SPECIE ALIENE INVASIVE NEL GIARDINO ACQUATICO DEL PARCO DELL’AREA CHEZZI

Il giardino acquatico del parco pubblico dell‘area Chezzi a Terracina, progettato negli anni ’80 come un ecosistema naturale per la conservazione e lo sviluppo della biodiversità, – spiega una nota dell’associazione WWF Litorale laziale – ha subito negli anni un grave degrado dovuto da un lato alla mancanza di controllo e di cura adeguata alle caratteristiche peculiari del sito, e dall’altra al comportamento irresponsabile di quei cittadini che vi hanno introdotto illegalmente delle specie aliene invasive (in questo caso ci riferiamo alle tartarughe esotiche) che hanno devastato l’equilibrio ecologico originario dei laghetti compromettendone pesantemente la sopravvivenza degli organismi viventi autoctoni (come anfibi, pesci, etc.).

Non per nulla l’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) individua nella diffusione incontrollata di tutte le specie esotiche una delle principali minacce mondiali alla biodiversità, poiché distruggono gli habitat acquatici e terrestri con effetti drammatici anche sulla salute umana. Per questo, liberare, Introdurre o abbandonare specie animali aliene invasive nei parchi e nei giardini pubblici è severamente punibile per legge e la violazione dei divieti relativi è sanzionata dal D.LgsI 230/2017 che adegua l’Italia al regolamento UE 1143/2014.

Già la sola testuggine palustre del Nord America (Trachemys scripta), una delle specie aliene più diffuse “abusivamente” nel territorio (e che, nel nostro caso, ha popolato i laghetti presenti nell’area Chezzi), influisce negativamente sulle comunità acquatiche degli ambienti colonizzati attraverso la predazione di una grande varietà di specie animali, tra cui insetti acquatici, crostacei, pesci e anfibi, piccoli mammiferi e nidiacei, e nutrendosi anche di vegetazione acquatica. Capiamo allora, la portata del disastro che è in grado di provocare. In più, esistono rischi sanitari associati a questa testuggine: la salmonellosi, per esempio, di cui è portatrice asintomatica in quanto può ospitare il batterio della Salmonella sulla cute o sul carapace, contaminando l’acqua e gli oggetti con cui entra in contatto. Inoltre può trasportare diversi parassiti, considerati causa dell’insorgenza di malattie ad alta mortalità negli ospiti autoctoni. Il rilascio di parassiti da parte di T. scripta è un fenomeno molto importante per la diffusione di alcuni elminti (vermi parassiti pluricellulari che vivono e si riproducono all’interno di un organismo ospite-uomo o animale- traendone nutrimento).

Il giardino acquatico dell’area Chezzi rappresenta, dunque, un valore da recuperare e rispettare nella sua essenza di cui dobbiamo sentirci tutti responsabili e Il WWF litorale laziale auspica che le istituzioni locali prendano coscienza della situazione implementando un intervento urgente per ripristinare l’originale ecosistema del giardino e contrastare questa violazione ambientale. La fauna e la flora locali (cannucce di palude, iris, erbe spontanee, ecc) svolgono un ruolo fondamentale nell’incrementare le popolazioni di insetti impollinatori e di altre specie viventi di cui l’uomo ha strettamente bisogno per vivere; mentre l’introduzione di specie aliene è un atto nocivo che cancella gli ecosistemi naturali autoctoni, aggiungendo danno a quelli già provocati dalla crisi climatica.

Articolo precedente

SEZZE, SI CONCLUDE L’ANNO EDUCATIVO AL CENTRO “TAMANTINI”

Articolo successivo

SORELLE MONTORO: “VIVONO IN STRADA DAVANTI A MONTECITORIO”. IL CASO IN PARLAMENTO

Ultime da Cronaca