“Noi studenti e studentesse dell’I.I.S. Cicerone-Pollione ed I.I.S. Fermi siamo scesi in campo il 4 e 5 novembre ed abbiamo deciso di occupare i nostri istituti: l’occupazione rappresenta l’atto politico e il mezzo più forte per far sentire la nostra voce di fronte all’indifferenza che sta giocando sul destino collettivo di noi giovani, per far capire a chi di dovere che il sistema che soffoca le nostre individualità e impone un modello di “scuola-caserma” che ignora i reali bisogni delle nuove generazioni non funziona più ormai, e bisogna prenderne atto.
Rifiutiamo di accettare in silenzio un futuro deciso da altri: la nostra è una presa di posizione collettiva, matura e responsabile, radicata nei problemi dei nostri istituti e saldamente unita alle mobilitazioni studentesche e dei di tutta Italia. Le istanze che muovono i nostri istituti convergono in un blocco di denuncia comune contro le scelte del Governo e delle istituzioni.
Tagli all’istruzione e alla spesa pubblica: contestiamo fermamente i pesanti tagli previsti dalle manovre di bilancio ai danni del personale docente e ATA, che compromettono irreparabilmente la qualità della scuola pubblica e il sostegno agli studenti con disabilità e bisogni educativi specifici.
Riarmo e spese militari: è inaccettabile che, mentre la scuola, la sanità e i servizi pubblici versano in condizioni critiche e di abbandono, si continuino a destinare decine di miliardi di euro al mercato delle armi, alimentando guerre e genocidi nel mondo, in netto contrasto con i principi costituzionali di pace.
Fallimento del sistema scolastico e benessere psicologico: denunciamo programmi ministeriali anacronistici e puramente nozionistici, un’attenzione inesistente alla salute mentale e un clima di pressione psicologica che danneggia profondamente il benessere degli studenti.
Crisi economica e carovita: il carovita soffoca le famiglie e il potere d’acquisto crolla, rendendo il diritto allo studio un privilegio incerto e legato alla disponibilità economica, anziché un diritto universale garantito a tutti.
Priorità politiche distorte: troviamo vergognoso e deludente che il dibattito pubblico venga dirottato su temi propagandistici, ignorando totalmente le reali emergenze strutturali e sociali del Paese.Accanto alla lotta politica generale, ciascun istituto porta avanti rivendicazioni territoriali figlie della negligenza degli enti locali e delle province.
Istituto Comprensivo E. Fermi – Gaeta. La carenza di manutenzione delle strutture e la totale assenza di spazi fondamentali per l’apprendimento, come i laboratori, ostacola la piena realizzazione della proposta formativa dell’Istituto. È doveroso anche porre l’accento sugli stipendi insufficienti del corpo docente e sulla necessità indifferibile di potenziare il personale di supporto per l’inclusione. Inoltre, la succursale intende sottolineare la situazione critica e pluriennale legata alle inagibilità strutturali gravissime: palestre allagate e rese inservibili che mettono a rischio l’incolumità fisica, aule segnate dalla muffa, distacchi di pareti al secondo piano e pericolosi malfunzionamenti dell’impianto elettrico.
I.I.S. Cicerone-Pollione (sede del Cicerone e succursale). Le criticità legate alla sicurezza degli spazi, infissi non sicuri, aule sovraffollate e una pulizia costantemente trascurata di palestre e cortili non vanno messe in secondo piano nella protesta. In particolare, la condizione di isolamento e le enormi difficoltà di spostamento che gravano sugli studenti e sui docenti della succursale, oltre alla contestazione di una gestione amministrativa locale sorda alle esigenze della comunità studentesca, non deve passare inosservata e chiediamo che la Provincia e gli enti locali ne prendano atto.
Noi non occupiamo perché “non vogliamo studiare” , come chi non supporta questo tipo di scioperi vuole far credere: noi occupiamo perché vogliamo che studiare serva davvero. Vogliamo che la scuola torni a essere un luogo di crescita, di coscienza critica e di democrazia, e non un ammortizzatore sociale al servizio di interessi politici miopi.
Pretendiamo istituzioni che ascoltino le nuove generazioni prima di decidere al loro posto, perché il futuro non può e non deve essere un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto inderogabile da custodire e pretendere”.
