“SCALTRI E VICINI AD AMBIENTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA”, COSÌ SCATTANO GLI ARRESTI PER AGRESTI, MOGLIE E PRESTANOME

Alessandro Agresti
Alessandro Agresti

Dopo gli interrogatori preventivi per la famiglia Agresti e il prestanome Di Nuzzo, il giudice si è pronunciato

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, ha sciolto la riserva e disposto gli arresti in carcere per Alessandro Agresti. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, guidati dal tenente colonnello Antonio De Lise. Disposti i domiciliari per la moglie 36enne Mery Teresina De Paolis e il 40enne Cristiano Di Nuzzo, obblighi di firma per il padre Maurizio Agresti. Esiste un “pericolo attuale e concreto di reiterazione dei reati…tenuto conto che Alessandro Agresti mantiene la disponibilità di ingenti risorse economiche e che l’intestazione fittizia delle società ha costituito e costituisce tutt’ora il modus operandi degli indagati, consentendo ancora ad oggi l’occultamento, di fatto, di beni sostanzialmente riconducibili ad Alessandro Agresti, con contestuale loro sottrazione a possibili misure reali in favore dello Stato”. Così, in un passaggio dell’ordinanza, le parole del Gip Cortegiano che ha proceduto a firmare il provvedimento lo scorso 23 gennaio.

Non vale per il Gip che, dal momento che il patrimonio è stato sequestrato, gli indagati non possono reiterare il reato, in quanto “data la scaltrezza e pervicacia degli indagati, nonché, la loro accertata vicinanza a esponenti di spicco della criminalità organizzata, si ritiene che gli stessi siano perfettamente in grado di reperire ulteriori mezzi e beni per perseverare nell’attività delinquenziale”. C’è di più. Secondo il Gip, è possibile ipotizzare che “gli indagati abbiano negli anni utilizzato altri prestanome (le indagini sono ancora in corso) e possono disporre di beni o mezzi ad altri formalmente intestati”. Nin vi è invece, a differenza di quanto sostiene la Procura, il pericolo di inquinamento probatorio. La misura dei domiciliari scatta per la moglie di Agresti e Di Nuzzo perché sono prestanome consapevoli, mentre il padre Maurizio Agresti “appare concorrente esclusivamente del reato di intestazione fittizia” e ha un “apporto marginale”.

Dopo la richiesta di arresto da parte del pubblico ministero Giuseppe Miliano, gli indagati, nella giornata di venerdì 16 gennaio, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere nell’ambito dell’interrogatorio preventivo, svoltosi davanti al gip Barbara Cortegiano. Alessandro Agresti, considerato il dominus dell’imperio milionario, secondo gli inquirenti, ha costruito la sua fortuna con l’intestazione fittizia dei beni ai famigliari e all’operaio Cristian Di Nuzzo e l’autoriciclaggio.

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Gli avvocati difensori del 40enne, Massimo Frisetti e Gaetano Marino, avevano chiesto il non applicarsi la misura cautelare del carcere. Secondo la difesa, Agresti, la cui unica condanna passata in giudicato, è un’estorsione commessa nel 2012, avrebbe risarcito la vittima con 15mila euro e ottemperato alla restituzione di un Rolex. Inoltre, dopo l’archiviazione dal procedimento “Crazy Cars”, per cui Agresti fu arrestato nel 2021, la difesa aveva eccepito che il loro assistito non ha subito nessun tipo di misura di prevenzione, pur essendo contestati reati affini all’indagine odierna. Il punto principale, secondo la difesa, è che Agresti non avrebbe nascosto la gestione delle sue società, a cominciare da quella più conosciuta: la Vip Motors di Via Mameli, a Latina. Stesso discorso per gli altri tre indagati per cui le difese, rappresentate dagli avvocati Marco Nardecchia, Emanuele Farelli, Anna Rita Formicola e Matteo Salis, avevano chiesto al Gip Cortegiano di non applicare la misura cautelare.

Lo scorso 12 gennaio, era stato eseguito il maxi sequestro per un valore di circa 9 milioni di euro, a carico del 40enne Alessandro Agresti, vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie pontine. Il provvedimento, era stato eseguito a Latina, Roma e Anzio. Sono tutti accusati, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio. Al contempo il pubblico Giuseppe Miliano aveva chiesto il carcere per tutti e quattro.

