Ieri, 24 giugno, in seno al consiglio comunale, per circa 55 minuti il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Raffaele Latrofa, è stato audito in consiglio comunale di Gaeta. Con toni pacati e decisi il presidente ha sviscerato numeri e cifre, evitando, volutamente parole tabù, quali: petcoke, rinfuse, merci pulverulente, Intergroup.
“Se ne è ben guardato l’ingegnere Latrofa – spiega la consigliera comunale di Formia, Paolo Villa, che ha partecipato all’assise gaetana – a tirare in ballo i reali problemi del porto commerciale; guardingo e accorto a non usare la parola sostenibilità, insieme a economia, ambiente e società civile. Ha fatto un resoconto di questi primi otto mesi di mandato, rabbonendo gli astanti, il sindaco di Gaeta, la sua giunta e i suoi consiglieri comunali con le cifre in euro da investire sul water front della città, con le nuove assunzioni agli uffici di Gaeta dell’ autorità portuale (almeno due unità) e sviscerando i numeri delle crociere di élite o come si dice “crociere boutique” di cui Gaeta dovrà diventarne una città simbolo.
E mi sono immaginata i vips che tra una salita e una discesa dal mega yacht croceristico, assistono alle movimentazioni delle balle di rifiuti, alle benne che si spostano piene di petcoke o di clinker oppure alle tramogge dalle quali si alzano nuvole di fumo e polveri sottili.
In sintesi, sembrava che si parlasse di un altro porto, non di quello commerciale di Gaeta, provando la stessa sensazione avuta alla visione abbiamo della puntata-marchetta-spot-propaganda di Linea Blue, dove banchine e pontili erano tutti tirati a lucido e meravigliosamente allestiti.
Questa operazione di normalizzare ciò che di scandaloso sta avvenendo a Gaeta, ogni volta che arriva e viene scaricata una nave di petcoke e non solo, o ogni volta che si parla di concessione delle banchine in cui si prospetta di consegnare più dei 2/3 delle aree all’azienda Intergroup, e dove la stessa azienda edificherà un capannone di oltre 14mila metri quadrati e silos alti oltre 16 metri, è un’ operazione iniziata da tempo, con la complicità e l’ausilio di diversi enti e istituzioni.
Ricordo a tutti che l’Autorità di Sistema Portuale non è un ente privato ma pubblico, che dovrebbe innanzitutto tutelare il bene pubblico e l’interesse pubblico. Stamattina pur essendoci tante belle parole e pur enunciando ottimi propositi, il bene pubblico è venuto fuori un po’ male.
Il presidente Latrofa nel suo discorso, scorrendo le slide ben fatte, ha parlato persino di legalità, facendo un netto passaggio di un accordo con le prefetture di Latina e Roma per un protocollo di controllo sugli appalti e per prevenire le infiltrazioni criminali.
E qua spero non solo io, ma tutti coloro che erano in aula, abbiamo pensato alI’inchiesta del 2022 portata avanti dai Finanzieri del Gruppo di Formia, durante la quale, al culmine di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Cassino, hanno provveduto a notificare a tre soggetti, due funzionari pubblici dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale e un imprenditore edile, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari riguardanti la regolarità delle procedure relative ai lavori per la messa in sicurezza del porto di Gaeta.
La condotta ipotizzata a carico dei tre indagati è stata quella di concorso nel reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e riguardava l’affidamento di un pubblico appalto del valore di circa € 103.000,00.
L’audizione poi si è arricchita di domande tutte infarcite di complimenti verso il presidente e il suo modus operandi, nessuna domanda l’ha messo in difficoltà, pur glissando su chi gli chiedeva lumi circa le polveri sottili, come il consigliere Matarazzo, il presidente Latrofa ammonendolo, ha detto che “non è bene parlare di inquinamento, asma, bronchiti, cancro e morte” soprattutto se si vuole fare un turismo d’élite, sarebbe auspicabile parlare di arte, cultura e bellezze naturali.
Beh come dargli torto, certo che quei video del petcoke che cola dalla fiancata della nave Ocean Jubilee non sono proprio una bella pubblicità oppure le foto del piazzale nero, con pozze di acqua oleose decisamente non sono proprio un bel biglietto da visita. E allora meglio non parlarne, evitiamo, parliamo di Blue & green economy, in inglese è anche più figo, parliamo di best practice, parliamo di sostenibilità di sistema…ma non parliamo di cose reali, documentate e vere.
Tanto lo abbiamo visto con il servizio di Linea Blue in Rai: basta un drone che riprende tutto dall’alto, una spazzata alle banchine, una bella pettorina gialla che tutto sembra più ecologico, più legale e più bello”.
