RAPINE IN SERIE NEI BAR DI LATINA: 6 ANNI E 4 MESI ANCHE A TOMASSINI

Rapine in serie a Latina: rito abbreviato per il secondo dei due giovani arrestati da Carabinieri e Squadra Mobile a novembre 2024

È stato condannato col rito abbreviato anche il secondo dei dei due giovani di Latina ritenuti autori di un furto e di tre rapine avvenute nello scorso mese di maggio 2024.

All’esito di articolate indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Valentina Giammaria, la Squadra Mobile di Latina ed i Carabinieri della Stazione di Borgo Podgora, il 4 novembre 2024, avevano tratto in arresto i due giovani: si tratta del 32enne Davide Tomassini e del 23enne Michele Saltarell, entrambi residenti nel territorio pontino, per i reati di rapina aggravata e furto.

Saltarelli, attualmente detenuto e difeso dagli avvocati Stefano Perotti e Valerio Righi, era stato giudicato a luglio 2025, nell’ambito del rito abbreviato che si era tenuto dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli. La posizione di Tomassini, detenuto attualmente nel carcere di Ferrara, invece, era stata stralciata e il 32enne è stato giudicato separatamente nella data odierna. A lugòio 2025, il giudice per l’udienza preliminare aveva condannato Michele Sartarelli alla pena di 6 anni e 4 mesi di reclusione, a fronte della richiesta del pubblico ministero Marco Giancristofaro che si era fermata a 5 anni e 6 mesi.

Oggi, 23 gennaio, il giudice per l’udienza preliminare, Barbara Cortegiano, ha condannato alla stessa pena, 6 anni e 4 mesi, Davide Tomassini, a fronte di una richiesta di 6 anni e 8 mesi formulata dal pubblico ministero Simona Gentile. Tomassini è stato assolto solo dalla rapina da 400 euro presso il bar pizzeria “La Dispensa” avvenuta a maggio 2024. In quell’occasione, secondo l’accusa, il giovane si sarebbe recato presso il bar, armato di pistola, minacciando un dipendente e dicendo: “Non vi muovete”. Dopodiché, l’imputato si sarebbe fatto consegnare la somma di 400 euro per poi scappare in auto, insieme a Saltarelli.

Davide Tomassini è un soggetto piuttosto noto a cronache giudiziarie e forze dell’ordine. Secondo i collaboratori di giustizia, Agostino Riccardo e Renato Pugliese, sarebbe stato lui a dare materialmente fuoco, su imput del clan Travali, all’auto dell’allora candidato sindaco alle elezioni amministrative di Latina, Davide Lemma. Vicino, in particolare, al fratello di Angelo e Salvatore Travali, Alessandro Anzovino, con cui era stato processato per aver commesso furti e rapone, Tomassini, secondo l’altro collaboratore di giustizia, Andrea Pradissito, sarebbe stato in passato anche l’autore dell’attentato incendiario al Nicolosi contro la casa di Antonio “Cavallo” Di Silvio.

Il giovane Saltarelli è stato immortalato dalla cronaca recente per aver minacciato con un anaffiatoio di benzina alcuni Carabinieri intervenuti per sedare una lite in famiglia tra lui e i nonni a cui chiedeva continuamente denaro. Per tale episodio, il 22enne è stato condannato.

Tornando alle indagini che hanno portato all’arresto, Tomassini e Saltarelli sono ritenuti responsabili di un furto col cosiddetto “metodo della spaccata” e di tre rapine messe a segno nel giro di tre giorni, nello scorso maggio.

Saltarelli era accusato di aver infranto, con la propria autovettura, lo scorso 5 maggio, la vetrina di un negozio di abbigliamento di Latina, “Zigo Zago”, in Viale Le Corbusier, dove venivano poi asportati i soldi contenuti nella cassa e un computer portatile, mentre entrambi sono indiziati di tre rapine, commesse tra il 6 e il 7 maggio, nei confronti di due bar – il noto Bar Massimo in Via Villafranza e mezz’ora prima al bar-pizzeria “La Dispensa” Di Borgo Carso – e un altro locale: il Bar Romagnoli nella via omonima, poco dopo le Autolinee. Simile la dinamica, mentre uno dei due arrestati attendeva in auto – una Fiat Panda – il suo complice entrava negli esercizi commerciali dove, dopo aver minacciato, anche con l’uso di una pistola, i diversi baristi, si impossessava dei soldi contenuti nei registratori di cassa, per poi darsi alla fuga.

Le investigazioni di Polizia e Carabinieri avevano permesso di ricostruire, in modo chiaro e puntuale, quanto accaduto a seguito delle denunce delle vittime, circostanziando ed approfondendo tutti gli elementi raccolti con numerosi riscontri oggettivi, tra cui immagini estrapolate da sistemi di videosorveglianza privati e comunali, l’escussione di vittime e testimoni. In particolare le attività tecniche degli investigatori hanno consentito di ricostruire i movimenti degli autori nelle giornate in cui erano state messe a segno le rapine.

L’identificazione dei responsabili era avvenuta anche grazie alla puntuale ricostruzione dei percorsi dell’autovettura utilizzata dagli stessi per il compimento dei “colpi”, ovvero un’autovettura presa a noleggio che durante uno dei furti si era danneggiata, lasciando sul posto alcuni frammenti. Un’importante traccia grazie alla quale è stato possibile collegare i vari episodi delittuosi. Tra gli episodi più importanti per risalite all’identità dei due rapinatori c’era stata anche la perquisizione che i medesimi subirono, in un’area di servizio sulla SS Pontina, da parte dei Carabinieri. I due furono perquisiti, dopo essere stati trovati a bordo della Fiat Panda.

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