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L’indagine si è sviluppata tra febbraio e aprile 2025 e ha consentito di apprendere dell’inserimento nel tessuto economico-imprenditoriale della città di Latina dell’imprenditore Agresti che, secondo gli investigatori, reimpiegava denaro di provenienza illecita nell’economia legale.

Uno dei locali sequestrati: Vip Motors in Via Mameli, Latina

Nonostante una inchiesta mediana che era stata aperta nel 2022, dopo l’indagine antecedente denominata “Crazy Cars”, che portò all’arrestato, poi annullato, di Alessandro Agresti, il Gip Cortegiano puntualizza che la nuova indagine, sfociata nel sequestro del patrimonio milionario del 40enne pontino, tratta di “fatti-reato” diversi, sebbene siano riconducibili all’intestazione fittizia di beni. Le condotte oggetti della nuova indagine vanno al 2019 al 2024. Si tratta di intestazioni fittizie di società quali la CG srl in capo a Maurizio Agresti; la Lady M Real Estate srl e la Luxury Multibrand srl intestata a Mery Teresina De Paolis; la Luxury srl Semplificata intestata a Cristiano Di Nuzzo; la Vip Motor srl intestata sempre all’operaio Di Nuzzo. Passaggi che, secondo l’accusa, sono stati compiuti per occultare il reale dominus delle attività societarie: per l’appunto Alessandro Agresti.

Le investigazioni hanno consentito di circostanziare le condotte illecite poste in essere da Alessandro Agresti, imprenditore del luogo, già sottoposto in passato ad una misura di prevenzione patrimoniale, che, in concorso con i propri familiari ed un prestanome, ha fittiziamente intestato a terzi una serie di immobili, società, auto di lusso ed attività commerciali nel settore automobilistico, situate a Latina, Roma ed Anzio, al fine di eludere misure di prevenzione patrimoniale a suo carico. L’indagine ha permesso di delineare le condotte illecite poste in essere dal medesimo imprenditore che sistematicamente ha reinvestito dei proventi illeciti in beni mobili e immobili, anche per mezzo di società immobiliari a lui intestate.

Lo scorso 12 gennaio, i Carabinieri hanno sottoposto a sequestro 8 società (attive nel settore immobiliare e nel commercio di auto di lusso), 19 unità immobiliari e circa 100 auto, anche di lusso, per un valore complessivo di circa 9 milioni di euro.

Ad ogni modo, nell’ordinanza che motiva l’arresto, il Gip Cortegiano tratteggia nettamente che “Agresti, con la complicità di padre e compagna, e di terzi compiacenti (Di Nuzzo), dimostrando una inusuale spavalderia e contando su un immotivato senso di impunità, al fine di tenere indenne il suo ingente patrimonio da possibili misure di prevenzione patrimoniale, ha costituito nuove società, intestandole ad altri, ma delle quali era il dominus indiscusso”.

L’archiviazione dell’indagine “Crazy Cars” risale al 2022, mentre il procedimento odierno vede intercettazioni richieste e autorizzate nel 2025. In sostanza, il Gip ritiene l’impianto accusatorio nuovo a carico di Agresti e “family” è confermato e robusto: Alessandro Agresti avrebbe assunto comportamenti per mettere al riparo “il suo ingentissimo patrimonio da qualunque tipo di aggressione “pubblica”. Il quadro indiziario è “munito della necessaria consistenza nei confronti degli indagati in relazione a tutti i reati loro rispettivamente ipotizzati”.

Un provvedimento bis che appare ancora più strutturato di quello che portò all’altra indagine con diversi e arresti e un sequestro per un valore di poco più di 2 milioni. A marzo 2023, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Carzy Cars”, che coinvolgeva il quarantenne Alessandro Agresti, considerato il dominus del patrimonio famigliare, erano stati tutti assolti. A ottobre 2022, peraltro, la posizione di Agresti era stata archiviata. Già il Riesame di Roma aveva annullato le esigenze cautelari per tre dei maggiori indagati nell’ambito dell’inchiesta della Squadra Mobile di Latina, “Crazy Cars”, che aveva visto 9 arresti su richiesta della Procura di Latina. Una decisione dovuta per l’inutilizzabilità delle intercettazioni che testimoniavano l’intestazione fittizia dei beni.

In particolare, i soggetti destinatari della misura cautelare furono indagati, a vario titolo, per estorsione aggravataricettazione e trasferimento fraudolento di valori. Il Giudice per le indagini preliminari, Giorgia Castriota, aveva definitivamente archiviato le accuse nei confronti di Alessandro Agresti, della moglie Mery Teresina De Paolis. e del padre Maurizio Agresti.

