Il Comitato Argine interviene con forza per denunciare la situazione di crisi strutturale gravissima che sta travolgendo il comparto agricolo e agroalimentare nella provincia di Latina, ribadendo con fermezza una distinzione fondamentale: la stragrande maggioranza delle piccole aziende agricole e dei produttori locali è una categoria onesta, fatta di persone che lavorano la terra con fatica e dignità.
A subire i danni maggiori sono proprio questi piccoli imprenditori, i quali, schiacciati da una montagna di debiti e ingiustamente tagliati fuori dai mercati e da qualsiasi forma di finanziamento, vedono compromessa anche la propria reputazione a causa dell’ombra proiettata da alcune grandi società milionarie nate ad hoc, le cui dinamiche opache rischiano di macchiare l’immagine dell’intera agricoltura pontina.
Il tessuto economico delle piccole realtà produttive locali è allo stremo: strozzate dai debiti e impossibilitate a competere, rischiano la chiusura o l’acquisizione forzata. Per questo motivo, il Comitato Argine chiede con urgenza di verificare la presenza di eventuali acquisizioni e infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, che sfrutta la disperazione economica degli imprenditori onesti per impossessarsi dei terreni e delle aziende.
Parallelamente, si assiste a una concorrenza commerciale sleale e paradossale: i prodotti locali di qualità, sottoposti a rigidi, rigorosi e costosissimi standard fitosanitari e di tracciabilità, vengono sistematicamente penalizzati o lasciati invenduti, mentre sui mercati e nella grande distribuzione si preferisce massicciamente importare dall’estero prodotti che non sono sottoposti agli stessi severissimi controlli e analisi richiesti alle nostre aziende.
L’opacità e i presunti illeciti si concentrano invece all’interno di alcune specifiche realtà di grandi dimensioni e società milionarie. A partire dal grande scandalo della distribuzione delle risorse pubbliche: i fondi nazionali, i fondi del PNRR e i fondi di coesione sembrano infatti confluire sistematicamente sempre nelle tasche delle stesse aziende e di un cerchio ristretto di grandi società, lasciando tutto il resto del territorio e le piccole imprese completamente a secco, prive di qualsiasi forma di sostegno economico. Di fronte a questo scenario, il Comitato Argine chiede di aprire verifiche approfondite non solo sui beneficiari, ma anche su chi, all’interno delle istituzioni e degli enti preposti, permette e autorizza il flusso costante di questi fondi sempre verso le medesime realtà, indagando apertamente sulle responsabilità di chi omette i doverosi controlli e le verifiche ispettive.
Questo sistema poggia sulla gestione dei fondi europei e della Politica Agricola Comune (PAC), dove esisterebbe un business basato sulla presunta dichiarazione a bilancio o nei fascicoli aziendali di coltivazioni su un numero di ettari di terreno enormemente superiore alla realtà, attestando falsamente di coltivare vastissime estensioni unicamente per incassare milioni di euro. A ciò si aggiunge la gravissima distorsione legata all’utilizzo dei terreni di uso civico e di natura collettiva, inseriti nei conteggi come superfici regolarmente coltivate per fare business, nonostante sia noto che su questi beni della collettività non si potrebbe trarre alcun profitto privato. Un circuito opaco e strutturato che, secondo le segnalazioni, non potrebbe reggere senza presunti punti di snodo e complicità all’interno di alcuni Centri di Assistenza Agricola (CAA), sollevando il forte dubbio che molte di queste grandi realtà siano intestate a semplici prestanomi e teste di legno.
Sotto la lente d’ingrandimento vi è poi la gestione della manodopera proprio all’interno di queste grandi cooperative milionarie. È necessario verificare con la massima severità il reale ed effettivo numero dei dipendenti dichiarati, accertando con precisione se i nominativi segnalati appartengano effettivamente ed esclusivamente a una singola grande cooperativa o se risultino distribuiti in modo fittizio anche su altre strutture, pur non essendo fisicamente presenti o impiegati in esse. Spesso si registrano segnalazioni allarmanti sull’uso distorto dei contratti di bracciante agricolo, impiegati surrettiziamente per coprire attività in settori completamente diversi, come ad esempio nelle aziende edili. Inoltre, anziché utilizzare la manovalanza onesta e radicata sul territorio, si attivano centri di smistamento che fanno arrivare persone dall’estero imponendo a questi immigrati costi esorbitanti per l’ingresso e la regolarizzazione: cifre partite da settemila euro e arrivate, secondo le segnalazioni ricevute, fino a circa ventimila euro, creando una inaccettabile spirale di sfruttamento e ricatto.
Tutto ciò si inserisce in una paralisi istituzionale e giudiziaria intollerabile. Nella provincia di Latina si registrano blocchi e ritardi prolungati di oltre un anno e mezzo nel rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno, lasciando centinaia di persone in un limbo di vulnerabilità, a cui si aggiungono i pesanti rallentamenti accumulati nei procedimenti giudiziari, con sentenze in materia agraria che rimangono pericolosamente sospese e rallentate.
Per queste ragioni, il Comitato Argine chiede con urgenza interventi mirati: verifiche immediate e approfondite da parte degli organi inquirenti per fare luce su chi, nelle istituzioni, permette il flusso continuo di fondi nazionali, PNRR e di coesione per ipotesi sempre alle stesse aziende e chi omette i relativi controlli; accertamenti per verificare se vi siano acquisizioni di aziende da parte della criminalità; controlli capillari sui fascicoli aziendali, sulla veridicità e l’effettiva corrispondenza fisica dei dipendenti dichiarati dalle grandi cooperative, sull’uso anomalo dei contratti agricoli anche nell’edilizia, sugli ettari realmente coltivati, sull’illegittimo sfruttamento dei terreni di natura collettiva e di uso civico per fini di lucro, e sull’effettiva sussistenza di prestanomi in queste grandi società; una verifica rigorosa sull’operato dei Centri di Assistenza Agricola e sui canali di intermediazione legati al business dei permessi di soggiorno e ai pesanti esborsi imposti ai lavoratori; l’adozione di misure straordinarie di sostegno e tutela per le singole aziende agricole, i piccoli produttori e gli agricoltori onesti che rischiano di pagare il prezzo più alto; e infine lo sblocco immediato delle pratiche burocratiche e giudiziarie, dai permessi di soggiorno alle sentenze agrarie, per ripristinare finalmente legalità, giustizia sociale e trasparenza in un territorio troppo spesso ferito.
