PESTATA E VIOLENTATA, L’IMPUTATO AMMETTE LE BOTTE MA NEGA LO STUPRO

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Era evaso dal carcere di Latina a giugno scorso, ora è imputato per maltrattamenti ai danni della compagna

Davanti al collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Soana-Velardi-Coculo, si è svolta una nuova udienza che ha ripercorso l’ennesima storia di violenza di maltrattamenti e violenze nei confronti di una donna da parte di un uomo.

Sul banco degli imputati, difeso dall’avvocato Ferretti, un giovane di 22 anni, di nazionalità egiziana, Dahy Ehab Mahrous Abouelela, diventato noto qualche mese fa per essere fuggito dal carcere di Latina domenica 11 giugno e catturato da Squadra Mobille e Polizia Penitenziaria martedì 13 giugno alla fermata del Colosseo sulla Metro B capitolina.

È accusato di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della ex compagna. All’epoca dell’evasione dal carcere, il 22enne si trovava ristretto proprio perché era stato arrestato per questa circostanza (su di lui, per inciso, gravano precedenti anche per rapina e spaccio).

Oggi, 24 novembre, in aula, sono stati ascoltati diversi testimoni della difesa e uno dell’accusa, ossia la ragazza ucraina che ospitò la compagna di Abouelela nel giorno in cui questo avrebbe picchiato e violentato la ex compagna e madre di suo figlio.

Nella scorsa udienza, a ottobre, era stata ascoltata anche la ex dell’imputato, 25 anni, originaria di Roma, che aveva negato di essere stata violentata da Dahy Abouelela, ammettendo però le percosse e i pugni ricevuti in testa, in viso e su altre parti del corpo, al culmine dell’ennesimo litigio in un appartamento in Corso Matteotti, avvenuto per la gelosia del 22enne. La giovane, inoltre, aveva anche dichiarato di ritirare la sua denuncia querela contro il 22enne egiziano per il bene del figlio che hanno avuto insieme, un bambino di 3 anni.

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Oggi davanti al collegio, al Pm Valerio De Luca e all’avvocato difensore Ferretti sono sfilati, come accennato, diversi testimoni. La donna ucraina che accolse la 25enne dopo aver patito le botte dall’imputato ha confermato, con l’ausilio di una interprete, il pestaggio, o meglio gli effetti dello stesso: “Si presentò in casa mia sanguinante”.

Gli altri testimoni della difesa, tra cui due giovani presenti nella casa alla Galleria Pennacchi, hanno confermato gli schiaffi dati dall’imputato alla ex ragazza, mentre la madre di quest’ultima, con la sua testimonianza, ha fatto capire che i rapporti con la figlia sono minimi, tanto che non aveva mai visto la figlia con un occhio tumefatto, né si era interessata sul perché la giovane fosse andata a farsi medicare a Roma. Anche quanto le vengono mostrate le foto della figlia con un occhio nero, la donna dice di non averla mai vista in quelle condizioni e che comunque chiederle spiegazioni sarebbe stato inutile: “È sempre evasiva”.

Ad essere ascoltato anche Dahy Abouelela, presente in aula, ma scortato dagli agenti della penitenziaria essendo ancora ristretto in carcere. Il 22enne ha ammesso di aver picchiato la sua ex compagna, ma ha negato di averla violentata, aggiungendo di non avere avuto rapporti sessuali con lei in quel giorno né nei giorni immediatamente precedenti.

Il processo è stato rinviato al prossimo 20 dicembre, quando accusa e difesa diranno la loro e il collegio si riunirà in camera di consiglio per emettere una sentenza non così banale.

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