I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore locale di Pomezia, Valter Bencivegna, ritenuto socialmente pericoloso. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale Ordinario di Roma – Sezione Penale specializzata in Misure di Prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia.
L’operazione è scaturita da mirati accertamenti patrimoniali e finanziari che hanno consentito di ricostruire il profilo e la carriera criminale del proposto, nonché di individuare il suo ingente patrimonio, ritenuto frutto di attività illecite. Gli investigatori hanno delineato un solido quadro indiziario circa la pericolosità sociale dell’imprenditore, fondata su numerosi procedimenti penali conclusi con sentenze di condanna o definiti per prescrizione.
I reati contestati, commessi a partire dal 1986, includono associazione per delinquere, truffa ai danni dello stato, sottrazione al pagamento delle imposte, occultamento di documentazione contabile, violazione della legge sugli stupefacenti, insolvenza fraudolenta e bancarotta fraudolenta. La pericolosità sociale si è estrinsecata principalmente nell’ambito dei reati societari, attuati tramite società cosiddette cartiere intestate a soggetti fiduciari.
L’analisi dei flussi finanziari ha evidenziato una significativa sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità dell’imprenditore e del suo nucleo familiare e il reddito dichiarato o l’attività economica svolta. Il sequestro preventivo riguarda un’imponente villa di lusso situata nel comune di Pomezia, conti correnti riconducibili al proposto e al suo nucleo familiare, oltre ad altri beni di valore.
Il decreto è stato adottato nell’ambito della procedura per l’applicazione di una misura di prevenzione, in attesa del contraddittorio che avrà luogo nel relativo procedimento di prevenzione, volto alla verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca dei beni.
Il curriculum criminale di Bencivegna parte dalla metà degli anni ’80, con le prime condanne per la bancarotta fraudolenta nel 1986, dove agiva come socio occulto. In quell’occasione, l’imprenditore avrebbe interferito nella gestione della società controllandone l’inventario e disponendo la distrazione di beni per centinaia di milioni di lire.
Alla fine degli anni ’80, Bencivenga viene individuato come uno dei promotori di un’organizzazione dedita all’importazione di ingenti quantitativi di cocaina. Le sentenze dell’epoca parlano di carichi impressionanti: 5 chili dalla Svizzera, 50 dalla Germania e l’incredibile cifra di 1000 chili dalla Spagna.
Negli anni 2000, Bencivenga è coinvolto in indagini dove compaiono reati societari e tributari. L’uomo avrebbe orchestrato truffe aggravate ai danni dello Stato nel settore del commercio di telefoni cellulari e prodotti elettronici. Aziende create ad hoc e utilizzate come semplici schermi per produrre falsi crediti Iva e vendere prodotti a prezzi concorrenziali, grazie all’evasione sistematica delle imposte.
Sproporzionate le sue dichiarazioni al fisco e il suo reale tenore di vita. Tra il 2002 e il 2009 il suo nucleo familiare dichiarava redditi esigui, mentre le indagini hanno portato alla luce una disponibilità finanziaria immensa, con versamenti sui conti correnti a lui riconducibili per oltre 25 milioni di euro fino al 2001, oltreché ad acquisti di auto di lusso.
Il decreto di sequestro ha interessato anche la splendida villa a Pomezia, con una superficie di oltre 1.155 mq, dotata di area piscina, un lago privato e un parco di circa un ettaro. Gli inquirenti sono riusciti a dimostrare che, nonostante i tentativi di occultamento mediante sub-affitti a società panamensi, la villa era la residenza stabile dell’uomo e della moglie.
L’imprenditore pometino, insieme ad un altro soggetto, fu vittima delle estorsioni con metodo mafioso eseguite dal boss di Aprilia, Patrizio Forniti, su mandato di Sergio Gangemi, personaggio stranoto alle cronache e vicino alla ‘ndrangheta reggina, trapiantato tra Latina, Roma e Aprilia. Gangem, il fratello, Forniti e un altro sodale furono arrestati il 18 maggio 2018, al termine delle indagini avviate dalla Direzione Distrettuale Antimafia dopo l’esplosione di colpi d’arma da fuoco davanti la casa di una delle vittime, a Pomezia, a luglio 2016.
Gangemi aveva scelto di essere giudicato separatamente dai suoi coimputati – il fratello Giampiero, Patrizio Forniti e Mirko Morgani – rinunciando alla lista dei testimoni della difesa e risarcendo una delle vittime con circa 300mila euro. Tutti e quattro, secondo la Procura, sono responsabili di aver chiesto ai due imprenditori 25 milioni di euro a fronte di un prestito di 13.
