SPACCIO AL VILLAGGIO TRIESTE: SPUNTA UNA VECCHIA CONOSCENZA DELLA MALAVITA LATINENSE

cocaina

Una vecchia conoscenza della malavita pontina e un’indagine per droga disposta dalla Procura di Latina grazie al portale Youpol

Non emergeva più nelle cronache il 68enne di Latina, Antonio Chinchio, vecchia conoscenza della malavita latinense che, tanto per avere un’udienza, in una informativa della Squadra Mobile di qualche anno fa, veniva accostato a tali personaggi.

Il 10 settembre 2020 – si legge nell’informativa – “venivano celebrati i funerali di Erik D’Arienzo (nda: il cui omicidio non ha mai trovato un colpevole, sebbene chi era indagato per averlo ucciso, Fabrizio Moretti detto Pipistrello, è stato freddato da mano al momento ignota), figlio di Ermanno D’Arienzo detto Topolino, personaggio di spicco della malavita pontina: le esequie erano partecipate tra gli altri dai fratelli Maricca, Mario Nardone, Maurizio Santucci, Antonio Chinchio e Pietro Mazzucco, esponenti del cosiddetto gruppo rivale non rom”. Praticamente tutti coloro che nel 2010 il gruppo Ciarelli/Di Silvio voleva far fuori per il predominio del territorio nella cosiddetta guerra criminale.

Ora, nell’ambito di un ricorso respinto dalla Cassazione, è possibile sapere che Chinchio è stato coinvolto negli scorsi mesi in una indagine anti-droga. Il Tribunale del Riesame di Latina, con l’ordinanza del 19 febbraio 2026 , ha confermato, infatti, il decreto emesso dal pubblico ministero in data 15 gennaio, che aveva convalidato il sequestro probatorio di un telefono cellulare e di una sim eseguito dalla polizia giudiziaria nei confronti di Antonio Chinchio.

Tramite il portale YouPol, è stata segnalata alla Polizia di Stato la presenza di un’attività di spaccio presso un appartamento di un complesso di residenza popolare in via Giustiniano, ossia al Villaggio Trieste, di proprietà di Antonio Chinchio. In ragione di ciò, è stato disposto un servizio di osservazione con pedinamento che ha consentito di notare un soggetto dirigersi verso l’abitazione del 68enne, trattenersi per pochi minuti al suo interno e poi andare via.

La Polizia, quindi, ha proceduto a fermare il soggetto, per poi perquisirlo e trovare cocaina avente il peso lordo di 0,641 grammi. Contestualmente, i poliziotti hanno perquisito anche la casa di Chinchio, sospettando vi fosse un’attività di spaccio. Il 68enne si sarebbe mostrato agitato, cercando di ritardare l’ingresso nell’abitazione dei poliziotti e, sfruttando l’aggressività del cane di grossa taglia, avrebbe provveduto a disfarsi repentinamente di sostanza polverosa bianca gettandola nel lavandino.

All’interno dell’abitazione, sono stati rinvenuti, da verbale, “sostanza stupefacente di colore marrone avente il peso complessivo di 1,348 grammi, un bilancino di precisione funzionante e un involucro di carta scottex contenente sostanza stupefacente di colore marrone avente il peso lordo di 9,138 grammi, nonché un telefono cellulare, che venivano sottoposti a sequestro”. Dopo l’operazione, la Procura di Latina ha convalidato il sequestro e il Riesame ha ritenuto sussistere il fumus del reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

Contro il sequestro del cellulare, Chinchio ha presentato un ricorso ritenuto inammissibile dalla Cassazione, nonostante che il Procuratore generale Fabio Picuti ha depositato una requisitoria scritta e ha concluso chiedendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata.



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