Nel 2021, nell’ambito dell’inchiesta “Crazy Cars”, c’era stato anche un sequestro, poi annullato, per 2 milioni a carico di Alessandro Agresti, originario del napoletano (Torre del Greco), ma latinense. Il 40enne è una vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie. Una condanna per estorsione passata in giudicato, con tanto di ricatto hard, per fatti commessi tra il 2011 e il 2012 afferenti sempre a un prestito per iniziare un’attività di rivendita d’auto, oltreché a diversi procedimenti penali che lo hanno coinvolto in truffe, riciclaggio, ricettazione e minacce.

Nell’inchiesta “Crazy Cars” emerse di come il 40enne avesse intestato a moglie e padre (Mery De Paolis e Maurizio Agresti), le società che detengono l’autosalone (dal 2011, anno dell’inizio della sua escalation patrimoniale, Agresti costituì, intestandole a terzi, circa otto società); la rivendita d’auto è, infatti, l’attività principale di Agresti. Solo che, secondo inquirenti e investigatori, l‘ammontare di beni immobili e mobili, tra cui una lussuosa villa in Via Cerreto Alto e un altro immobile in Via Sirio a Latina, erano sproporzionati rispetto ai redditi – in 14 anni presi a riferimento dagli inquirenti, il suo reddito era appena sopra la soglia di povertà -, tanto era che il sequestro nei suoi confronti ammontava a oltre due milioni e 200mila euro. Al centro degli interessi investigativi dell’epoca l’autosalone di rivendita auto su Strada Acque Alte a Borgo Podgora (Luxury srl semplificata) e l’altra rivendita d’auto con sede legale in Via Magra (California Garage srl), sempre a Latina. Di Agresti, inoltre, si ricorda una frequentazione giovanile con Renato Pugliese, ad oggi collaboratore di giustizia, figlio, come noto, di Costantino “Cha Cha” Di Silvio. Lo stesso Pugliese ha menzionato più volte Agresti ai magistrati della DDA di Roma.

Il 12 gennaio 2026, a distanza di cinque anni, un nuovo sequestro milionario, stavolta eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina. I sigilli sono stato apposti, tra gli altri, al negozio di vendita d’auto “Vip Motors” in Via Mameli a Latina, all’autosalone di rivendita auto su Strada Acque Alte a Borgo Podgora (Luxury srl semplificata), all’altra rivendita d’auto con sede legale in Via Magra (California Garage srl) e alla mega villa in Via Cerreto Alto.

In particolare, le società finite al centro dell’attenzione degli inquirenti sono state la CG srl (vendita di autoveicoli) intestata a Maurizio Agresti; la Lady M Real Estate srl (gestioni immobili) e Luxury Multibrand srl (vendita autoveicoli) intestate a Mery Teresina De Paolis; la Luxury srl Semplificata e Vip Motor srl (tutti e due operanti nella vendita di autoveicoli) intestate a Cristiano Di Nuzzo. Infine, a finire sotto la lente anche la Agresti Management&Consultinga srl semplificata e al Agresti Invest srl, entrambe attive nella gestione di immobili, intestate allo stesso Alessandro Agresti. Tutte società utilizzate da Agresti per reinvestire i proventi illeciti in beni mobili e immobili.

Il 40enne, insieme alla moglie, al padre e al prestanome, risultano indagati per trasferimento fraudolento di beni, in quanto si sarebbe adoperate per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Alessandro Agresti, infatti, oltreché ad essere stato raggiunto dalla misura nell’ambito dell’operazione “Crazy Cars” nel 2021, è stato destinatario, nel 2012, di ordinanze di custodia cautelare e, nel 2014, di un avviso orale disposto dal Questore di Latina. Agresti, con la complicità degli altri tre indagati, si sarebbe adoperato per sottrarre il proprio patrimonio al controllo delle autorità, attribuendo fittiziamente ai complici beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e relativi ricavi. Passaggi di società e beni avvenuti, secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il novembre 2024.

Agresti e Di Nuzzo sono indagati anche di autoriclaggio per aver impiegato 160mila euro di provenienza illecita, in quanto derivante dalla Luxury srl semplificata, oggetto di fittizia intestazione. I soldi sarebbero stati versati a un conto della Agresti Management&Consulting.

Infine, Agresti e la moglie Mery Teresina De Paolis sono accusati di autoriciclaggio per aver versato 78mila euro dai conti della Luxury srl Semplificata ai conti della neo costituita (maggio 2023) Luxuru Multibrand srl.

