PROCESSO “ASSEDIO”, CONTINUA L’ESCUSSIONE DEL COLONNELLO: ECCO COME IL GRUPPO FORNITI INTIMIDÌ TESEI

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Mafia apriliana, prosegue il processo presso il Tribunale di Latina riguardante il sodalizio criminale di Forniti e le infiltrazioni mafiose nel Comune

È ripreso il processo, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dalla terna di giudici Nadile-Zani-Trapuzzano Molinaro, derivante dall’imponente operazione di DDA, DIA, Carabinieri e Polizia di Stato denominata “Assedio” che ha portato al commissariamento per infiltrazione mafiosa del Comune di Aprilia. Parti civili, oltreché all’ente comunale, difeso dall’avvocato Massimo Sesselego, l’associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, difesa dall’avvocato Benedetta Manasseri, l’associazione “Rete di Giustizia. Il Sociale contro le mafie”, assistita dall’avvocato Fabio Federici e, infine, Libera, difesa dagli avvocati Vincenza Rando e Demetrio Villani.

A rappresentare l’accusa il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alessandro Picchi. Oggi, 23 gennaio, l’udienza ha visto la ripresa del lungo esame del colonnello dei Carabinieri, Riccardo Barbera, oggi in forza al Ros di Roma, ma all’epoca dei fatti Comandante della Stazione di Aprilia. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Cincioni, Massimo Biffa, Francesco Mercadante, Oreste Palmieri, Donato Felline, Pietro Pomanti, Gianluca La Penna, Fabrizio D’Amico, Gianluca Tognozzi, Andrea Barbesin, Emilio Siviero, Gianluca Agostini, Pierpaolo Dell’Anno e Francesco Vasaturo.

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Come noto, sono 19 gli imputati, mancando Patrizio Forniti e la moglie Monica Montenero arrestati lo scorso 14 novembre in Marocco dopo una latitanza che durava dal luglio 2024 quando scattarono gli arresti derivanti dall’operazione “Assedio”. Tra gli imputati che devono affrontare il processo, l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi. Tra di loro anche Luca De Luca, considerato dalla DDA il braccio destro di Patrizio Forniti e Luigi Morra.

Tra gli imputati anche Sergio Gangemi, l’uomo vicino alla ‘ndrangheta di Reggio Calabria e molto attivo, da anni, in diversi campi di interesse, tra Aprilia, Latina e Roma. Quest’ultimo, però, insieme ai co-imputati Gianluca Vinci e Gianluca Mangiapelo, sarà giudicato col rito abbreviato.

A giudizio anche l’imprenditore apriliano Marco Antolini, Ivan Casentini (nipote del boss Forniti), Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo detto Roberto Venditti (del bar la Primula), Sergio Gangemi, Simone Amarilli, Sergio Caddeo, Massimo Picone, Matteo Aitoro, Gianluca Micheli, Gianluca Ambrosini e Giulia De Rosa. Accusati di associazione mafiosa Luca De Luca, Marco Antolini, Invan Casentini, Antonino Ziino, Nabil Salami, Yesenia Forniti, Riccardo Venditti, oltreché a Patrizio Forniti, Monica Montenero e Maurizio Dei Giudici. Deve rispondere del reato del 416bis, anche l’ex primo cittadino Lanfranco Principi. Tra i reati contestati, a vario titolo, oltreché al concorso esterno in associazione mafiosa all’ex sindaco Lanfranco Principi, traffico di sostanza stupefacente (cocaina, hashish e marijuana), estorsione aggravata, rapina, lesioni e minaccia, usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria e detenzione e porto d’armi.

Barbera, interrogato dal pm Picchi, ha continuato a ripercorrere le circostanze che hanno delineato la maxi operazione “Assedio”, richiamando, tra le altre, le vicende esemplificative del gesto intimidatorio ai danni dell’imprenditore dei trasporti Urbano Tesei, nonché dell’omicidio di Luca Palli e della gelateria.

