PD DI LATINA: QUELLE DIATRIBE A MEZZO STAMPA CHE PUZZANO DI MORTE

Claudio Moscardelli e Enrico Forte
Claudio Moscardelli e Enrico Forte

Il PD di Latina è allo stremo. Capace di perdere alle amministrative 2016 nonostante Maiettopoli e la grande lotta alla criminalità che si attribuisce l’ex senatore Claudio Moscardelli, ora conferma le solite diatribe che animano il partito da almeno un ventennio

Enrico Forte, consigliere comunale e regionale
Enrico Forte, consigliere comunale e regionale

L’amministrazione comunale di Latina si trova ancora una volta alle prese con una crisi di identità” – dice Enrico Forte, il bis-consigliere (comunale e regionale). Dunque il problema è di identità per Damiano Coletta, detto da uno il cui partito ne ha almeno una decina, e nessuna di esse è di sinistra, pur avendo ancora parte dell’elettorato che crede di votare Berlinguer, il cinema e la letteratura de sinistra, la kefiah e il “noi siamo acculturati, gli altri trogloditi”, quando si reca alle urne. Ovviamente pie illusioni che fanno anche un po’ tenerezza per i poveri elettori un po’ chic e pure radical (sempre di meno, per fortuna), anche perché alla fine si ritrovano in consiglio la Zuliani o Cozzolino che di sinistra hanno al massimo la mano e il piede.

Forte vuole stare con Coletta, anche se solo una settimana fa, con Moscardelli, aveva firmato una nota in cui diceva che non avrebbe sfiduciato il sindaco di Latina perché gli altri, quelli di Lega e Fratelli d’Italia, erano brutti, sporchi, cattivi e scambisti di voti. Tanto da generare lo sdegno di Calandrini che in effetti ha ragione: quando dovevate dirlo a Maietta stavate zitti (pensa il senatore), ora che ce lo siamo tolti dalle scatole (grazie alla magistratura, continua a pensare Nicola) dite al mio partito che ha rapporti con i clan. Il che è ancora da vidimare, mentre i rapporti di Maietta con gente perbenino come Cha Cha, Viola, Agostino Riccardo erano certificati e noti.

Claudio Moscardelli, ex senatore
Claudio Moscardelli, ex senatore

Adesso Forte, passato qualche giorno dalla lettera con il suo “amico” Moscardelli, vuole proprio essere organico a Coletta e più che un endorsement sembra un dispetto all’altra parte pidina. Senza contare che, di fatto, in Giunta sono già incorporati pezzi di PD tanto che metà di essa ha appoggiato Nicola Zingaretti in una consultazione interna di partito, ossia quando c’era da eleggerlo Segretario dei Democratici. Un suicidio assistito per il consenso di Coletta: tanto da far incazzare definitivamente quella buona parte del 75% di elettori di centrodestra che lo elesse al ballottaggio nel 2016. 

A stretto giro di posta, dopo che Enrico Forte ha teso la mano a Coletta, è arrivato il Reggimento cavalleggeri di Moscardelli, segretario provinciale, e Alessandro Cozzolino, segretario comunale (in realtà al massimo un cocchio con un somarello a trainare i due): “Il Pd è all’opposizione della giunta Coletta e sta lavorando ad un progetto alternativo all’attuale esperienza amministrativa e rispetto alla destra che ha governato in modo disastroso fino a tre anni fa. Non si torna indietro. Altre posizioni diverse rispetto alla giunta Coletta sono a titolo personale e non rappresentano il Pd, non impegnano il partito e sono incompatibili“.

Tina Anselmi, partigiana e parlamentare. Fu Presidente della Commissione d'inchiesta parlamentare sulla P2
Tina Anselmi, partigiana e parlamentare. Fu Presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sulla P2

Ora, a parte il progetto alternativo che non hanno, viene il dubbio che un elettore medio di fronte a questo scenario si trovi molto spaesato e vada da uno psicologo, chiedendo l’assistenza domiciliare: c’è un centrodestra che ha le stesse facce che si sono incipriate con Salvini oppure con gli errori madornali dell’amministrazione Coletta; c’è un PD che prima appoggia Coletta quando era considerato, a tornata elettorale 2016 conclusa, un misto tra De Gasperi, Tina Anselmi e i Fratelli Rosselli, poi lo molla perché qualcosa si rompe quando devono eleggere il Presidente della Provincia (lo voleva fare Coletta ma il PD moscardelliano chiedeva assessorati in cambio), quindi gli fa opposizione tanto che la Zuliani si scaglia contro il Sindaco, la Iovinella, la Briganti ecc. quasi questi fossero Di Giorgi, Maietta e Malvaso (e infatti quando c’erano loro non lo ha fatto), alla fine in completa confusione da gender si divide tra moscardelliani puntuti a dire che loro governeranno la città (lo dicono da una èra geologica e intanto si sono estinti i dinosauri) e Enrico Forte, regionale e più vicino a Zingaretti il quale, da Roma, ha prestato due assessori a Coletta (Proietti e Di Francia).

Insomma un bel papocchio per l’ancien regime che sognava, considerata l’impopolarità di Latine Bene Comune, di contendersi al ballottaggio un bel ritorno all’ordine: da una parte il centrodestra, dall’altra il centrosinistra, come ai bei tempi della Seconda Repubblica.
Chi vivrà vedrà. Quello che è certo è che il ricambio della classe dirigente è assente (c’è qualcuno che sgomita nei partiti citati, ignaro di essere soffocato nella culla), la città è coerente tanto era sgarrupata prima quanto lo è ora, il tasso di egocentrismo politico è evidente.
Ai funerali vuol essere il morto, ai matrimoni la sposa“, diceva Leo Longanesi di Curzio Malaparte. Due giganti, mentre qui si vedono solo nani…e morti per giunta.

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