PIANO RIFIUTI LAZIO 2026–2031, EUROPA VERDE: “DA ROCCA UN PIANO CHE RISCHIA DI TRASFORMARE I PROBLEMI IN SISTEMA”

Europa Verde Lazio esprime una netta contrarietà al nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026–2031. “Altro che svolta: il rischio concreto è che questo piano cristallizzi le criticità storiche del Lazio. “Se non si cambia modello, si cambia solo la forma del problema”.

“Il cuore del piano è la cosiddetta “chiusura del ciclo”, costruita soprattutto sul rafforzamento della rete impiantistica. Ma c’è una domanda semplice: se i rifiuti non diminuiscono, quanti impianti serviranno domani? Europa Verde denuncia un’impostazione sbilanciata: si investe su come trattare i rifiuti molto più che su come evitarli: “n sistema che non riduce i rifiuti è un sistema che li rincorre”.

Lo scenario di piano, basato su dati relativi alla produzione dei rifiuti vecchi di tre anni, fissa obiettivi deboli e poco credibili: entro il 2031 si prevede una riduzione del 6% della produzione rispetto al 2023, cioè meno dell’1% annuo, una diminuzione che coincide sostanzialmente con l’andamento tendenziale legato alla stagnazione economica, se non addirittura a una possibile recessione.

Sul fronte della raccolta differenziata, si punta al 72,3% rispetto al 55,4% del 2023: una crescita media del 2,1% annuo, che appare insufficiente a determinare un vero cambio di passo.
Nel 2023, i rifiuti avviati al recupero energetico sono stati 613.658 tonnellate (il 21,4% del totale), di cui 257.520 tonnellate fuori regione. Considerando il limitato aumento previsto della raccolta differenziata, la quantità di rifiuti destinata all’incenerimento è destinata a diminuire.

A questo punto la domanda è inevitabile: a cosa servono 600.000 tonnellate annue di capacità garantite dal nuovo inceneritore, se già oggi il fabbisogno è coperto per il 59% dall’impianto di San Vittore?
Invece di chiudere il ciclo attraverso sistemi orientati al recupero di materia – reimmettendo risorse nel ciclo economico e riducendo la dipendenza da materie prime estere – il Lazio rischia di candidarsi a diventare il polo di incenerimento del Centro Italia.

Il piano si regge, inoltre, su un forte miglioramento della raccolta differenziata a Roma Capitale, un presupposto fragile, il rischio è evidente: l’aumento della pressione sugli impianti e la crescita della tensione sui territori.
Si conferma, inoltre, un ruolo ancora rilevante per le tecnologie di smaltimento.

Europa Verde ribadisce che queste non possono diventare la normalità. “Bruciare o interrare rifiuti non è chiudere il ciclo. È chiudere gli occhi”. Un ulteriore elemento critico è la riduzione da cinque a due degli ambiti territoriali ottimali. Una scelta che, oltre a entrare in conflitto con il principio di prossimità – secondo cui i rifiuti devono essere trattati il più vicino possibile al luogo di produzione – rischia di penalizzare i territori più virtuosi, che potrebbero trovarsi a sostenere il peso delle inefficienze altrui, anche attraverso la localizzazione di impianti e discariche.

La riorganizzazione del sistema e il rafforzamento dell’impiantistica rischiano così di concentrare gli impatti ambientali in alcune aree. In questo quadro resta forte la contrarietà a progetti come la discarica di Aprilia.
“Non esistono territori di serie B. La transizione ecologica non può avere zone di sacrificio”.

Il limite più evidente resta l’assenza di una strategia davvero incisiva sulla riduzione dei rifiuti. Senza strumenti concreti, il sistema continuerà a essere fragile.

Europa Verde Lazio chiede un cambio netto di impostazione: più prevenzione e riduzione, meno dipendenza dallo smaltimento, più investimenti sul riciclo e sulla qualità della raccolta, maggiore equità territoriale.

“L’autosufficienza non si costruisce con più impianti di smaltimento, ma con meno rifiuti, più riciclo e recupero”. Questo piano rischia di non solo di non risolvere il problema, ma di renderlo permanente. Europa Verde Lazio continuerà a contrastare questa impostazione nelle istituzioni e nei territori, costruendo una proposta seria e radicalmente alternativa”.

Così, in una nota, Guglielmo Calcerano e Filippo Treiani, rispettivamente coportavoce Europa Verde Lazio e coordinatore esecutivo regionale Europa Verde Lazio.

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