STOP AL CAPORALATO IN PIAZZA MA NON IN TRIBUNALE. L’OCCASIONE MANCATA DI CISL LATINA

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manifestazione contro il caporalatoDopo i gravissimi fatti di Terracina, dove un imprenditore è stato arrestato per aver ripetutamente minacciato, anche a colpi di fucile, gli operai agricoli per costringerli a lavorare di più, come annunciato nei giorni scorsi Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno indetto una manifestazione il giorno lunedì 21 ottobre, ore 16.00, a Latina in piazza della Prefettura, per denunciare quanto accade nei campi e rispondere in maniera forte e unitaria a tali azioni violente e inaccettabili.

Così hanno scritto, il 16 ottobre, in un comunicato, i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, per annunciare l’evento di quest’oggi. Una circostanza sicuramente importante per vedere i maggiori sindacati, tutti uniti, nella battaglia contro l’odioso caporalato che coinvolge da anni, e in particolar modo, il territorio pontino, sopratutto in ambito rurale (ma non solo).

Peccato che a stonare in questa unità d’intenti, apparentemente scevra di sbavature, è il fatto che la Fai Cisl, una delle tre sigle che scenderà in piazza quest’oggi, ha avuto, da poco, l’occasione concretissima di unire la parola all’azione per portare civiltà e giustizia a favore dei lavoratori sfruttati, mancando clamorosamente il colpo.

Fai Cisl
Una foto con Marco Vaccaro (il primo a destra)

Ci riferiamo, lo si sarà probabilmente compreso, alla decisione di non costituirsi parte civile nel processo che vede alla sbarra persone che, a gennaio 2019, furono arrestate per aver costituito una cooperativa che, secondo gli inquirenti che hanno portato avanti l’indagine “Commodo”, in realtà fungeva da centro di smistamento di lavoratori immigrati in giro per la provincia e il Lazio intero. Con la complicità, a leggere le carte, di un ispettore del lavoro e di un dirigente del sindacato. Indovinate quale sindacato? Per chi non lo ricordasse, proprio la Cisl la quale, invece, oggi, sfila in piazza contro il caporalato. E pensare che, a scandalo rivelato, il segretario generale della Cisl pontina, Roberto Cecere, si affrettò, legittimamente, a prendere le distanze da quel dirigente, Matteo Vaccaro, senza mai nominarlo.

Roberto Cecere
Roberto Cecere

Una presa di distanza non pienissima (de gustibus, ci mancherebbe) che, però, fu ribadita a gran voce in successive dichiarazioni pubbliche e, persino, dalle pagine di Latina Tu quando, all’indomani di un articolo dello scrivente, la Cisl di Latina inviò e pubblicò una lettera di risposta (leggila qui per intero). In quella missiva c’era un passaggio sicuramente importante: “…il Sindacato è a fianco dei più deboli, e chi vuole strumentalizzare alcuni fatti di cronaca per attaccarci, deve rendersi conto che la nostra organizzazione è sana e ha saputo eliminare le mele marce, ma questo vale per tutti i settori che hanno problemi di questa natura”. A eliminare la presunta mela marcia, però, non fu il sindacato ma gli arresti della magistratura. E, sopratutto, come si esplicita la solidarietà ai più deboli se si diserta Piazza Buozzi, sede del Tribunale latinense, all’inizio del processo più importante degli ultimi anni su caporalato e sfruttamento a detrimento dei cosiddetti e succitati più deboli?

Un’opportunità perduta e, senza mezzi termini, un’ipocrisia. Una manifestazione è importante, ma una costituzione di parte civile avrebbe potuto fattivamente, di fronte a un Tribunale italiano, portare la voce forte e una richiesta di risarcimento economico a favore di quei lavoratori la cui manodopera è stata selvaggiamente sfruttata.

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