile la conservazione e spiegare ai cittadini quale sarà il suo futuro. Non è una sfida all’Amministrazione, ma una richiesta nell’interesse della storia di Latina.” Ed è proprio per passare dalle parole ai fatti che l’associazione fa tre richieste concrete: primo, l’accesso agli atti, quindi la pubblicazione del verbale di catalogazione, delle fotografie e di tutto ciò che serve a identificare con certezza i manufatti; secondo, un intervento tecnico di pulizia sui quattro tombini illeggibili o coperti di asfalto, per far emergere eventuali iscrizioni storiche; terzo, un nuovo sopralluogo al deposito, questa volta aperto ai capigruppo consiliari e con un confronto diretto insieme a Tor Tre Ponti.
L’idea di un sopralluogo allargato, tra l’altro, piace già all’associazione, che la considera un buon segnale di trasparenza istituzionale, a patto che coinvolga anche le realtà associative interessate e non resti confinata alla sola politica. Ma per Tor Tre Ponti questa vicenda può e deve diventare qualcosa di più grande di una semplice verifica su alcuni manufatti in un deposito. L’auspicio è che diventi il punto di partenza per un confronto costruttivo e continuativo con le altre associazioni del territorio, con i cittadini e con gli storici locali, capace di tutelare a 360 gradi la memoria storica dell’Agro Pontino, anche alla luce dei cento anni di Latina che si avvicinano. È un debito che la città ha verso tutte le famiglie che hanno lavorato e continuano a lavorare in questa terra, rispettare la storia di un luogo, per l’associazione, significa prima di tutto farsene custodi, oggi, per consegnarla intatta alle generazioni future.
