TENTATE ESTORSIONI E STALKING, SPINELLI E SILVESTRINI ALLA SBARRA. FUORI DAL TRIBUNALE PETARDI E FUOCHI D’ARTIFICIO

Mattia Spinelli
Mattia Spinelli

Tentate estorsioni, lesioni e stalking: inizia il processo per Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini. Finita l’udienza un fatto inquietante

È iniziato il processo a carico di Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini, entrambi presenti in aula come detenuti e accusati di tentata estorsione, lesioni e stalking ai danni del giovane Alex Iannaccone, mediatore nel ramo delle auto a noleggio e la sua famiglia. Iannaccone, come noto, è stato arrestato a maggio come facente parte del gruppo lgato a Francesco D’Antonio, accusati di spaccio, estorsioni e detenzioni di armi. Il gruppo, quest’ultimo, che sarebbe in rivalità con quello capeggiato da Mattia Spinelli e il fratello Yuri, ras delle case “Arlecchino” di Latina e considerati come i responsabili, almeno per una parte, della cosiddetta stagione delle bombe a Latina.

Il processo odierno, dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, riguarda i reati di tentate estorsioni aggravate e lesioni personali pluriaggravate, nonché atti persecutori. Reati che sarebbero iniziati a partire da luglio 2025. Alla sbarra Spinelli e Silvstrini, difesi dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti e Alessia Vita.

Spinelli, in concorso con Silvestrini, avrebbe tentato di ottenere, con violenza e/o minaccia, somme di denaro (nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro) e altre utilità da un suo conoscente, col quale avrebbe avuto degli screzi in relazione al noleggio di autovetture, la cui fornitura all’odierno arrestato sarebbe stata interrotta proprio per non incorrere in problemi con la giustizia, in considerazione dell’uso che delle auto avrebbe fatto il ventenne.

Tali tentativi estorsivi sarebbero stati posti in essere anche indirizzando le condotte violente e/o minacciose verso alcuni familiari della persona offesa, Alex Iannaccone, tra cui il padre, vittima, quest’ultimo, verso la fine del mese di agosto, di un violento pestaggio, con l’uso di un tubo e di spray urticante, all’interno della sua abitazione (nella circostanza, sarebbero state profferite anche minacce di morte verso di lui ed il figlio).

Presso tale abitazione, peraltro, erano già stati posti in essere, nei giorni precedenti, gravi condotte dal contenuto intimidatorio (quali l’esplosione di un proiettile, rinvenuto su una finestra, nonché il danneggiamento del portone, verosimilmente preso a colpi con un’arma “bianca”), anch’esse ritenute ascrivibili all’arrestato”.

Il pubblico ministero Martina Taglione ha chiesto l’ammissione dei testimoni e delle prove. Il processo entrerà nel vivo il prossimo 24 settembre con l’escussione di cinque testimoni di polizia giudiziaria. Respinta la richiesta della difesa di ascoltare per primo, come testimone, Alex Iannaccone, attualmente detenuto per l’operazione Pac-Man e indicato da una delle vittime di estorsione del gruppo D’Antonio come l’attentatore della prima bomba della nota stagione iniziata lo scorso 7 settembre.

Un’udienza che è servita a incardinare un processo, sebbene lo “spettacolo” sia andato in scena fuori dal Tribunale. Infatti, dopo qualche minuti che era finita l’udienza, con la successiva già iniziata, il Tribunale è stato costretto a interrompere tutto poiché sono stati sparati una sequenza rilevante di fuochi d’artificio. petardi che hanno paralizzato l’attività dell’aula, visto il rumore e lo sconcerto dei presenti. I “botti” sono stati sparati in Via Triboniano, dietro il Tribunale, tanto che è arrivata la Polizia di Stato per refertare quanto accaduto. Per strada i resti dei fuochi d’artificio.

Il presidente del terzo collegio, Mario La Rosa, ha fatto mettere a verbale che l’udienza è stata bloccata per due minuti, trasmettendo gli atti al Presidente del Tribunale e alla Procura della Repubblica. Un fatto inquietante che non è possibile dimostrare essere collegato a Spinelli, ma che non può che rimandare alla stagione balorda delle bombe che ha creato allarme sociale nel capoluogo.

Tornamdo al processo odierno, Secondo l’accusa, Spinelli, insieme a Silvestrini e altri soggetti non ancora identificati, avrebbe minacciato tutta la famiglia del noleggiatore d’auto. Prima pretendendo 2mila euro dal medesimo noleggiatore, poi andando dal fratello e provando a farseli consegnare da lui euro nel caso in cui il fratello non avesse obbedito.

Succede che Spinelli, a luglio scorso, non avendo ricevuto il becco di un quattrino, si reca nell’abitazione della vittima, distrugge la telecamera di video-sorveglianza e danneggia il portone con alcuni colpi. Nelle more di questa intimidazione, Spinelli e altri soggetti vanno anche dalla madre della vittima per chiedere dove si trovi il figlio; dopodiché se la prendono con il fratello presente in casa, che, preso per il collo, viene minacciato: “Se tuo fratello non ci dà i 2mila euro, devi darcene te 20mila”, gli dicono.

