Rivolta carceraria violenta scoppiata a ottobre 2025 a Latina: prosegue il processo per i sei imputati
Prosegue il processo, dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, a latere le colleghe Valentina Mongillo e Elena Sofia Ciccone, per la rivolta in carcere che è andata in scena a ottobre 2025 nel capoluogo di provincia.
Lo scorso marzo, a decidere per il rinvio a giudizio di tutti e sei gli imputati era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. A chiedere il rinvio a giudizio la procuratrice aggiunta Luigia Spinelli. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Alessia Vita, Riccardo De Mauri e Adriana Anzeloni. Considerate parti offese uno dei detenuti vittima dei comportamenti degli imputati e il carcere di Latina.
Proprio per questa accusa, come rilevato dall’avvocato Frisetti, a cui si sono associati tutti gli avvocati della difesa, la vittima ha ritirato la querela, motivo per cui le accuse di violenza privata e lesioni sono decadute per tre imputati: Francesco Manauzzi, Matteo Baldascini e Mattia Spinelli. L’accusa era di aver perpetrato la condotta durante i disordini in una manifestazione pubblico. Il motivo di proscioglimento è dovuto al fatto che le violenze sono accadute nel carcere, che non è un luogo aperto al pubblico. Ecco perché Manauzzi non sarà più imputato in questo processo, a differenza di Baldascini e Spinelli che risponderanno dell’accusa di rivolta insieme agli altri imputati.
Ai tre imputati, era contestato l’episodio di grave violenza perpetrato ai danni del detenuto, finito in carcere per violenza di genere. In particolare, Spinelli e Baldascini, dopo aver fatto ingresso nella cella n. 2 della Casa Circondariale di Latina, avevano insultato il detenuto in carcere per maltrattamenti – “Pezzo di merda, non si maltrattano le donne” -, per poi sferrargli pugni sul volto con calci nelle costole e in faccia. Dopo aver afferrato un bastone della scopa, infine, gli avevano dato dei colpi in testa cosi da causargli lesioni consistite in contusioni craniche e del massiccio facciale giudicate guaribili in 5 giorni.
Infine lo avevano minacciato: “Se parli ti uccidiamo la famiglia perché sappiamo che hai una moglie e quattro figli”, in modo da non fargli presentare una denuncia per le lesioni subite. A partecipare alle minacce, secondo gli inquirenti, anche Francesco Manauzzi, il giovane che ha partecipato alla spedizione punitiva che per poco non ha tolto la vita a Matteo Morandi in zona pub: per lui pende una richiesta di condanna a 10 anni di reclusione. Manauzzi, per i fatti carcerari, avrebbe cercato di far desistere l’uomo a denunciare Spinelli e Baldascini.
A gennaio scorso, la Procura di Latina aveva chiuso l’inchiesta nei confronti dei sei imputati accusati di aver messo in piedi nello scorso autunno una vera e propria rivolta all’interno del carcere di Latina. La procuratrice aggiunta Luigia Spinelli e il sostituto Valentina Giammaria avevano concluso gli accertamenti.
Dopo le tre ordinanze d custodia cautelare in carcere, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, i due giovani Mattia Spinelli (21 anni) e Matteo Baldascini (23 anni), assistito dall’avvocato Alessia Vita. I due latinensi, accusati insieme a Nico Mauriello e altri indagati, di aver messo a ferro e fuoco il carcere di Latina, avevano deciso di non rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Mara Mattioli. Anche Nico Maurelli, assistito dall’avvocato Riccardo De Mauri, aveva deciso di rimanere con la bocca cucita.
Lo scorso 18 dicembre, erano state eseguite dalla polizia penitenziaria di Latina le tre ordinanze applicative di custodia cautelare emesse dal gip Mattioli nei confronti dei tre detenuti, individuati come i promotori di una gravissima rivolta carceraria, verificatasi lo scorso 28 ottobre 2025.
Tra di loro, per l’appunto, ci sono Matteo Baldascini, noto alle cronache per diversi problemi giudiziari tra cui tentato omicidio, stalking, lesioni, minacce, oltreché ad essere rampollo di una famiglia un tempo legata al clan dei Casalesi, e il ras delle case “Arlecchino”, Mattia Spinelli, uno dei due gemelli che nel complesso popolare ha radicato una vera e propria piazza di spaccio, tanto da aver provocato la guerra tra bombe e molotov che vede protagonisti i gruppi rivali nel capoluogo. Per tali fatti, lo scorso 8 gennaio, ha ricevuto un’altra ordinanza di custodia cautelare insieme al gemello Yuri Spinelli, a Mauriello e ad un altro complice.
Il terzo a ricevere il provvedimento di arresto era stato, per l’appunto, il 25enne Nico Mauriello, anche lui pusher delle Arlecchino, al servizio del gruppo guidato dagli Spinelli. In pochi mesi è stato arrestato due volte per spaccio, rimediando anche una condanna col rito direttissimo.
I due più violenti, Spinelli (ex pugile) e Baldascini, si conoscono e si sono ritrovati in carcere, tanto da essere i sobillatori e autori di violenze e pestaggi che hanno attirato l’interesse investigativo della Procura. Entrambi sono stati trasferiti dal carcere di Latina che, con diverse annotazioni, ha detto a chiare lettere di considerarli persone non idonee e “non grate”. Le loro azioni erano tese a prendere il controllo del carcere e accrescere così la fama criminale di cui sono assetati.
Leggi anche:
LA LEGGE DELLE “ARLECCHINO” TRA PESTAGGI, COLPI DI PISTOLA E PREPOTENZE
A ricevere l’avviso conclusione indagini anche Marius Octavian Nedelcu, 44 anni, pregiudicato con precedenti per droga, fratello di Andrei Tiberiu Nedelcu, il 38enne rumeno che, nel 2024, sparò un colpo di pistola che ferì una ragazza a Sezze. Imputato anche il 31enne Giuseppe Marcellino, di Aprilia, arrestato per aver sparato ad un uomo per via di una contesa nata per il furto di carte da Pokemon. Infine, a finire imputato anche il 20enne Francesco Manauzzi, attualmente sotto processo per il tentato omicidio di Matteo Morandi avvenuto nella zona pub nell’autunno del 2024.
Quel giorno, il 28 ottobre, tutti tranne Manauzzi, a cui non è contestata l’accusa di rivolta, ristretti nella camera 6 del 1 Piano A del Carcere di Latina, dalle ore 20.30 circa, avrebbero iniziato una forma di protesta con la battitura delle inferriate, per manifestare il proprio dissenso e la propria disapprovazione rispetto al regime chiuso attuato nell’Istituto carcerario.
Nella breve udienza odierna, è stata escussa la funzionaria contabile della casa circondariale di Latina che fu chiamata a contabilizzare i danni provocati dalla rivolta avvenuta il 28 ottobre 2025: tra cui la porta del bagno che du sostituita, le lenzuola e altri oggetti. Tutti i danni ammontarono complessivamente a 1400 euro per sei oggetti danneggiati. Due estintori furono scaricati per spegnere l’incendio.
Il processo riprenderà il prossimo 3 dicembre con gli ultimi tre testimoni dell’accusa, tra cui il detenuto che ha ritirato la querela.
Leggi anche:
IL CARCERE COME UNA POLVERIERA: DUE LE INDAGINI TRA VIOLENZE E INCENDI. COINVOLTI SPINELLI E BALDASCINI
Il processo riprenderà con la testimonianza di altri due agenti della penitenziaria, oltreché al detenuto che ha ritirato la querela.