La nuova indagine è nata incrociando i dati di una serie di documenti amministrativi, societari e contabili che, secondo il Gip Cortegiano, “hanno messo in evidenza un collaudato sistema criminale, teso all’occultamento del patrimonio illecito di Agresti e realizzato mediante lo schema dell’interposizione fittizia di beni e operazioni di autoriciclaggio del denaro”.

È lo stesso Gip Cortegiano a parlare di “traiettoria criminale ascendente” di Agresti, caratterizzata dall’inserimento nei circuiti illeciti tra Latina e provincia. Sono stati i Carabinieri nel Nucleo Investigativo a ricostruire il percorso di Agresti, iniziato nella vendita di auto con le imprese California Garage di Agresti Alessandro e California Garage srl. Attività nate da un prestito di 30mila euro che, invece, si è rivelato essere provento di una estorsione ai danni di due donne. Per tali fatti, come detto, Agresti è stato condannato in via definitiva.

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Nel corso degli anni, l’attività imprenditoriale, nata da soldi sporchi, si è ampliata con al costituzione di società operanti nel medesimo settore dei veicoli di lusso. Alla base di l’intestazione fittizia di beni e l’autoriciclaggio dei soldi.

Grazie alle intercettazioni telefoniche, gli investigatori dell’Arma hanno documentato la riconducibilità ad Agresti delle società intestate a moglie, padre e Di Nuzzo, i quali sono definiti come prestanome senza potere. Agresti è interessato all’acquisto di vetture di lusso che poi rivende. In una intercettazione, spiega a un interlocutore con cui è in affari: “Porsche e Ferrari non compro altro”.

Le intercettazioni rivelano che è Agresti il vero dominus delle attività della rivendita di autoveicoli. Sia la moglie che Di Nuzzo prendono ordini da lui e si riferiscono a lui per le attività da compiere in ambito lavorativo.

Come spiega il Gip Cortegiano, Agresti, nonostante l’operazione “Crazy Cars”, da cui era scampato per la non utilizzabilità delle intercettazioni, “persevera ponendo in essere meccanismi di schermatura mediante la costituzione di nuove società, formalmente intestate a terzi compiacenti, ma sempre riconducibili alla sua gestione esclusiva e caratterizzate da redditi incompatibili con l’entità delle operazioni economiche svolte”.

Secondo il giudice, “si è in presenza di una persona che, pur conscia degli strumenti di contrasto previsti dall’ordinamento, ha deliberatamente deciso di eluderli”. A testimoniarlo è una intercettazione in cui Agresti spiega in merito al suo lavoro di compravendita di auto di lusso e ai rischi annessi: “Non ti aprono i conti, ti fanno qualche sequestrino così, preventivo…ogni tanto”.

Il sequestro è stato eseguito anche sulla base del tenore di vita riscontrato in Alessandro Agresti, che possiede beni mobili e immobili di lusso: “appare del tutto inconciliabile con i redditi dichiarati, poiché le entrate ufficiali sono risultate appena sufficienti a coprire le ordinarie spese di sussistenza”. I redditi, tra il 2011 e il 2023, sarebbero risultati sempre in negativo, a fronte di donazioni e operazioni economiche sospette: “Una sperequazione economica persistente e strutturale”. Peraltro, le operazioni di reinvestimento di denaro illecito possono “falsare la concorrenza nel mercato, con chiara lesione anche dell’economia locale”.

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Le intercettazioni, secondo il Gip, dimostrano come le società siano tutte riconducibili ad Agresti, motivo per cui ogni decisione che, ad esempio, dovrebbe spettare all’amministratore fittizio Di Nuzzo, viene presa in realtà dal 40enne imprenditore. Senza contare che la moglie, il padre e Di Nuzzo, non hanno esperienza nel settore automobilistico e “appaiono come meri esecutori di direttive imposte da Agresti e privi di autonoma capacità decisionale, confermando come l’indagato non si sia mai spogliato della gestione dei beni oggetto di intestazione fittizia”. Agresti desidera solo “schermare i propri redditi e patrimoni illeciti, al fine di sottrarsi a future ed eventuali misure ablative”. È consapevole dei meccanismi giudiziari e vuole strane alla larga.

Ad essere evidenziato c’è anche “un quadro patrimoniale fortemente sospetto e “incongruente”, dal quale emergono disponibilità economiche e investimenti del tutto incompatibili con i redditi ufficialmente dichiarati”.

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