La vicenda di Tesei, peraltro, è contestata nel processo Assedio 2, che proprio ieri ha visto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati, tra cui De Luca e Antolini. Nel corso delle indagini, come spiegato da Barbera, si è fatto chiarezza intorno ai due atti intimidatori subiti dalla Nuova Tesei Bus srl di Urbano Tesei, indagato nel primo filone di “Assedio”: una società che, come noto, ha gestito per anni il servizio trasporti pubblici, anche per la scuola, ad Aprilia. L’azienda fu vittima di due attentati: uno, a gennaio del 2020, quando fu trovata una bomba a mano, a forma di ananas, sul cancello d’ingresso; l’altro, a giugno 2020, quando furono lasciati due proiettili nel parcheggio della ditta apriliana. Un episodio, quest’ultimo, che non ebbe eco mediatica tanto che Luigi e Antonio Morra, padre e figlio, legati al clan Forniti, se ne sorprendono: “La mattina sono passate le guardie, niente!”, si dicevano intercettati dagli investigatori dell’Arma.

Immediata, dopo il primo attentato, fu la ricerca di protezione nel clan da parte di Umberto Tesei – su suggerimento dell’apparente consigliere, l’imprenditore Luigino Benvenuti, in realtà in accordo con il gruppo Forniti – che fu rassicurato. Ben presto la cosca Forniti avrebbe trovato il responsabile (“un deficiente che aveva fatto di testa sua”) e spiegato a Tesei che lui era uomo ben voluto, da loro e dai politici Terra e Principi. L’imprenditore, per riconoscenza, porta una somma a Luca De Luca il quale, secondo l’accusa, la mette in conto per il sostentamento in carcere a favore di Patrizio Forniti.

Secondo l’Antimafia, sono invece coloro che avrebbero dovuto proteggere Tesei i veri responsabili degli attentati intimidatori in Via Nettunense, sede dell’azienda: si tratta del boss Patrizio Forniti e Luca De Luca, Luigi e Antonio Morra, infine Marco Antolini. Gli attentati sarebbero stati messi in pratica proprio per costringere Urbano Tesei a chiedere protezione (come infatti avvenne) e costringerlo così a consegnare ulteriori somme di denaro al clan e in particolare a Luca De Luca, considerato negli ambienti una sorta di “prefetto” della malavita pontina. In un passaggio dell’ordinanza, veniva riportata la valutazione della DDA quando “De Luca impartiva un’altra lezione di “mafia”, riferendo ai suoi interlocutori d aver liquidato bruscamente Tesei: “Gli ho detto “Levati dal cazzo…in modo da fargli capire che l’aiuto ricevuto non era scontato”. Il gruppo Forniti è accusato di avere portato in luogo pubblico, davanti alla sede dell’azienda di Urbani, una bomba risalente alla seconda guerra mondiale: il modello inglese “Mills N-36M”.

Sulla pax sociale ad Aprilia, di cui millantano essere i gestori gli appartenenti al gruppo Forniti, la narrazione appare per nulla veritiera se si pensa che la città del nord pontino è stata teatro di numerosi attentati dagli anni Novanta fino ai giorni nostri ai danni di esercizi commerciali, auto, cittadini ed esponenti politici tra cui – lo ricorda lo stesso Antolini, in una intercettazione, contraddicendosi – l’atto intimidatorio subito dall’allora assessore Antonio Chiusolo e suo cognato, il compianto attivista antimafia Fabrizio Marras. In questo contesto si inserisce un altro episodio raccontato dal colonnello Barbera. Era il 26 agosto 2013 e, secondo Antolini, fu Luca Palli a bruciare le auto di Chiusolo e Marras. Lo stesso Luca Palli fu assassinato anni dopo per un regolamento di conti ad Aprilia. Dopo l’omicidio, per cui furono arrestati e condannati in due, Forniti avrebbe voluto vendicare la sua morte, essendo Palli un sodale/amico. Alla fine il gruppo ritenne che non valeva la pena vendicare la morte di Luca Palli, anche in ragione del fatto che si sarebbe rischiato troppo con le forze dell’ordine.

Altro episodio ricostruito dal colonnello è quello afferente ad una gelateria ad Aprilia. Non è indagato il dipendente comunale Filippo Francesca ma gli inquirenti non esitano a definirlo “uomo di collegamento tra imprenditori, sindaco (nda: Terra) e criminalità organizzata”.

