PICCHIATA E UMILIATA PRIMA DENUNCIA E POI RITIRA, MA IL PROCESSO PROSEGUE: “IL MARITO LA CHIAMAVA CAGNA”

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Maltrattamenti in famiglia, prosegue il processo a carico di un uomo prima denunciato e poi graziato dal ritiro della querela

Davanti al collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Laura Morselli, si è svolta un’altra udienza del processo per maltrattamenti in famiglia a carico del 40enne N.L. di Latina. L’uomo è accusato di aver soggiogato la moglie con violenze psichiche e fisiche. In un primo momento, il 40enne fu denunciato dalla moglie nel 2019; successivamente, poco dopo, la moglie ritirò la denuncia, ma il procedimento penale è andato comunque avanti essendo perseguibile di ufficio, a prescindere dalla volontà della persona offesa.

Un intervento, quello del legislatore, che è stato opportuno, considerato che sono molti i casi in cui una donna, in un primo momento, denuncia, per poi voler ritirare la stessa denuncia dopo aver subito pressioni esterne o dallo stesso compagno o dall’ambiente famigliare e dei conoscenti.

Oggi, in aula, è stata ascoltata la Presidente di un’associazione con sede a Latina che si occupa di assistere le donne in difficoltà e a cui la vittima del 40enne si era rivolta nel 2019.

Pur tra qualche non ricordo, la Presidente dell’associazione ha spiegato in aula, interrogata dal Pubblico Ministero Simona Gentile, che quasi subito la donna le aveva manifestato l’intenzione di ritirare la denuncia e di essere a conoscenza del fatto che, oggi, la coppia vive di nuovo insieme.

“Manuela (nda: nome di fantasia) subiva violenze psichiche e fisiche. Il marito era geloso e non le permetteva di uscire di casa con le amiche. Manuela era in condizioni di fragilità e si presentò alla mia associazione per parlarmi di quanto stava subendo”.

L’episodio spartiacque fu quando la moglie dell’attuale imputato, difeso dall’avvocato Italo Montini, arrivò a chiedere aiuto all’associazione dopo aver subito l’ennesima violenza: per quanto raccontato dalla Presidente, infatti, la donna aveva il collo rosso dopo un’aggressione del marito. Al che, Manuela fu accompagnata da una volontaria dell’associazione all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e, subito dopo, dalla stessa Presidente alla caserma dei Carabinieri di Latina per denunciare il coniuge.

Il 40enne era solito avere comportamenti violenti nei confronti della moglie e li avrebbe avuto, come raccontata dalla testimone, anche la sua prima coniuge. Al momento, però, come accennato, dopo una terapia di coppia, la donna vive di nuovo con l’imputato insieme ai tre figli minorenni.

Fatto sta che nel 2019, all’epoca dei fatti contestati, anche la Presidente dell’associazione ha ricordato che l’uomo era irruento, dai modi aggressivi, che sarebbero stati manifestati, contro la moglie, anche davanti alla testimone odierna. “Mi ricordo le telefonate, alzava la voce. Utilizzava parole forti tipo cagna e puttana”.

Gli epiteti utilizzati li ricorda in aula il Pm Gentile, riportando cosa aveva riferito a verbale anni prima la stessa Presidente dell’associazione la quale, passato troppo tempo, non riesce a mettere a fuoco tutto. “Cagna, fai schifo, madre di merda, non hai bisogno di uno psicologo ma di un esorcista”.

Successivamente alla Presidente dell’associazione, è stata ascoltata la madre di Manuela che, per ben tre volte, è stata richiamata in aula dal giudice in quanto a rischio di commettere falsa testimonianza. La donna, che ha detto di vivere con la figlia e il marito imputato, ha spiegato confusamente di aver forse sentito dalla medesima figlia di essere stata spinta e per tale ragione finita in ospedale.

La madre della vittima, contrariamente a quanto dichiarato ai Carabinieri che facevano l’indagine negli anni passati, non ricordava un altro particolare. La figlia, infatti, le ha raccontato di essere stata colpita violentemente con un casco sul volto. Quell’episodio fu tenuto nascosto in un primo momento anche dal padre dell’imputato che lo spiegava dicendo che si sarebbe trattato solo di un incidente stradale.

La madre della vittima, ripresa dal giudice, ha dovuto ammettere che il genero, secondo quanto le raccontava la figlia, all’epoca “aveva scatti d’ira e rompeva le cose dentro casa”. Proprio per venire incontro alla testimonianza zoppicante e a rischio di essere un falso, è stato lo stesso avvocato difensore a proporre al Tribunale e al Pm di acquisire i verbali in cui la madre della vittima aveva spiegato i modi violenti dell’attuale imputato, circostanziando gli episodi.

Alla fine dell’udienza, la suocera ha dichiarato che il 40enne è “un padre molto esemplare”, dopodiché l’udienza è stata rinviata al 1 febbraio 2024. Un processo come purtroppo ce ne sono tanti in Tribunale, dove i reati di maltrattamenti in famiglia hanno raggiunto, se non superato, quelli per reati di droga. Processi difficili e resi ancor di più farraginosi quando la denuncia viene ritirata e la salvaguardia della famiglia diventa prioritaria rispetto all’accertamento della verità. È stata la suocera, oggi, in aula, a dare la sensazione di voler derubricare il periodo di violenza con una espressione che vuole dire tutto e niente a un tempo: “Momenti bui”. Tuttavia, la legge percorre un’altra strada.

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