Il 25 agosto, invece, arriva l’apice. Il ventenne, insieme ad altri due soggetti, va a casa del padre del noleggiatore, minacciano di morte lui e il figlio (“Mo’ t’ammazzo a te e tuo figlio…ci saranno problemi per tutti”) e lo riempiono di botte con calci, pugni e un tubo di plastica, percuotendolo su tutto il corpo e arrivando a spruzzargli in faccia spray urticante. Lo lasciano a terra con il naso rotto e il torace ammaccato, per poi scappare via.

Prima di questo episodio una serie di atti persecutori tanto che il noleggiatore, che non vuole più affittare le sue auto intuendo che possano servire per gli affari illeciti, smette con il suo lavoro, evitando di uscire da casa. Insomma, come si dice in questi casi, modifica le sue abitudini di vita. In un caso, dopo aver noleggiato un’auto con la prepotenza, Spinelli si rifiuta di dargliela indietro nei tempi dovuti, oltreché a non pagare il canone d’affitto. Non contento, il ventenne gli chiede i famigerati 2mila euro che saranno la causa del pestaggio subito dal padre della vittima e delle minacce recapitate al fratello.

Da luglio in poi sono diversi gli episodi inquietanti capitati alla famiglia del noleggiatore perseguitato. A fine mese, nella finestra della veranda viene individuato un foro di proiettile. Giunti sul luogo il giorno successivo, i poliziotti trovano alcuni frammenti di piombo all’interno del binario di scorrimento del telaio della finestra che affaccia sull’area verde di Viale Nervi, vale a dire proprio il complesso popolare dove è stata esplosa la bomba potente che ha distrutto l’androne del palazzo, mentre bruciavano due auto di proprietari estranei a qualsiasi dinamica criminale.

La furia di Spinelli e il resto dei soggetti nasce nel momento in cui l’intensa attività di noleggio e sub noleggio finisce: auto affittate spesso a terze persone. Da qui si crea la spirale di violenza contro la famiglia del noleggiatore, raggiunta da colpi d’arma da fuoco, minacce di morte e pestaggi brutali. In realtà il ragazzo perseguitato si muove come intermediario delle auto di un’attività di noleggio. Il problema nasce quando il reale gestore dell’attività si accorge che una Smat FourFour e una Golf Volkswagen incorrono in alcune vicende che lo mettono nei guai.

La prima auto viene sequestrata in quanto Spinelli, dopo aver provocato un incidente, tenta di fuggire; la seconda auto finisce al centro di una strana vicenda: la Polizia Locale chiama il gestore per aver informazioni su chi avesse in suo il mezzo. Successivamente, dopo aver rintracciato l’auto tramite Gps, il gestore è costretto ad andare ad Anzio dove un giovane, su richiesta della vittima di Spinelli, gliela riconsegna. Ecco perché il gestore, in questo vorticoso giro di “impicci” con le auto, si rifiuta di dare al giovane le auto. La conseguenza è che quest’ultimo inizia a essere taglieggiato da Spinelli e i suoi sodali.

Tuttavia, nel corso dell’inchiesta della Polizia, è emerso di come Spinelli pagasse in contanti e in anticipo l’intermediario, divenuto vittima. Vittima che diviene tale quando si rifiuta di fornirgli auto in quanto “stavano creando problemi su Latina e mi avevano fatto sequestrate una smart”. Da ciò che emerge dalle indagini Spinelli non è solo: “Sono un gruppo di persone”.

Il rapporto tra noleggiatore e Spinelli si interrompe anche perché il ventenne insieme al fratello sarebbero stati protagonisti di una lite presso la nota discoteca “L’Ombelico”, tanto da essere inseguiti da alcuni soggetti del litorale romano. Gli Spinelli su una Golf noleggiata che scappano a tutta velocità, senza contare che qualcuno riferisce di aver sentito sparare anche dei colpi in aria. Troppo chiasso e troppi problemi all’orizzonte. È quando Spinelli si accorge che il giovane non gli avrebbe dato più nessuna auto che cominciano le occhiatacce in giro per Latina, fino alla pretesa di 2mila euro pretesi a nessun titolo.

Dietro questo fatto di violenza emergono altre circostanze che sono in via di approfondimento investigativo. È uno dei testimoni a riferirlo: “Queste persone spacciano e fanno estorsioni. Come come tanti altri zingari a Latina, Basta seguirle e si capisce cosa fanno”. Dopo tutti gli episodi di violenza, nessuno della famiglia denuncia e addirittura un componente del nucleo famigliare, interrogato dalla Polizia, tenta di minimizzare tutto. Un clima di omertà e paura che non può che far drizzare le antenne agli inquirenti.

D’altra parte, Mattia Spinelli non è nuovo alla violenza: fu tra i giovani processati per il pestaggio dei gestori dello stabilimento balneare Cancun di Latina. Un episodio per cui è stato assolto dal Tribunale di minorenni di Roma lo scorso giugno.

Inoltre è lo stesso giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina a scrivere nell’ordinanza che Mattia Spinelli è inserito “nell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti esercitata nella zona delle Palazzine Arlecchino a Latina”. Per la vicenda delle tentate estorsioni, il Gip ritiene che sussistano tutte e tre le esigenze cautelari: reiterazione del reato, pericolo di fuga e inquinamento probatorio. È per tale ragione che scatta la misura carcere.

Articolo precedente

ACQUALATINA, EUROPA VERDE FORMA E SDU PONTINO: “È TEMPO DI RIDISCUTERE DI RIPUBBLICIZZAZIONE”

Ultime da Giudiziaria