Il dipendente entra nelle carte dell’inchiesta della DDA per quanto riguarda una estorsione contestata a Ivan Casentini, personaggio temuto e rispettato sul territorio, poiché molto vicino a Patrizio Forniti, il cosiddetto “Capo dei Capi” (copyright Lanfranco Principi). Casentitni, secondo gli inquirenti, nell’ottobre 2019, avrebbe estorto un titolare di una gelateria che chiedeva una autorizzazione in Comune: “Quando parli con me o con Francesca (nda: Filippo Francesca) è come se stai a parlare con me”.

La colpa del gelataio era quella di aver fotografato, insieme a una sua amica, le irregolarità amministrative di un esercizio commerciale rivale che stava per aprire. Il problema è questo esercizio era sotto la “protezione” di Casentini. E, secondo gli inquirenti, lo stesso Casentini “era legato sotto il profilo affaristico-politico al sindaco Terra e al suo stretto collaboratore Filippo Francesca, dipendente del Comune di Aprilia e figura emergente nella gestione dei collegamenti tra politici, commercianti, imprenditori e l’associazione criminale”.

È lo stesso vice sindaco di allora, Lanfranco Principi, che si lamenta di Francesca mentre parla, intercettato, con il commerciante e amico, Luigino Benvenuti: “Da quello che ho capito – dice Principi – sto cazzo di Tonino (Antonio Terra) gli racconta a Filippo tutto quello che, pure le cene che facciamo private, le cose, mannaggia la m…..a, ma tutto questo potere ‘sto fregno”.

E in effetti “‘sto fregno”, come lo chiama Principi, pare abbia potere proprio perché in rapporti confidenziali con Casentini. Lo si evince da una serie di intercettazioni tra lui, Filippo Francesca, l’imprenditore Valerio Esposito (non indagato), a cui era stato concesso l’utilizzo del brand comunale “Aprilia in Latium” e altri uomini d’affari che non disdegnavano di evocare la figura di Casentini per risolvere questioni a loro vantaggio.

Il contrasto, nel caso dell’estorsione di cui è accusato Casentini (una delle tante contestate al clan Forniti), nasce dal fatto che una cittadina di Aprilia, amica del gelataio successivamente estorto, si lamentava dell’apertura della nuova cioccolateria riferibile a Esposito. Secondo la donna, la cioccolateria non sarebbe stata del tutto in regola e per tale ragione realizza alcune fotografie.

Ecco, allora, che Esposito, come succede nelle terre inzuppate dalla criminalità, si sarebbe rivolto a Casentini per tutelarsi. Il suo tramite è proprio il collaboratore stretto di Terra, Filippo Francesca. Casentini individua nel gelataio il responsabile delle rimostranze contro la cioccolateria di Esposito, in quanto il suo esercizio commerciale è potenzialmente diretto concorrente. E non solo, perché Casentini si reca anche dalla donna che aveva denunciato gli illeciti e seppur garbatamente la invita, facendole sentire il suo peso criminale, a desistere da qualsiasi forma di azione. La donna è impaurita e contatta Esposito: “Per carità ha parlato in modo tranquillo però non mi mandare nessuno a casa ti prego”.

Il gelataio, invece, riceve un trattamento meno colloquiale. Casentini gli spiega con modi bruschi di non dare fastidio né a Esposito né a Francesca. Alla fine, sapendo che la Polizia Locale farà visita alla cioccolateria di Esposito, in seguito alle segnalazioni già inviate dalla denunciate, Casentini si mette a disposizione per essere presente al momento del sopralluogo e di essere pronto a prendere a schiaffi qualcuno dei vigili che avesse mostrato indifferenza nei suoi confronti, ossia un esponente di spicco della cosca locale.

Il processo riprende il prossimo 27 febbraio quando continuerà nella sua escussione il colonnello Barbera, oggi durata appena tre ore per un problema dovuto al trasferimento di un detenuto che aveva espresso la volontà di seguire l’udienza.

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IL PROCESSO – A febbraio 2025, è stato stabilito il giudizio immediato per tutti colori i quali sono stati raggiunti, lo scorso luglio 2024, dalle misure restrittive più gravi: carcere e domiciliari. È stata questa la decisione del giudice per le indagini preliminari Francesco Patrone che ha accolto la richiesta presentata alla fine dello scorso anno dai sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Luigia Spinelli e Francesco Cascini. Come noto, si tratta del processo che scaturisce dall’operazione denominata “Assedio” che, nella provincia di Latina, ha terremotato l’amministrazione comunale di Aprilia, arrivando a contestare l’associazione mafiosa al gruppo autoctono retto dal boss Patrizio Forniti e interessando l’ex sindaco Principi, accusato di reati aggravati dal 416bis.

