Tentata rapina ed estorsione all’imprenditore agricolo tra Borgo Bainsizza e Borgo Montello: prosegue il processo
È proseguito davanti al secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani, il processo per la rapina ai danni di un imprenditore agricolo, avvenuta nel 2023 a Borgo Bainsizza. Alla sbarra, ci sono Claudio Mangiapelo, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia, e Roberto Scanu, gli unici due che hanno scelto il rito ordinario, rispetto agli altri quattro coinvolti che hanno optato per il rito abbreviato e sono stati condannati lo scorso 16 aprile con pene che vanno dai 4 anni e 4 mesi ai 7 anni e 6 mesi. Peraltro lo stesso Claudio Mangiapelo è a processo per una prima rapina, sempre ai danni dello stesso imprenditore, commessa nel 2020.
Claudio Mangiapelo, secondo gli inquirenti, è considerato uno della banda che tentò di rapinare l’imprenditore agricolo di Borgo Montello/Bainsizza. Dopo gli arresti, si erano avvalsi tutti del facoltà di non rispondere i sei uomini accusati di aver tentato di rapinare l’imprenditore agricolo di Borgo Bainsizza a settembre del 2023.
A marzo 2025, erano stati arrestati tutti e sei dalla Polizia di Stato di Latina, accusati di aver preso parte ad un tentativo di rapina a mano armata ai danni dell’imprenditore agricolo di Latina. Uno dei sei uomini è accusato anche di aver tentato di estorcere denaro all’imprenditore, già in passato vittima di altre rapine, al fine di garantirgli una protezione da reati analoghi.
Ad essere arrestati sono stati i fratelli Claudio (66 anni) e Graziano Mangiapelo (53 anni), originari di Borgo Bainsizza, quest’ultimo condannato nel 2024 per aver detenuto in casa 4 chili di droga e armi; Adolfo De Pascali (70 anni), di Cisterna di Latina; Roberto Scanu (66 anni) e Italo Comparetto (50 anni), di Roma; infine Mauro Celiani (64 anni), di Roma. Claudio Mangiapelo sarebbe l’uomo accusato di voler essere il garante della protezione dell’imprenditore agricolo, che opera tra Borgo Bainsizza e Borgo Montello. Un vero e proprio pretesto che, invece, celava un tentativo di estorsione ai danni del medesimo imprenditore. Secondo la Squadra Mobile di Latina che ha eseguito le indagini, Mangiapelo avrebbe chiesto la somma di 4mila euro all’imprenditore di Borgo Bainsizza per metterlo al riparo da altri tentativi di rapina.
I fatti, secondo la ricostruzione dei poliziotti, sono avvenuti nel settembre del 2023, quando l’imprenditore, che oggi ha testimoniato in aula interrogato dal pubblico ministero Marco Giancristofaro, era stato sorpreso nel rientrare a casa da 4 uomini con il volto travisato con dei passamontagna. I quattro, in quell’occasione, lo avevano minacciato puntandogli una pistola, chiedendogli la consegna del denaro e uno di loro lo aveva anche aggredito fisicamente per ottenere quanto richiesto. L’imprenditore, nell’udienza odierna, ha riconosciuto Scanu come colui che impugnava la pistola: “Era a volto scoperto, puntava la pistola contro mio figlio”.
L’inaspettata reazione dell’imprenditore fece sì che i rapinatori desistessero dall’intento criminale; lo stesso, infatti, urlando a gran voce, aveva attirato l’attenzione dei vicini e spinto gli aggressori a fuggire nelle vicine campagne. Due di loro erano stati anche bloccati dai vicini accorsi e tuttavia erano riusciti a fuggire anche perché armati di pistola.
A seguito della denuncia della vittima gli investigatori della Squadra Mobile di Latina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Latina, avevano avviato un’articolata attività d’ indagine volta all’identificazione degli autori delle condotte illecite, attività consistita nella visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza del luogo dei fatti e di quelle delle zone limitrofe, nell’accertamento dei veicoli utilizzati per gli spostamenti e nell’analisi dei tracciati GPS delle auto, nonché nei riconoscimenti fotografici.
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A novembre 2020, si consumò la prima rapina con aggressione ai danni dell’imprenditore agricolo, conosciuto da tutti, tra Borgo Bainsizza e Borgo Montello, come “Tonino”. Lo stesso uomo ne aveva subita un’altra praticamente uguale il 30 agosto 2020.
Legato e incappucciato nella tarda serata di martedì 3 novembre 2020, segregato e picchiato il 30 agosto dello stesso anno. Sempre dentro la casa in cui vive a pochi passi da dove vivono moglie e figli. Gli uomini non erano degli improvvisati dei furti, degli scappati di casa del crimine. A distanza di oltre quattro anni, gli arresti, sebbene agli indagati sia contestata la rapina messa a segno a novembre 2023.
L’imprenditore, oggi, ha spiegato che Scanu era rimasto fermo puntando la pistola e i banditi avevano dei passamontagna la cui provenienza, secondo il medesimo testimone, erano stati acquistati in negozio condotto da cinesi che si trova non molto lontano dal luogo dove è avvenuta la tentata rapina.
A testimoniare anche una giovane il cui padre è stato detenuto nel carcere di Frosinone con Italo Comparetto, uno degli imputati condannati in abbreviato. La ragazza ha spiegato che ha dovuto cambiare numero di cellulare perché Comparetto aveva preso a contattarla. Alla Squadra Mobile, la ragazza aveva riferito di aver conosciuto Comparetto nel 2021.
Claudio Mangiapelo, nel corso dell’udienza, lamentandosi per il rinvio dell’udienza, è stato invitato a uscire fuori dall’aula dalla presidente del collegio Francesca Zani.
Tra i testimoni escussi, anche la moglie di Mangiapelo che ha speigato di conoscere anche l’imprenditore vittima della rapina. La donna ha raccontato che l’imprenditore, nel passato, era venuto anche a casa: “Mio marito mi disse che era venuto da noi perché aveva subito una rapina e voleva aiuto. Per me è un vecchio amico, lo incontravo anche la bar e ci salutavamo”.
A margine, l’avvocato Nardecchia ha chiesto la sostituzione della misura cautelare dei domiciliari con una meno afflittiva come il divieto di dimora a Latina, con l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Il pubblico ministero Marco Giancristofaro ha espresso parere positivo, mentre l’imprenditore, persona offesa, ha comunicato la sua contrarietà. Anche gli avvocati Natalini e Colantonio, difensori di Scanu, hanno proposto la sostituzione della misura in carcere con quella dei domiciliari. Il Tribunale si è riservato di decidere per entrambi.
Il processo, in dirittura d’arrivo, è stato rinviato al 9 giugno per l’esame dei due imputati.
