SERVIZIO MENSA, LBC: “CHE IL COMUNE TROVI I FONDI PER I BAMBINI, LE FAMIGLIE E I LAVORATORI. BASTA SCARICABARILE”

mensa scolastica

I consiglieri comunali di Latina Bene Comune Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Loretta Isotton, insieme alla segretaria del movimento Elettra Ortu La Barbera, tornano nuovamente sul tema della refezione scolastica dopo le dichiarazioni dell’assessora Federica Censi e la protesta dei genitori e dei lavoratori della Vivenda.

“Come troppo spesso avviene da parte dell’esecutivo dell’amministrazione Celentano, quando ci sono dei problemi assistiamo a un tristissimo scarica barile, che evidenzia la mancanza di capacità di affrontare e risolvere i problemi assumendosi le proprie responsabilità. Anziché ammettere di aver effettuato una scelta politica, figlia della volontà di produrre economie anche su servizi essenziali come questo, vengono scaricate le responsabilità sull’organizzazione scolastica e sui dirigenti, come se non fosse ovunque risaputo che l’importante servizio di refezione scolastica debba essere reso disponibile dopo pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, pur mantenendo ogni istituto la propria autonomia nell’inizio del tempo prolungato per questioni organizzative.

Semmai, se l’intento reale fosse stato davvero questo, l’assessora Censi avrebbe dovuto convocare i dirigenti scolastici prima di decidere le date e comunicarle alle scuole. Invece si è proceduto al contrario: si sono decise le date e, proprio in ragione della volontà di operare risparmi su un servizio così importante, si è finito per scontentare la stragrande maggioranza delle famiglie della città e tutti i lavoratori della Vivenda, che rimangono senza stipendio per un altro mese, creando grandi difficoltà a tutti. Davvero l’assessora vuol scaricare la responsabilità del mancato servizio sui dirigenti scolastici che ogni giorno con grande fatica e senso dello Stato aprono le scuole? Davvero vuol farci credere che siano state le scuole a chiedere questo ritardo nell’adempimento di un pubblico servizio?”.

“Come al solito viene fatto il gioco delle tre carte”, proseguono i consiglieri e la segretaria di LBC. “Qui parliamo di circa 4.000 pasti al giorno che interessano altrettanti giovani e le loro famiglie. Questa impostazione è sbagliata nella forma e nella sostanza: il servizio mensa dovrebbe essere garantito a prescindere. Decidere di far partire il 5 ottobre la scuola primaria e il 12 ottobre la scuola dell’infanzia significa già stabilire la data di un servizio. Le famiglie che hanno scelto il tempo prolungato si trovano quindi con oltre un mese di servizio essenziale in meno. E gli insegnanti ci sono già: dal 1° settembre prendono servizio. A questo si aggiunge l’anticipazione della chiusura del servizio all’11 giugno, mentre le scuole dell’infanzia terminano il 30 giugno. È evidente, quindi, che non si tratta semplicemente di un problema di organizzazione scolastica, ma di una scelta politica che incide concretamente sulla vita delle famiglie, sull’organizzazione delle scuole e sul lavoro di un centinaio di lavoratrici e lavoratori.

C’è poi una riflessione più generale che la politica non può continuare a eludere. Viviamo una fase di denatalità sempre più grave e continuamente invochiamo politiche capaci di sostenere la famiglia e incoraggiare la genitorialità. Ma le politiche per la famiglia non si fanno soltanto con dichiarazioni di principio o incentivi economici. Si fanno anche — e forse soprattutto — attraverso una rete di servizi affidabili: asili, scuole, mense, trasporto scolastico, tempo pieno, servizi educativi. Una mensa che parte puntualmente è anch’essa una politica per la famiglia e per la conciliazione tra lavoro e vita familiare”.

“E i dati riportati dall’assessora Censi sul passato non corrispondono alla realtà”, sottolineano. “La Censi sostiene che il servizio sia sempre partito a ottobre, ma durante l’amministrazione Coletta il servizio mensa è partito tra il 20 settembre e il 1° ottobre al massimo. Non è quindi corretto utilizzare una ricostruzione del passato per giustificare una scelta che oggi penalizza tutti. Lo dimostrano anche le proteste che abbiamo visto in questi giorni: genitori di quasi tutti gli istituti di Latina che effettuano il tempo pieno hanno promosso una raccolta firme e inviato una lettera al Comune per chiedere di rivedere il calendario. E ci sono i lavoratori della Vivenda, che rivendicano il loro sacrosanto diritto al lavoro e che, di fronte a questo ulteriore mese di sospensione, hanno annunciato anche possibili manifestazioni sotto il Comune. Non si può continuare a trattare un servizio essenziale come una voce sulla quale fare economia senza spiegare chiaramente ai cittadini perché si sceglie di farlo”.

Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi anche l’ex assessore al Bilancio ed alla scuola Gianmarco Proietti con un’analisi economica che evidenzia come la rigidità del bilancio imponga di scegliere “che cosa proteggere per primo”.

“È esattamente questo il punto: le risorse non sono infinite, ma proprio per questo le scelte devono essere politiche e dichiarate. Se si decide di risparmiare sulla refezione scolastica, penalizzando 4.000 pasti al giorno, migliaia di famiglie e i lavoratori che garantiscono il servizio, bisogna avere il coraggio di dirlo e di assumersene la responsabilità. Non si può sostenere che non ci siano alternative e contemporaneamente far finta che la scelta delle date sia una semplice questione tecnica o organizzativa. Le competenze tecniche devono attuare le decisioni politiche, non sostituirle. E a Latina oggi sembra invece che si vogliano far passare per inevitabili scelte che inevitabili non sono”.

“Questa amministrazione continua, inoltre, a ridurre importanti diritti che dovrebbero essere intoccabili. Lo abbiamo visto lo scorso anno con il ritardo nella partenza del servizio per i bambini e i ragazzi con disabilità relativo agli assistenti scolastici. Lo abbiamo visto con i tagli alla CAA, la Comunicazione Aumentativa Alternativa. E oggi lo vediamo nuovamente con la refezione scolastica: si interviene su un servizio essenziale per le famiglie e per i bambini, si mette in difficoltà chi lavora e poi si cerca un responsabile altrove. *Che il Comune trovi questi soldi. Li trovi per i bambini, per le famiglie e per i lavoratori. Perché quando si parla di servizi essenziali non si può continuare a fare economia penalizzando i cittadini più fragili, le famiglie ed i lavoratori. Sarebbe inutile e deleterio aprire una sterile contrapposizione tra Comune ed istituzioni scolastiche, né assistere a un rimpallo di responsabilità. È esattamente il contrario ciò che chiediamo: maggiore capacità di coordinamento tra le istituzioni e il sufficiente stanziamento delle risorse necessarie a mantenere attivo dopo pochi giorni della riapertura delle scuole e fino alla fine dell’anno scolastico questo fondamentale servizio”.

Articolo precedente

WEST NILE E DISINFESTAZIONI ZANZARE A LATINA, CELENTANO: “SIAMO IN CONTATTO CON L’ASL”

Ultime da Politica