“Nella sua qualità di Vicesindaco del comune di Aprilia, con deleghe al Bilancio, Finanza e Tributi, Rapporti con le aziende e gli enti derivati, Affari Generali ed Amministrativi, Personale, Servizi demografici, inforrnato del pervenimento di una richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Aprilia presentata dalle associazioni “Reti di Giustizia” e “La frusta politica” – scrive il Gip Patrone – nel procedimento nr. 23829/’17 RGNR che vedeva imputati davanti al Tribunale di Velletri i fratelli Gangemi Sergio e Giampiero nonché Forniti Patrizio, contribuiva al rafforzamento dell’associazione di stampo mafioso capeggiata da Patrizio Forniti inducendo il Sindaco Antonio Terra a rinunciare alla richiesta di costituzione di parte civile con le frasi “noi non ci costituiamo per un cazzo, questa è una vicenda privata che a noi non ci riguarda”; “ehi, fermati…”, gli ho detto “stai buono, non ti inventare un cazzo”, ho detto “è ii Capo dei Capi gli ho detto io” ed altresì intervenendo presso Omar Ruberti, consigliere comunale di Aprilia e presidente della Commissione Bilancio, Tributi e Affari Generali, che doveva pronunciarsi sull’istanza, con le seguenti frasi “l’ultimo che ti ho delta è il “Capo dei Capi”, ma è cattivo, cattivo per dire cattivo, e facendo riferimento a possibili vendette o rappresaglie da parte loro: “Ma questi personaggi già sanno che questi hanno fatto queste cose che è…no? E stanno aspettando che facciamo qualche mossa, allora dico”. E infine con argomenti di analogo tenore nei confronti di singoli consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione così che la predetta commissione comunale respingeva la richiesta avanzata dalle associazioni di costituzione di parte civile. Contributo al sodalizio del quale informava, in corso d’opera, il capo clan Patrizio Forniti ed i sodali Luca De Luca, Luigi Morra, Ivan Casentini e Maurizio Dei Giudici, direttamente o per il tramite di Luigino Benvenuti”.

Principi, inoltre, “contribuiva al rafforzamento e al consolidamento dell’associazione di stampo mafioso, anche in adempimento del patto di scambio politico mafioso tramite: l’affidamento diretto il 13 novembre 2018 alla ditta SI.CO di Ivan Casentini, partecipe al sodalizio, del “servizio di pulizia caditoie stradali del comune di Aprilia” per l’importo di 48.678 euro; permettendo il tempestivo pagamento da parte del Comune di Aprilia delle fatture emesse dalla predetta società e dalla V&GA di Marco Antolini , partecipe al sodalizio, riguardo ai “lavori di manutenzione per interventi edili da eseguirsi su immobili comunali” per un importi a base d’asta part a 187.138,93 euro aggiudicato dalla precedente Amministrazione; assicurando il proprio sostegno per ogni bisogno e pretesa da parte dei membri della consorteria quali: l’assunzione del figlio di Marco Antolini, partecipe al sodalizio, l’autorizzazione alla installazione di video wall pubblicitari e di dispencer di acqua presso edifici pubblici da parte di ditta riconducibile a Antonino Ziino, partecipe al sodalizio, la sanatoria edilizia della casa abusiva di Luigi Morra, partecipe al sodalizio, la destinazione di un immobile in agro di Campoverde di Aprilia denominato ex farmaceutica acquisito da Antonio Fusco, Fabrizio e Marco Antolini, quest’ultimo partecipe al sodalizio, la partecipazione ai lavori per la costruzione dei parcheggi pubblici di Aprilia ed altri lavori edili appaltati dal comune di Aprilia alle ditte facenti capo a Marco Antolini, Ivan Casentini, tutti partecipi al sodalizio, sebbene accadimenti non verificatisi ad Aprilia dal mese di marzo 2018 e in data antecedente e prossima sino at mese di luglio 2024″.

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